Spaccato
sociale e dramma familiare sono i fili conduttori di questo
delicato film della regista cinese Li Yu. All’interno
di case fatiscenti, muri scrostati e strade umide, i sentimenti
e le sofferenze pullulano. La protagonista Xiao Yun si trova
ben presto a fare i conti con la sua condizione di donna nella
patria di Mao. Solo sedicenne rimane incinta di un compagno
di scuola. Vittime delle rigidità sociali cinesi, saranno
additati ed espulsi pubblicamente dalla scuola. Abbandonata
dal ragazzo, Xiao sarà costretta a dare il figlio in
adozione.
Gli anni passano, Xiao diventa una donna che si porta addosso
tutto il peso del passato, poiché ancora oggi continua
ad essere additata. Ed il suo cuore è triste, diffidente
e rancoroso. Divenuta cantante in una compagnia teatrale, vive
in solitudine e con diffidenza in mezzo alla gente. Pochi slanci
emotivi caratterizzano le sue giornate. Anche sua madre non
le ha più dimostrato affetto. Bella e ambita, non riesce
a trovare sentimenti veri in nessuno. Fino a quando non appare
nella sua vita un ragazzino che vive al di là del fiume,
le si avvicina, le tiene compagnia, a suo modo la difende e
la ama, con la naturalezza e il candore che si può avere
a dieci anni. Ma il passato non si cancella. Additata ancora
come una ragazza facile, dopo un matrimonio fallito decide finalmente
di andarsene.
La delicatezza della regista risiede proprio nella capacità
di donarci squarci di vita quotidiana veritieri e poetici. Brave
le interpreti (praticamente un cast al femminile), bella la
regia, sobria ed efficace. Un bell’esempio di quel cinema
asiatico che sta guadagnandosi un posto di tutto rispetto nel
panorama cinematografico e che ampio spazio ha avuto alla 62a
Mostra del Cinema di Venezia. [sara
lucarini]
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