Hollywoodland
id.
Regia
Allen Coulter
Sceneggiatura
Paul Bernbaum
Fotografia
Jonathan Freeman
Montaggio
Michael Berenbaum
Scenografia
Patrick Banister
Costumi
Julie Weiss
Musica
Marcelo Zarvos
Produzione
Back Lot Pictures,
Focus Features
Interpreti
Adrien Brody, Diane Lane, Ben Affleck, Bob Hoskins,
Robin Tunney, Joe Spano, Molly Parker, Dash Mihok
Anno
2006
Genere
thriller
Nazione
USA
Durata
126'
Distribuzione
Buena Vista
Uscita

Alla fine degli anni Cinquanta, esattamente dieci anni dopo il ritrovamento del cadavere smembrato di Elisabeth Short, per tutti e per sempre la Dalia Nera, un’altra vicenda avvolta nel mistero ha scosso l’opinione pubblica americana: il presunto suicidio dell’attore George Reeves, famoso per aver impersonato Superman nella omonima serie televisiva. Reeves viene trovato cadavere nella sua villa ad Hollywood il 16 giugno del 1959. I fan sono sconvolti. La sua fidanzata, l’attricetta Leonore Lemmon, un po’ meno. La madre, che non crede al suicidio, assolda il detective Louis Simo perché conduca al più presto delle indagini private. Simo scoprirà sulla propria pelle che nel mondo (del cinema) niente è come appare…
Dopo The Black Dahlia di De Palma, il festival di Venezia si tinge di nuovo di nero. Hollywoodland è l’ennesimo esempio di noir. Un noir classico. Ancor più classico di quello di De Palma. Che segna l’esordio di uno dei tanti registi della serie culto della tv americana I Sopranos. Non sorprende dunque una certa accuratezza nella ricostruzione d’epoca, un certo gusto per quello stropicciamento dei caratteri che caratterizza da sempre questo genere e nel complesso una buona confezione. Ma non sorprende neppure una certa piattezza di regia che avvicina il film ai reportage polizieschi di ricostruzione degli eventi con tanto di triplice ipotesi finale che vanno per la maggiore in questo periodo in tv. Non è certo un film d’atmosfera questo Hollywoodland nonostante ci si ostini a rendere il più possibile cupo un mondo che cupo lo è già di per sé. Per tradizione. Per stile. Per natura. Poco interessa, se esplorato in questi termini, l’universo emozionale di un divo in declino. Solo abbozzato il quadretto che si cela dietro l’anima di un artista. E poco intrigante l’ombra di corruzione che affligge la natura di questa umanità. Un’umanità piccola, fragile, quasi banale nella sua caparbia ricerca di successo. Successo sullo schermo, in amore, nella vita. Un successo che tarda a venire per tutti. Per un attore in attesa di riscatto. Per una donna fremente di passione. Per un uomo che sta perdendo l’affetto del figlio. Ma come ci insegna la lezione del buon vecchio Chandler ad Hollywood, e un po’ ovunque direi, verità e giustizia fanno fatica ad incontrarsi.
[marco catola]