Malek,
un topografo che conduce una vita quasi da recluso, cede alle
pressioni dell'amico Lakhdar e accetta un lavoro in una regione
dell'Algeria occidentale. Quando arriva al campo base trova
la squadra decimata dai fondamentalisti. Un giovane pastore
lo osserva da lontano; diversi uomini, alcuni dei quali armati,
si avvicinano e iniziano a interrogarlo sulla sua presenza
in quel luogo. Questi contadini, un tempo fuggiti dal territorio
islamico, hanno deciso di far ritorno al proprio villaggio.
Al crepuscolo giunge una pattuglia della polizia locale per
un controllo di routine e una volta che questa se n'è
andata, gli abitanti del villaggio invitano Malek a una festa
improvvisata. Durante la notte si sentono delle esplosioni.
All'alba Malek inizia i primi rilevamenti topografici, esamina
l'area circostante e fa le sue misurazioni, calcolando le
distanze. La notte seguente il suo sonno viene nuovamente
disturbato da violente esplosioni. Il mattino successivo Malek
scorge una folla di persone lungo i confini del campo minato
e, di ritorno al campo base, scopre una giovane donna nascosta
in un angolo del rifugio sahariano: si tratta di un'africana
che rifiuta di rivelare il proprio nome. Giunto al sito, Lakhdar
scopre che sia la donna che Malek sono spariti. I due fuggiaschi
si dirigono a nord, verso il confine col Marocco. Seguono
la strada per raggiungere l'enclave spagnola di Mellila, ma
la giovane donna non vuole fuggire in Europa: esausta e desiderosa
soltanto di poter ritornare a casa, indica col dito l'itinerario
sulla mappa di Malek, tracciando un'interminabile diagonale
che conduce a sud-est, una linea lunghissima che segna la
strada per il Ciad, per il deserto, per un punto dove potersi
eclissare insieme.
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