“Basterebbe
non amarsi e i legami fra le persone sarebbero più semplici.
Basterebbe non amarsi.”
Alan, Angel, Belle tre anime in pena in quel grande oceano tempestoso
che è l’amore. Alan e Bele si amavano tanto tempo
fa. Oggi Alan è fidanzato con Angel che è la migliore
amica di Belle. Un gioco amoroso condito da lasciate e riprese,
di tradimenti e perdoni, di promesse fatte e mai mantenute.
Wang Ming-Tai aiuto regista di Tsai Ming-Liang per The
River e Che ora è laggiù,
mette in scena un piccolo melodramma amoroso in cui i personaggi
vivono in una dimensione di perenne perduto amor, in un viaggio
autodistruttivo tra le emozioni più assolute dell’animo
umano. L’amore è una tortura, un gioco al massacro
in cui nessuno può uscire vincitore, una degenerazione
dei sentimenti che sfiora l’autodistruzione compiaciuta.
Una fotografia dai toni accesi e pastello che ricordano Wong
Kar-Wai, un uso espressivo quasi narrativo delle musiche ed
una macchina a mano che circonda letteralmente i personaggi
scavando nelle loro anime dannate e confuse.
Presentato a Venezia nella sezione collaterale delle Giornate
degli autori, Falling... in Love
tiene lo spettatore avvinghiato alle vicende di personaggi talmente
estremi in cui è difficile identificarsi completamente,
che nonostante un finale che tarda troppo a chiudersi lascia
il segno nel cuore e nella mente.
[fabio melandri]
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