Avere
trent’anni oggi. Un’età ambigua, incerta,
mutevole. Non hai ancora la maturità dei quaranta ma
neppure l’incoscienza dei venti. E’ una fase di
transizione. Dovresti essere già arrivato. Un lavoro,
una famiglia, un posto nella società. Per Nina, Brigitte,
Alex, Nicole e Carmen, amiche di vecchia data che si ritrovano
nella loro città natale per celebrare il funerale del
loro professore delle superiori, la soglia dei trenta non
è un traguardo. Sono passati 14 anni dall’ultima
volta che si sono viste. Da allora ne sono cambiate di cose.
Le loro strade si sono separate. Nina è incinta e disoccupata.
Brigitte insegna a scuola. Alex lavora all’ufficio di
collocamento. Nicole è una detenuta in libera uscita.
Carmen fa l’attrice. Le accomuna soltanto la mancanza
di un uomo. Nessuna di loro è sposata, nessuna di loro
ha una compagno, nessuna di loro è innamorata. Gli
uomini non esistono nel loro universo. Si riducono a semplici
incontri casuali (alla stazione, al matrimonio, in discoteca).
Non fanno parte della loro vita. Fallen
è davvero un film tutto al femminile. Cinque donne
e basta. In una dimensione quasi partenogenetica. Con i loro
sogni andati in frantumi. Con le loro passioni sbiadite nel
tempo. Con le loro ferite non ancora rimarginate. Una morte,
quella del loro professore preferito, le ricongiunge ad una
nuova vita, ad un nuovo inizio nelle loro relazioni. Sul viale
dei ricordi c’è anche spazio per andare oltre
i rancori. L’amore per lo stesso ragazzo di cui non
ci ricorda neanche più il nome, il trauma dell’aborto,
la dipendenza dalla droga, l’insoddisfazione personale.
Tutte condizioni del loro modo di essere ieri che non corrisponde
più al loro modo di essere di oggi. Ma nella crescita
forzata anche i sogni, le speranze, le aspettative si sono
persi per strada. Nessuna di loro sembra felice. Nessuna sembra
soddisfatta di quello che è oggi. La presa di coscienza
dei propri fallimenti può essere però punto
di partenza per riscoprire l’amicizia.
Due film in uno in realtà. Il primo in superficie con
una trama semplice e diretta, il secondo in profondità,
nascosto dal primo, pronto ad emergere ma gradualmente assecondando
i tempi dell’emotività dei suoi personaggi. Tutto
cresce lentamente, attraverso il dialogo, gli sfoghi, gli
attriti. Al di sotto della superficie freme la tensione. L’utopia
di ieri non è diventata la realtà di oggi. E
questo fa male. Ma non impedisce di affrontare il mondo con
occhi diversi. Consapevoli di aver tradito i propri ideali
ma capaci ancora di sognare. [marco catola]