Falling
Fallen
Regia
Barbara Albert
Sceneggiatura
Barbara Albert
Fotografia
Bernhard Keller
Montaggio
Karina Ressler
Scenografia
Katharina Wöppermann
Costumi
Veronika Albert
Suono
Dietmar Zuson, Andreas Kopriva
Produzione
Coop99 Filmproduktion
Interpreti
Nina Proll, Birgit Minichmayr, Ursula Strauss,
Kathrin Resetarits, Ina Strnad
Anno
2006
Genere
drammatico
Nazione
Austria
Durata
88'
Distribuzione
Lady Film
Uscita

Avere trent’anni oggi. Un’età ambigua, incerta, mutevole. Non hai ancora la maturità dei quaranta ma neppure l’incoscienza dei venti. E’ una fase di transizione. Dovresti essere già arrivato. Un lavoro, una famiglia, un posto nella società. Per Nina, Brigitte, Alex, Nicole e Carmen, amiche di vecchia data che si ritrovano nella loro città natale per celebrare il funerale del loro professore delle superiori, la soglia dei trenta non è un traguardo. Sono passati 14 anni dall’ultima volta che si sono viste. Da allora ne sono cambiate di cose. Le loro strade si sono separate. Nina è incinta e disoccupata. Brigitte insegna a scuola. Alex lavora all’ufficio di collocamento. Nicole è una detenuta in libera uscita. Carmen fa l’attrice. Le accomuna soltanto la mancanza di un uomo. Nessuna di loro è sposata, nessuna di loro ha una compagno, nessuna di loro è innamorata. Gli uomini non esistono nel loro universo. Si riducono a semplici incontri casuali (alla stazione, al matrimonio, in discoteca). Non fanno parte della loro vita. Fallen è davvero un film tutto al femminile. Cinque donne e basta. In una dimensione quasi partenogenetica. Con i loro sogni andati in frantumi. Con le loro passioni sbiadite nel tempo. Con le loro ferite non ancora rimarginate. Una morte, quella del loro professore preferito, le ricongiunge ad una nuova vita, ad un nuovo inizio nelle loro relazioni. Sul viale dei ricordi c’è anche spazio per andare oltre i rancori. L’amore per lo stesso ragazzo di cui non ci ricorda neanche più il nome, il trauma dell’aborto, la dipendenza dalla droga, l’insoddisfazione personale. Tutte condizioni del loro modo di essere ieri che non corrisponde più al loro modo di essere di oggi. Ma nella crescita forzata anche i sogni, le speranze, le aspettative si sono persi per strada. Nessuna di loro sembra felice. Nessuna sembra soddisfatta di quello che è oggi. La presa di coscienza dei propri fallimenti può essere però punto di partenza per riscoprire l’amicizia.
Due film in uno in realtà. Il primo in superficie con una trama semplice e diretta, il secondo in profondità, nascosto dal primo, pronto ad emergere ma gradualmente assecondando i tempi dell’emotività dei suoi personaggi. Tutto cresce lentamente, attraverso il dialogo, gli sfoghi, gli attriti. Al di sotto della superficie freme la tensione. L’utopia di ieri non è diventata la realtà di oggi. E questo fa male. Ma non impedisce di affrontare il mondo con occhi diversi. Consapevoli di aver tradito i propri ideali ma capaci ancora di sognare.
[marco catola]