Se ci
si dovesse affidare alle prime immagini di Encarnacao
do demonio, che mostrano la scarcerazione di un vecchio
assassino ormai appesantito dall’età e quasi
ridicolo nel suo aspetto anacronistico non si darebbe un euro
a quest’horror fuori tempo massimo.
Ma se si va oltre le apparenze e si guarda più in profondità
dritto negli occhi di questo “mostro” allora sarà
impossibile non rivalutare un’opera che, a distanza
di quarant’anni (tanti quanti quelli passati in prigione
dal malefico protagonista) prosegue il racconto esattamente
a partire dal punto in cui si era interrotto.
Encarnacao do demonio va, infatti,
a concludere una trilogia iniziata nel 1964 con A
meia note levarei sua alma e proseguita nel 1967 con
Esta noite encarnarei no teu cadaver.
José Mojica Marins, allora ed oggi ne è sempre
regista e interprete. Ormai settantenne, Mojica Marins ha
decisamente perso l’inquietante fascino giovanile dei
primi film, peraltro qui riproposti in brevi frammenti per
rievocare lo sconcertante passato che dia un senso logico
all’attuale processo narrativo. Anzi con faccione tondo,
mantello e bombetta incute poca paura e può indurre
al sorriso. Ma la lucida coerenza nel portare avanti la filosofia
di Ze do Caixao, il suo sadico e mefistofelico alter ego,
non può che sorprendere.
Lontano anni luce dagli horror politically correct di stampo
hollywoodiano Encarnacao do demonio
mostra senza ritegno di tutto di più assuefacendosi
al gusto anarcoide e grottesco del suo estremo demiurgo. Occhi
strabuzzati dalle orbite, cuori trafitti, pelli dilaniate,
cervelli asportati, torture sessuali, piogge di sangue, bocche
cucite, corpi crocifissi, testicoli mangiati, scalpi strappati.
In un crescendo vorticoso di delirio incontrollato. Un grandguignol
d’altri tempi che rimane ligio allo spirito originale.
Incredibilmente distribuito dalla 20th Century Fox. [marco
catola]