Everlasting Regret
Changhen ge
Regia
Stanley Kwan
Sceneggiatura
Elmond Yeung
Fotografia
Huang Lian
Montaggio
Wiliam Chang Suk-ping
Musica
Anthony Wong
Interpreti
Sammi Cheng, Tony Leung Ka-fai, Hu Jun, Daniel Wu, Huang Jue, Su Yan
Anno
2005
Durata
120'
Nazione
Cina/Hong Kong
Genere
drammatico
Distribuzione
Stanley Kwan confeziona un melodramma che attraversa 40 anni di storia cinese: la salita al potere di Mao, la malavita, le difficoltà economiche. La protagonista è Quoian, ragazza ribelle e ambita. Diventata Miss Shangai a 16 anni, la sua vita sarà un percorso altalenante di successi, lusso, povertà e solitudine. Molto corteggiata dagli uomini, sarà però sempre puntualmente abbandonata. Dapprima diventa la compagna di un boss malavitoso, che con gli sconvolgimenti politici sarà costretto a scappare. In seguito verrà abbandonata dal figlio di un ricco possidente, che si trasferisce ad Hong Kong e non le farà avere mai più sue notizie. La lascerà sola a crescere una figlia, fino a quando, alla soglia dei 50 anni, la travolge una nuova passione per un giovane, che, in un momento di apertura politica e di rivoluzione placata, partirà a sua volta.
La storia cinese, che influenza e muove gli eventi, resta sempre sullo sfondo, evocata e mai mostrata. È come se la protagonista incarnasse la storia stessa con la sua instabilità, come se la sua vita fosse il riflesso attraverso il quale leggere gli avvenimenti storici. C’è il parallelismo tra l’instabilità emotività di Quoian e quella della sua città: Shangai rimarrà sempre uguale, saranno le persone che le ruotano intorno a subire mutamenti.
Le vicende si svolgono solo in interni. Le case, i locali, accompagnano gli stati d’animo e le fasi delle rispettive vite. Quian è fondamentalmente una donna libera, ribelle, passionale e, tutto sommato, moderna ed attuale, ma la regia non trasmette tutto questo.
Una bellissima messinscena, tutta giocata sui chiari scuro, sulle sfumatura delicate e uno stile impeccabile non bastano a riscaldare e a valorizzare la passionalità e i sentimenti, di cui questa storia è intrisa. Anzi, la perfezione delle inquadrature raffredda in un certo senso le immagini fin troppo patinate, le cristallizza senza donare loro dinamicità e spessore. La passione resta fuori insieme alla storia. Un’opera stilisticamente perfetta, carente di slanci emotivi che appassionino, ma che dal punto di vista estetico risulta molto affascinante.
[sara lucarini]