La roba
Brick
Regia
Rian Johnson
Sceneggiatura
Rian Johnson
Fotografia
Steve Yedin
Scenografia
Jodie Tillen
Musica
Nathan Johnson
Interpreti
Joseph Gordon-Levitt, Lukas Haas, Nora Zehetner,
Matt O’ Leary, Emilie de Ravin, Scott Fleiss
Anno
2005
Durata
109'
Nazione
USA
Genere
drammatico
Distribuzione

In un campus universitario della California del Sud, Brendan, studente solitario e schivo, riceve una telefonata allarmante dalla sua ex fidanzata e poco dopo la ritrova cadavere all’imbocco di una galleria. Brendan, ancora innamorato della ragazza, cerca di risalire alle cause degli eventi sulla base dei pochi e misteriosi indizi di cui dispone e mettendo sotto indagine tutta la variegata fauna del college, coacervo di personaggi tanto bizzarri quanto pericolosi e specchio del crudele mondo che sta al di là dei suoi confini.
Brick è un noir moderno che decostruisce e rielabora le regole del genere hard-boiled distanziandosi dalla sua tipica iconografia (il detective col cappello, la femme fatale che fuma col bocchino, il cattivo violento e crudele) e ambientando l’azione in un campus, luogo simbolo dell’identità teenager americana abusato dalla cinematografia horror e non solo. Ma il linguaggio letterario hardboiled rimane immutato. E’ più una scelta estetica se vogliamo che contenutistica. La storia in effetti ripropone un po’ gli stilemi del dramma metropolitano e giovanile tra amore, tradimento e spaccio di droga. Una sorta di detective story alla Dashiell Hammet. Tutto però è applicato al mondo di oggi. Brendan è una sorta di detective solitario e stropicciato a metà tra il Marlowe di Chandler e il Bogart di Il mistero del falco (chiaramente non porta l’impermeabile e non fuma ma ha gli occhialetti e odia tutti). Ma poi ci sono l’amico del cuore, “Brain”, che è fidato e cervellone, la ex-ragazza pura ma con qualche scheletro nell’armadio, la femme fatale ricchissima e ambigua, lo scagnozzo violento e irascibile, “Tug”, e il genio del male, “The pin”, claudicante ed elegantissimo.
Un film d’atmosfera assolutamente non classico. Un film di silenzi, allusioni, bisbigli, frasi spezzate, giochi di parole. In un mondo senza adulti. E pieno di immensi vuoti
. [marco catola]