Black Block
id.

Anno 2011

Nazione Italia

Genere documentario

Durata 76'

Uscita 15/09/11
home video

distribuzione
FANDANGO

Regia
Carlo A. Bachschmidt
Sceneggiatura
Carlo A. Bachschmidt
Fotografia
Stefano Barabino, Harald Erschbaumer
Montaggio
Alessandro Pantano
Scenografia
-
Costumi
-
Musica
Francesco Cerasi
Produzione
-
Interpreti
Ulrich Reichel
Lena Zuhlke
Niels Martensen
Mina Zapatero
Michael Gieser

 

Per raccontare una storia va bene un film, ma per mostrare la Verità serve un documentario. Sembra questo il pensiero dominante di una bella fetta di cinema contemporaneo, che coinvolge vecchi giganti e nuove leve, cineasti navigati e impavidi cavalcatori dei media. Carlo A. Bachschmidt, già consulente tecnico responsabile del Genoa Legal Forum, ha deciso di raccontare il G8 del 2001 attraverso le esperienze di alcuni manifestanti tedeschi, inglesi e spagnoli brutalmente malmenati nella tristemente celebre scuola Diaz e poi altrettanto violentemente interrogati e rinchiusi nel carcere di Bolzaneto.
Il film ripercorre quei giorni seguendo il flusso delle parole dei protagonisti, attraverso stati d'animo che passano dalla commozione all'ironia, per terminare sempre nello sgomento e nell'indignazione nei riguardi del comportamento tenuto dalla polizia italiana. A dieci anni di distanza, nessuno di loro ha trovato una giustificazione a tutto quell'odio, ma ognuno ha intrapreso una propria personale traiettoria di protesta.
Per poter passare dall'ambito della cronaca a quello della storia non c'è una cifra esatta, ma dieci anni forse non sono abbastanza. D'altronde proprio per questo, alcuni scrittori latini escogitarono lo stratagemma di raccontare la storia greca per massacrare gli avversari politici a loro coevi, tanto grande era il timore di affrontare di petto argomenti troppo scottanti. Qui l'approccio è decisamente opposto: la versione dei fatti è evidente ed ha un colore ben preciso.
È vero che esperimenti recenti di cronaca super partes come il controverso “Silvio forever” di Roberto Faenza hanno lasciato comunque a bocca asciutta detrattori ed estimatori nella stessa misura, ma raccontare da un solo punto di vista non sembra una soluzione. Vedere le immagini di una città messa a ferro e fuoco, di vetrine frantumate, di auto incendiate e non provare mai a chiedersi se all'interno di un movimento così multiforme come quello no-global ci possa essere qualche colpa o debolezza è un atto di presunzione troppo grande. Sicuramente serve ancora tempo e il giusto distacco per raccontare con la dovuta completezza la nostra storia recente, intanto tra le tante utopie che il nuovo millennio sta mettendo in soffitta, forse l'obiettività è una delle poche a meritare una seconda chance.
[emiliano duroni]