Attente
id.
Regia
Rashid Masharawi
Sceneggiatura
Rashid Masharawi
Fotografia
Jacques Besse
Montaggio
Jacques Witta
Musica
Reg Music Factory
Interpreti
Haron Sufyan, Abdassalam Saade, Huda Almasri
Anno
2005
Durata
90'
Nazione
Francia/Palestina
Genere
drammatico
Distribuzione
Si può parlare della tragedia palestinese rifuggendo i luoghi comuni di troppa propaganda di parte e trattando il dolore di un popolo evitando, se non in maniera periferica e mediata, le solite immagini di morti ammazzati e giovani armati di pietre contro i blindati israeliani?
Rashid Masharawi, nato a Gaza e regista “militante” della causa palestinese (Haifa, Ticket to Jerusalem, Arafat My Brother) mette in scena la lotta di resistenza di uomini e donne divisi dalle circostanze della storia ma ancora legati da un forte quanto invisibile senso di appartenenza ad uno Stato che non c’è. Descrive attraverso volti, voci, storie l’attesa quasi messianica del Giorno della Riunificazione del popolo palestinese sotto un unico Stato in un unico Territorio. Un film, girato in reali campi profughi sparsi in quella vasta regione geografica denominata Palestina, utilizzando attori presi per la strada; profughi nella vita come nella fiction, che lasciano la loro impronta di orgogliosa e fiera dignità.
Prima di lasciare definitivamente la Palestina per trasferirsi all’estero, il regista Ahmad accetta un ultimo lavoro: effettuare le audizioni per il Nuovo Teatro Nazionale Palestinese in costruzione a Gaza con i fondi della Comunità Europea. Un viaggio tra i campi profughi palestinesi di Siria, Giordania e Libano insieme alla giornalista Bissan ed al cameraman “Lumière” in una grande prova generale di una messa in scena della Palestina che tarda troppo ad arrivare, sempre in bilico sull’orlo del fallimento – come i lavori per la costruzione del teatro -. Una ricerca di normalità e veridicità che il regista sottolinea attraverso uno stile documentaristico, calibrando alla perfezione il climax emotivo del film, con un alternanza di momenti drammatici – come dimenticare le immagini reali di quel padre e figlio che tentano invano di proteggersi dietro un muretto una volta trovatisi in mezzo ad uno scontro a fuoco - a momenti più leggeri – i provini con la richiesta di rappresentareil tema dell’attesa – che lo rendono un opera capace di far breccia nella mente e nel cuore dello spettatore occidentale ed in particolare europeo chiamato più volte in causa attraverso i suoi organi rappresentativi come interlocutore imparziale ed alleato nella lotta alla risoluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese.
[fabio melandri]