Sul piccolo palcoscenico del Teatro Studio Uno a Roma va in scena la precarietà del cuore.

Appese a un filo” ovvero “Come risolvere in due problemi che da solo non avresti” è un monologo, recitato e in parte cantato, che racconta le difficoltà quotidiane di trovare, coltivare, mantenere e difendere il sentimento dell’amore. Come un filo di Arianna, una ricerca che dalla contemporaneità di oggi si sposta lentamente nel passato fino agli anni Trenta, attraverso la voce e la presenza scenica di Maria Antonia Fama (co-autrice del testo), coadiuvata dalla discreta presenza di Alessandro Di Somma, protagonista dello stesso tema ma dal punto di vista maschile (Cuori monolocali prossimamente sul medesimo palco).Il pubblico apprezza la recitazione fortemente accentata, sopra le righe della protagonista; meno chi scrive.
La recitazione non è supportata a dovere da un testo che crea molti spunti, alcuni curiosi e divertenti, senza però mai svilupparne in maniera autoctona ed originale: la reiterazione di situazioni, una recitazione che sottolinea il testo in maniera sin troppo evidente, al punto da diventare fastidiosa e l’insistita mancanza di leggerezza, fanno sì che lo spettacolo venga molto apprezzato da un pubblico “bendisposto”, meno da chi cerca anche nei piccoli palcoscenici tracce di novità, sperimentazione o semplice divertimento.

TitoloAppese a un filo/Cuori monolocali
RegiaVelia Viti
InterpretiMaria Antonia Fama, Alessandro Di Somma
Anno2014
Generecommedia
In scenaTeatro Studio Uno