Ejforija
id.
Regia
Ivan Vyrypaev
Sceneggiatura
Ivan Vyrypaev
Fotografia
Andrei Najdenov
Montaggio
Igor Malahov
Scenografia
Jurij Harikov
Costumi
Jurij Harikov
Suono
Kirill Vasilenko
Produzione
Pervoe Kinopartnerstvo
Interpreti
Polina Agureeva, Maksim Ušakov, Mihail Okunev, Zoja Zadorožnaja,
Vjaceslav Kokorin, Madlen Džabrailova, Maksim Litovcenko
Anno
2005
Genere
drammatico
Nazione
Russia
Durata
75'
Distribuzione
Uscita

Ejforija: un indescrivibile senso di eccitazione e aumento delle percezioni. Questo è il significato che il regista ha trovato su un dizionario di psicologia. E questo è più o meno il sentimento che Vera e Pasha si ritrovano a provare. Proprio quell’euforia che solo gli innamorati riescono a vivere. Si sono visti solo una volta ma i loro occhi si sono incontrati e non si sono mai più lasciati. E’ qualcosa che non possono controllare. Né tantomeno spiegare. Un amore cronico il loro. Non possono vivere l’uno senza l’altra, neppure respirare lontani l’uno dall’altra. In una simbiosi quasi gemellare. Si percepiscono a distanza. Attraverso le pareti, l’aria, la terra. Si amano ma non possono godere dei frutti del loro amore. Lei è sposata ad un altro con cui ha pure una bambina. E allora che fare? Fuggire seguendo il proprio istinto o restare e vivere una vita che non gli appartiene? Il loro amore è un dono sacro ma forse nessuno dei due è pronto per riceverlo appieno. E’ come se inconsciamente nuotassero contro corrente quando il fiume è in piena. Il loro magnetismo cosmico non li salverà dalla tragedia. Nessuno li ha istruiti su come si ama e come ci si lascia amare. Non sono in grado di far collimare l’intensità dei sentimenti che provano con l’euforia di cui sono preda. Sono sospinti irresistibilmente l’uno verso l’altra come due calamite. Sono quasi due bambini più che due adulti. Avvolti nel meraviglioso universo della steppa russa. Piccole figurine al centro di una natura immensa e selvaggia. Intorno scorre il Don, inesorabile testimone della loro silenziosa passione. Dinamica di una coppia dunque con terzo incomodo, il marito. Un incidente alla figlioletta di lei permette alla neocoppia di scappare. Perché non c’è legame, neppure quello che lega una madre alla figlia, talmente forte da spezzare la catena che unisce Vera e Pasha. Una madre qualsiasi sarebbe restata accanto alla propria bambina. Ma non Vera. Non in quello stato di irresistibile eccitazione. Che non è patologico ma sensuale. E anche sessuale. Ma la felicità in realtà non esiste. La verità dei sentimenti è un’altra: il marito è paradossalmente meno ingenuo e più genuino di loro due che non sanno cosa fare di fronte all’esplosione dei sensi. Lui sa bene cosa fare. Il cane che ha ferito sua figlia lo ha ammazzato. La casa che la moglie ha lasciato l’ha bruciata. Che cosa farà dell’uomo che le ha portato via la moglie è di un’ovvietà cruda e selvaggia. Come cruda e selvaggia è la natura in cui sono rinchiusi tutti e tre. Una prigione tanto gigantesca nello spazio quanto ridotta nella libertà di amare. Solo il sangue potrà alleggerire il fardello dei due innamorati. E solo il sangue permetterà al loro amore di sopravvivere sotto il sole infuocato della steppa. Fino all’eternità. [marco catola]