Tommy
Autore: Giuseppe Manfridi Adattamento:
Regia: Andrea Belloccio
Scene: Costumi:
Musica: Luci:
Produzione:
Interpreti: Giuseppe Russo
Anno di produzione: 2010 Genere: monologo
In scena: fino al 14 Febbraio al Teatro Dell'Orologio di Roma

In scena alla sala Artaud del Teatro Orologio di Roma Tommy, un monologo di Giuseppe Manfridi del 1985, ma di grande attualità. È recente infatti la curiosa storia di Lauren Johnson, una ragazza americana, vittima della rara sindrome denominata “starnuto a mitraglia” che obbliga, per uno strano e misterioso meccanismo, a starnutire fino a 12 mila volte al giorno, 20 al minuto. Tutto ha inizio con un semplice raffreddore che in poche settimane degenera in questa malattia. La giovane smette di andare a scuola e fa fatica a mangiare, riesce solo a dormire senza essere afflitta dallo “starnuto continuo”. La paziente ha tentato dodici terapie diverse, persino l’ipnosi, ma nessuna fino ad ora ha avuto effetto. Nel mondo sono stati documentati al massimo 30 casi di questa patologia e nessun medico ad oggi riesce a trovare una cura o darne una risposta.
Manfridi mette in evidenza la drammaticità che si cela dietro la vita di chi soffre di una malattia rara, la solitudine e l’abbandono nel quale vivono gli individui, che proprio perché unici nelle loro patologie, interessano a pochi, soprattutto alle industrie farmaceutiche che non investono in ricerca senza trarne un sicuro utile. Tommy rivela la sofferenza di un adulto, rimasto eterno adolescente per questo blocco, che non gli ha permesso di vivere una vita normale. L’unico rifugio, luogo del racconto, è lo sgabuzzino di casa nel quale ricostruisce un mondo personale, una sorta di regno delle favole, belle e brutte, nel quale si sente protetto, e dove miracolosamente lo “starnuto a mitraglia” non lo affligge con la stessa intensità del “fuori”.
Interpretazione intensa dell’attore Giuseppe Russo che, diretto da Andrea Bellocchio, riesce a trasmettere l’angoscia esistenziale del protagonista, attraverso momenti di serena rassegnazione alternati ad altri di estrema disperazione; testimoniati da qualcuno che ascolta, oltre la porta dello sgabuzzino, un qualcuno che non si rivela mai e che forse alla fine scopriamo essere l’orecchio della gente, del pubblico stesso che partecipa alle sue difficili problematiche. [annalisa picconi]