Autore
Damon Lockwood
Regia
Leonardo Buttaroni
Scene
Cherie Hewson, Paolo Carbone
Costumi
Luci
Giovanni Grasso
Coreografie
Musica
 

Nel film di Francis Ford Coppola “Il Padrino” (1975) un pluripremiato cavallo da corsa viene decapitato e la testa viene lasciata durante la notte nel letto del proprietario: un regista hollywoodiano di successo, colpevole d’aver rifiutato un’offerta di Don Corleone. Nessuno però fino ad oggi si era mai messo nei panni dei due scagnozzi incaricati dalla famigghia, nel compiere l'infausto gesto. Prova a farlo Damon Lockwood, autore dell'atto unico ”Horse Head”, vincitore del Roma Fringe Festival 2012.

I protagonisti sono i fratelli Edmondo (Diego Migeni), un attore fallito che sta perdendo stima di sé e Filippo (Yaser Mohammed), picciotto tormentato il cui nome significa drammaticamente amante dei cavalli. Siamo nella California del 1945 e i due decidono di accettare l’irrifiutabile offerta dell’innominabile famigghia per garantirsi un avvenire e farsi strada nella malavita. Un percorso non privo di piccoli drammi e grasse risate per i protagonisti, che per giungere all'obiettivo prefissato devono superare i loro limiti, affrontare i propri demoni e riscopre la propria celata personalità.

Horse Head” è un patchwork citazionista, che pesca a piene mani nella cultura cinematografica italo-americana omaggiando e mettendo alla berlina registi (Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Brian De Palma), icone (Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci) e pellicole di genere, attraverso battute, riferimenti, atmosfere, colori e musiche. La coppia di protagonisti si divide abilmente i ruoli della coppia comica: Diego Migeni - una lontana somiglianza fisica con un giovane De Niro - è l'ottima spalla, la miccia che accende la comicità di Yaser Mohammed, che grazie al forte accento siculo del protagonista - sebbene in alcune parti sin troppo simile ad Aldo Baglio del trio Aldo, Giovanni & Giacomo -, è il perno comico e drammaturgico di una commedia condotta ad un ritmo recitativo vertiginoso, con battute a raffica e giochi di parole, seppur talvolta troppo reiterati.

Nonostante la scena di un interno di una squallida camera di albergo, con foto di Marlon Brando appese alle pareti, la commedia è una girandola di eventi ed accadimenti, che travolgono lo spettatore senza lasciargli il tempo di pensare all’improbabilità delle situazioni. Assurdo e demenziale: sono i poli di una pièce ricca di idee, ma compresse in un arco temporale così stretto da soffocarne diverse sul nascere. È un peccato, perché lo spettacolo, grattando la superficie comica che lo copre, riesce a gettare uno sguardo ironico e compassionevole sulla natura umana così combattuta tra l’essere e l’apparire. [fabio melandri]

Interpreti
Diego Migeni, Yaser Mohammed
Produzione
Associazione Culturale Cattive Compagnie
In scena
fino al 30 marzo 2014 al Teatro Ambra Garbatella | Roma
Anno
2014
Genere
commedia