Autore
Maria Antonia Fama,
Lorenzo Misuraca
Regia
Velia Viti
Scene
Costumi
Luci
Claudio Amadei
Coreografie
Musica
 
«Catartico», commenta una spettatrice alla fine dello spettacolo “Cuori monolocali”, colpita favorevolmente dalle vicende dei due protagonisti maschili. Dopo tanti spettacoli su donne che si sfogano dei complicati rapporti con l’altro sesso (uno su tutti Francesca Reggiani con “Quello che gli uomini non dicono”), in “Cuori monolocali” l’uomo esce dalla caverna e fa outing. Verrebbe da dire: «Era ora, finalmente arriva la risposta dell’universo maschile». Non sarà un caso che lo sfogo venga dai maschi trentenni, evidentemente più abituati a confrontarsi con le emozioni e i sentimenti rispetto alle generazioni precedenti.

Nel primo monologo lui (Alessandro di Somma) è un trentenne “amletico” che elenca le tattiche per avvicinare le ragazze, quali abiti indossare per fare colpo ma non troppo («troppo elegante no, fai la figura di quello che sta all’ultima spiaggia»), il caffè insieme, la cena al ristorante, quello che pensa lei (incontra il ragazzo prescelto ma si guarda molto intorno casomai dovesse passare il principe azzurro) quello che pensa lui in quei frangenti, il paradosso di un eccesso di libertà e di scelta che genera l’abbuffata o un senso di smarrimento proprio come l’offerta di prodotti al supermercato, il marketing delle lenzuola. C’è molta ironia maschile sulle donne, molti quadretti in cui riconoscersi: da lei lasciata dall’uomo di turno che si consola con la visione della serie completa di “Sex & the City”, a quella che gli chiede di essere autentico, ma che poi si scandalizza quando lo fa.

Il secondo monologo interpretato da Ermenegildo Marciante mostra l’ex bruttino che, dopo aver preso il due di picche si attrezza e scopre tutti i trucchi del seduttore incallito, anche se poi non si ricorda chi ha nel letto, tra sbronze e cambi repentini di programma causati dall’amico Alfredo. La sua interpretazione è molto versatile, ballerina, linguistica (attraversa i dialetti con facilità). In sintesi, sono un bel rompicapo le relazioni sentimentali.

Le trovate della scrittura e della regia sono divertenti come l’ambientazione e gli oggetti infantili che dicono più di mille parole sulla sindrome di Peter Pan, o la mano simil “Famiglia Adams” che emerge dalle quinte dell’attrice/autrice Maria Antonia Fama, presenza discreta dell’universo femminile. C’è ritmo, musiche accattivanti, un testo scritto a due mani da Fama e Misuraca che non scade mai nella banalità nonostante l’argomento. Raramente, ma va comunque tenuto sotto controllo, gli attori si lasciano andare a parole e gesti fuori testo che nulla aggiungerebbero ai dialoghi, alla convincente interpretazione e alla resa scenica in generale.

Godibile per tutti i cuori, in particolare quelli infranti che vogliano curare le proprie ferite con una sana risata. [deborah ferrucci]

Interpreti
Alessandro di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante
Produzione
In scena
fino al 19 gennaio 2014 al Teatro Studio Uno | Roma
Anno
2013
Genere
commedia