Autore
Sarah Kane
Regia
Simone Giustinelli
Scene
Michael Durastanti
Costumi
Luci
Michael Durastanti
Coreografie
Musica
 Giorgio Stefanori

Debutta “4.48 Psychosis” di Sarah Kane per la regia del giovane Simone Giustinelli, che già vanta numerosi riconoscimenti e di recente è stato aiuto regia di Pierpaolo Sepe per “Medea”. Ultimo scritto della Kane (risale al 1999), considerato una sorta di testamento esistenziale e artistico dell’autrice, “4:48 Psychosis” viene rappresentato per la prima volta un anno dopo la sua morte.

La Kane stessa ha precisato che il testo «parla di un crollo psicotico e di quel che succede nella mente di una persona quando cadono le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione, quando non si ha più la capacità di capire la distinzione tra vita onirica e vita reale; e anche quando non si riesce a discernere dove finisce il proprio io e inizia il mondo». Ugualmente surreale si rivela la discesa nei sotterranei del teatro dei Documenti, spazio scenico ideato come un unicum negli anni Ottanta da Luciano Damiani (scenografo di Strehler: un percorso di stretti cunicoli imbiancati a calce, che collegano tra loro stanze illuminate da luci rarefatte e arredate con sedute e infissi tendenti al beige. Il cammino prepara lo spettatore a una dimensione performativa atemporale e straniante. La protagonista del monologo si trova già inserita nel sinistro contesto scenografico, una rete e un materasso disposti in maniera scomposta, una trave adagiata obliqua alla parete e alla base calcinacci e pietre ammucchiati alla rinfusa, una vasca da bagno e un amplificatore con microfono. Il pavimento e i pannelli sul fondale sono ricoperti da materiale da imballaggio che contribuiscono a conferire all’ambiente un carattere asettico e impersonale; anche le luci ricreano una dimensione perturbante.

Il monologo è sostenuto con efficacia da Valentina Beotti, in grado di rendere in maniera viscerale il flusso di coscienza psicotico della protagonista, dilaniata tra la sua realtà e il reale, dove i medicinali non sono altro che palliativi ad un dolore radicato e straziante che nessuno può comprendere o redimere. Una bomba ad orologeria sul punto di implodere, fino a raggiungere l’apice simbolico in chiusura dove, nella vasca da bagno ribaltata, si spegne definitivamente la luce.

Spettacolo interessante e con potenziale; si potrebbe rendere meglio il lacerante grido d’amore che talvolta si perde nelle convulsioni emotive del racconto. [benedetta corà]

Interpreti
Valentina Beotti
Produzione
In scena
dal 2 al 4 maggio 2014 teatro dei Documenti, Roma
Anno
2014
Genere
Monologo