Mio fratello è figlio unico
id.
Regia
Daniele Luchetti
Sceneggiatura
Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti
Fotografia
Claudio Collepiccolo
Montaggio
Mirco Garrone
Scenografia
Francesco Frigerio
Costumi
Maria Rita Barbera
Musica
Franco Piersanti
Produzione
Cattleya, Babe Films
Interpreti
Elio Germano, Riccardo Scamarcio, Diane Fleri, Alba Rohrwacher, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti, Vittorio Emanuele Propizio
Anno
2007
Genere
commedia
Nazione
Italia
Durata
100'
Distribuzione
Warner Bros
Uscita
20-04-07

Destra e sinistra; il rosso ed il nero; il fascista ed il comunista; Accio e Manrico. Elio Germano e Riccardo Scamarcio. Questi i poli all’interno del quale ondeggia il nuovo film di Daniele Luchetti, tratto dal romanzo di Antonio Pennacchi Il fasciocomunista.
Accio (Germano) è la disperazione dei suoi genitori: scontroso, ribelle, attaccabrighe. Lasciato il seminario dove era stato mandato da papà e mamma - per i quali “Un prete in famiglia è sempre comodo” – soffre la presenza ingombrante del fratello maggiore Manrico (Scamarcio). Bello, carismatico, amato da tutti, ma altrettanto pericoloso. In mezzo la fidanzata di Manrico, a cui Accio rimane indelebilmente sensibile. Una cavalcata nell’Italia nostrana, dalla piccola provincia di Latina fino a Roma dagli Anni ’60 fino agli Anni ’90, dove sullo sfondo di fatti privati si staglia la meglio gioventù che dalla lotta politica e passata a quella armata per diventare oggi opinionisti molto ricercati.
Daniele Luchetti parte dal privato per darci un quadro del pubblico, analizza una parte per dipingere il tutto, racconta della divisione di una famiglia per illustrarci la divisione di un paese ieri come oggi; un paese diviso in due. “Dal libro fui catturato dal tono scanzonato del racconto. Poi lavorando sulla sceneggiatura ed alle riprese ho sentito un qualcosa di nuovo. Ho cercato di rappresentare personaggi e situazioni con molto affetto ed un pizzico di nostalgia per anni in cui la politica era parte della vita collettiva delle persone – ci dice in regista in conferenza stampa -. Volevo raccontare un percorso emotivo che ha portato l’Italia a spaccarsi in due, una spaccatura che passa all’interno di una famiglia.”
E lo fa attraverso una libertà di messa in scena, una freschezza di scrittura al servizio di un cast in stato di grazia a partire dal giovane Accio interpretato dal fulminante Vittorio Emanuele Propizio (tenetelo d’occhio, please) per finire alla italo-francese Diane Fleri. Elio Germano e Riccardo Scamarcio si dividono lo schermo nei panni dei fratelli protagonisti, in maniera quasi matematica - orologio alla mano - e rendono una delle loro migliori performance sul grande schermo. Difficile in particolare per Germano elaborare il proprio personaggio, vero cardine, motore di azione di tutta la narrazione: ”Per un attore è importante avvicinarsi ad un nuovo personaggio senza giudicarlo, cercando di ascoltare molto e cercando di donargli una tridimensionalità, sospendendo ogni forma di giudizio. Accio non mi piaceva e non lo capivo. E’ un personaggio moralmente poco raccomandabile ma molto sensibile. Un ragazzo in cerca di affetto…” Affetto e nostalgia, le due chiavi interpretative per una pellicola che rappresenta una fresca boccata d’ossigeno allo stantio e polveroso cinema nostrano. [fabio melandri]