Regia
Gianni Amelio
Sceneggiatura
Gianni Amelio, Davide Lantieri
Fotografia
Luca Bigazzi
Montaggio
Simona Paggi
Scenografia
Giancarlo Basili
Costumi
Cristina Francioni
Musica
 
Intrepido è stato Gianni Amelio nell'avventurarsi in una commedia surreale nel suo protagonista e neorealista nell'ambientazione.
Antonio Pane è un 47enne in una Milano uggiosa, grigia, assai meno da bere ma assai più verosimile. Lo si potrebbe definire un precario, in quanto ha un lavoro, o meglio, ha più lavori, o ancora ha una immensità di lavori che possono durare da poche ore fino ad un paio di giorni.
Sì perchè Antonio Pane guida i tram, fa il pupazzo nei centri commerciali, lavora in un cantiere, fa il bibliotecario, consegna pizze e via discorrendo. Ex calzolaio, ora il suo mestiere è quella del rimpiazzo. Sostituisce tutti in tutto all'occorrenza. E sempre con il sorriso sulle labbra perchè per la sua filosofia di vita è: meglio comunque avere tante piccole occasioni di lavoro piuttosto che non averne per nulla ed ingrigirsi a casa nella speranza di vincere un concorso che comunque vinceranno i soliti noti. Fin qui, con una certa dose di benevolenza, l'impianto del film funziona grazie ad un misurato Albanese, fin troppo Candido o chapliniano come molti l'hanno accostato (non esageriamo) per essere pienamente credibile.

Allora cosa non funziona nella nuova pellicola di Gianni Amelio, presentata in Concorso alla 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove è stata accolta con qualche fischio alla proiezione stampa ed applausi in Sala Grande alla proiezione ufficiale (dove in verità fischi se ne sentono pochissimi da sempre).

Non funziona l'interazione di Antonio Pane con il mondo che lo circonda, a partire dalla ragazza incontrata durante un concorso (per la prima volta sullo schermo una Livia Rossi per nulla convincente) passando per il figlio sassofonista (un acerbo Gabriele Rendina) per finire con l'ex moglie che fa una comparsata nell'effige di Sandra Ceccarelli. Il problema, oltre a quello recitativo da parte dei due giovani protagonisti, è di sceneggiatura. Mal costruiti e sviluppati, la sceneggiatura tende a rimanere sempre sul vago, accennando ma mai approfondendo, quasi che gli sceneggiatori (lo stesso Amelio e Davide Lantieri) avessero volutamente costruito un'opera aperta in cui però lo spettatore non riesce a identificarsi e quindi completarla.

Il grande problema del cinema italiano (che si evidenzia in maniera netta in occasione di festival cinematografici con opere provenienti da tutto il mondo) è la mancanza di sceneggiatori capaci di costruire storie interessanti, personaggi coerenti con dialoghi verosimili. Sarebbe ora che i registi pensassero solo a fare i registi (Amelio in questo è bravo e nella non riuscita del film, la sua mano si sente), gli sceneggiatori gli sceneggiatori, gli attori gli attori e così via. Questa è la via per la rinascita del cinema italiano. L'intrepido soffre invece di questa cronica malattia prettamente italica
. [fabio melandri]
Interpreti
Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Alfonso Santagata, Sandra Ceccarelli
Produzione
Palomar, Rai Cinema
Distribuzione
01 Distribution
Uscita
05/09/2013
Nazione | Anno
Italia |2013
Genere | Durata
commedia |104'