Il codice Gianduiotto
Titolo originale
Il codice Gianduiotto
Autore
Bruno Gambarotta
Anno
2006
Editore
Morganti editori

Morganti editori apre la collana di romanzi ‘le Grandi Parodie’ con Il Codice Gianduiotto, uno spassoso e colto divertissement che fa il verso al Codice da Vinci di Dan Brown.
L’operazione dell’Autore non è stata la mera riscrittura del romanzo in chiave scherzosa, ma una colta interpretazione di quegli argomenti che hanno decretato il successo mondiale dell’opera di Dan Brown: la cultura esoterica e il personaggio mutuato dalla storia e dall’Arte che è Leonardo da Vinci sono state mantenute, ma adattate in modo assolutamente originale e verosimile al soggetto della parodia, il gianduiotto. Il tempo della narrazione è il quello dei nostri giorni. Quindi, tutti i personaggi degli eventi raccontati sono contemporanei al lettore, che può riconoscere facilmente le doti, i vizi, le idiosincrasie e le virtù proprie e dei suoi contemporanei.
Il teatro della scena, con uno scrittore che ama il Piemonte e la sua gente, non poteva che essere questo, a conferma dell’assoluta tipicità del protagonista del romanzo, il Gianduiotto.
Vi è poi una nutrita serie di personaggi attinti dalla Storia, che vengono catapultati sulla scena per tessere una trama attorno al Codice Gianduiotto, che è straordinariamente verosimile, nel senso che saranno in molti a chiedersi se realmente Leonardo da Vinci e la Gioconda hanno a che vedere con questo cioccolatino. Tutti, protagonisti, co-protagonisti e comparse, sono surreali, non tanto per il carattere, quanto per le azioni che compiono in un contesto a metà strada tra reale, magico e romanzato. Come nella Commedia dell’Arte, i personaggi entrano in scena, si presentano, interagiscono, spariscono, riappaiono, si cercano gli uni con gli altri, si scontrano e s’incontrano.
Il romanzo, che con cognizione definisco per struttura un ‘thriller gastronomico al cioccolato gianduia’ (quindi assai coinvolgente), per essere una parodia termina felicemente: l’ingegno dei protagonisti è premiato, arriveranno, passo dopo passo, tassello dopo tassello, acronimo, anagramma, codice permettendo, alla meta, alla decifrazione del Codice e quindi alla ricetta del gianduiotto ‘leonardesco’, celato per secoli dietro la tavola di legno di pioppo su cui è dipinta la Gioconda.
Quel che segue è un’esemplificazione della storia.
L’esordio narrativo avviene nel deposito dei carri di carnevale allestito a Gassino negli spazi delle industrie del mobile Purgatorio e Paradiso del commendator Gerolamo Cocchi. Lui veste i panni anche del temuto Filippo Trigliaverde, Gran Maestro della confraternita delle Merendine, acerrimo nemico dei membri e adepti della Confraternita del Gianduiotto, perché quest’ultima gli mette i bastoni tra le ruote bloccando la produzione e la commercializzazione di prodotti dolciari sofisticati.
La Confraternita del Gianduiotto, che ha in Alessandro Luserna di Rorà il suo Gran Maestro, è impegnata a diffondere la politica dell’impiego di materie prime certificate naturali per la produzione tradizionale di cioccolato. La lotta tra sofisticazione e la genuinità dura da 26 anni e l’esito è ancora incerto. Soprattutto adesso, che il Gran Maestro della Confraternita del Gianduiotto è stato trovato morto nel deposito dei carri di carnevale, vicino al carro allegorico che rappresenta la vittoria del Gianduiotto sulle Merendine.
Prima di morire per indigestione, Luserna di Rorà, ovvero il depositario delle informazioni utili a giungere al Codice gianduiotto, allestisce una messinscena ricalcando il disegno dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, in modo da inviare dei messaggi in codice a una sua allieva, esperta di semiologia e simbologia, Simonetta Papadopulo, e al maggiore esperto di gianduiotti al mondo, il professor Gerard Pernigòt,. Lo scopo è di condurli al Codice in modo che questo non giunga mai nelle mani della Confraternita delle Merendine.
Gerard Pernigòt viene ritenuto responsabile della morte del Gran Maestro perché vicino al corpo le forze dell’ordine trovano un messaggio in cui viene fatto il suo nome. Il messaggio è in dialetto piemontese: ‘Cerea Monsù Pernigòt’. Ma questo, che sembra un semplice saluto, nasconde invece acronimi, codici e il numero straordinario ‘Phi’, che richiama la perfezione delle cose della natura, quindi anche del gianduiotto.
Parodiando il ‘Codice da Vinci’, non potevano mancare i tutori dell’ordine, l’ispettore Angelo Amorevoli e il commissario Masserizie, qui alquanto originali e indaffarati in più di un mestiere, che sprecano energie e tempo investigando sull’innocente esperto di gianduiotti che se la da a gambe tra il Piemonte e la Francia assieme all’esperta semiologa. Non manca l’alter ego del malvagio albino Silas, qui invece trasformato nell’esilarante nano Hans Peter Guttalax, che cerca di riscattarsi socialmente mettendosi al servizio dei ‘cattivi’, che lo mandano in missione alla ricerca del barattolo di Spic & Span, la ‘chiave di volta’ gambarottiana che contiene il tassello mancante per decifrare il mistero del Codice Gianduiotto: il ritratto della Gioconda che Leonardo non volle consegnare al committente dichiarandola non finita, altro non è che il ritratto di Maddalena, la domestica del grande artista rinascimentale.
Questa lavorava precedentemente con Cristoforo Colombo, che fu colui che portò dalle Americhe le prime fave di cacao. Non sapendo cosa farne, il grande navigatore le fa avere, tramite la domestica, al Genio toscano, dicendogli che se non riusciva a ricavarne qualcosa lui, non ci sarebbe riuscito nessun altro. E Leonardo, neanche a dirlo, accettò la sfida e creò il ‘gianduiotto leonardesco’.
Nel frattempo, Maddalena curava le faccende di casa, ma spesso, in un complice gioco di sostituzioni di ruoli con il genio un po’ bizzarro, si sostituiva a Leonardo nella realizzazione delle opere d’arte commissionate, permettendo all’artista di dedicarsi alla casa e alla cucina; in tal modo, mentre lei dipinge il Cenacolo travestita per non essere sorpresa dai frati, Leonardo, primo fautore del Culto della casalinga (che professa la supremazia del femminino sacro) crea il primo gianduiotto.
Il rapporto tra i due sfocia in un matrimonio segretissimo, che darà i suoi frutti in una discendenza tutta al femminile. Il sangue di Leonardo e Maddalena, in un colpo di scena degno dello Scrittore, scorre anche nelle vene dell’allieva del Gran Maestro della Confraternita del Gianduiotto, la dinamica e giunonica Simonetta Papadopulo, Simopapa per gli amici.
Qual è l’epilogo? Gerad Pernigòt sposerà Simopapa e con maestro cioccolatiere Leonardo Doyen, aprirà una straordinaria cioccolateria, dove produrranno e commercializzeranno il gianduiotto tanto cercato, il gianduiotto che è un ‘Graal gastronomico’, in cui si sposa al genio la dedizione alle arti culinarie, la bontà alla creatività, il maschile al femminile. Il bello è che, alla fine del libro, ci si crede.

Il libro esce in collaborazione con l’azienda Pernigotti.
(240 pagine, prezzo di copertina: 16,00 euro)

La recensione
Sulla scia del successo del libro di Dan Brown, Bruno Gambarotta ci propone una versione nostrana del famoso thriller, ambientata nella sua terra d’origine: il Piemonte.
Una parodia de Il Codice da Vinci con al posto del Santo Graal la formula segreta per fare il gianduiotto.
La trama ripercorre tout court, con le dovute varianti “golose”, le vicende dei protagonisti del best-seller americano, in gara, questa volta, per la decifrazione del Codice in grado di svelare la ricetta 'leonardesca' del gianduiotto, celata per secoli dietro la tavola di legno su cui è dipinta la Gioconda.
A contrapporsi vi sono due confraternite con alla base opposte filosofie per la produzione di cioccolato: da un lato la sofisticazione delle materie prime, dall’altro la genuinità degli ingredienti.
La partita è giocata tra i Gran Maestri, Alessandro Luserna di Rorà della Confraternita del Gianduiotto e Filippo Trigliaverde della Confraternita delle Merendine, entrambi interessati a trovare il codice ma per motivi diversi, il primo per metterlo alla base della sua ricetta, il secondo, invece, per distruggerlo.
Intorno ai protagonisti principali, il professor Gerard Pernigòt, maggiore esperto di gianduiotti al mondo, e la specialista di semiologia e simbologia, Simonetta Papadopulo, si muovono tutta una serie di personaggi che fanno il verso a quelli dell’opera originaria, come l'alter ego del malvagio albino Silas, trasformato nel nano Hans Peter Guttalax.
Chiaramente ispirato e voluto dalla storica azienda Pernigotti, leader nella produzione di gianduiotti, che compare con il suo logo sulla copertina del libro, il racconto, surreale e rocambolesco, è ambientato nell’epoca attuale con espliciti riferimenti, ad esempio, a “Striscia la notizia” e alle insistenti e onnipresenti televendite, caratteristiche dei nostri tempi.
Di thriller rimane ben poco, tutto è già conosciuto e la storia punta sulle battute e sulle scenette comiche, ma l’intento non riesce.
La trama scorre lenta e noiosa senza alcuna trovata efficace e brillante. L’originalità sta tutta, e soltanto, nell’aver avuto l’idea di sostituire un tema goloso a quello esoterico - religioso del romanzo su cui si basa.
Gambarotta risulta quasi forzato e poco convincente nella sua presa in giro del testo di Dan Brown. La ricostruzione caricaturale, resa in modo troppo semplicistico e scontato, come nel caso del barattolo di Spic & Spanc che diventa la 'chiave di volta' contenente l’ultimo tassello per decifrare il mistero del Codice Gianduiotto, lungi dall’essere spiritosa e divertente, risulta insipida e stucchevole, contrariamente al gustoso cioccolato che fa da cornice e da spunto al testo.
Sul Codice da Vinci si è scritto di tutto ormai, sotto ogni punto di vista, a volte senza neanche aver niente di interessante da dire, volendo soltanto sfruttare al massimo l’onda della sua celebrità. Forse è ora di passare ad altro. [vanessa menicucci]