Debutta questa sera in Prima Nazionale al Teatro Sala Uno di Roma, Acque Sporche di Hossein Taheri e Paolo Zuccari. Al termine delle prove generali abbiamo incontrato l’autore, regista ed interprete Paolo Zuccari.

Come nasce Acque Sporche?

E’ una riscrittura in chiave contemporanea, quindi molto libera, de “Il nemico del Popolo” di Ibsen, in cui l’autore affrontava la problematica dell’amministrazione pubblica da una parte ed i problemi dell’occupazione dall’altra. Alla vigilia dell’apertura di stabilimenti termali che porteranno ad uno sviluppo economico dell’intera zona, un dottore scopre che le acque che le alimentano sono pericolosamente inquinate. Decide di rendere nota la cosa al fratello, sindaco della città, affinchè si facciano lavori urgenti per ripristinare la situazione. Ne nasce un conflitto fortissimo tra i due, un conflitto che vede l’urgenza del lavoro opporsi al diritto alla salute, una dinamica che ricorda da vicino l’Ilva di Taranto. Un panorama in cui è difficile prendere posizione in quanto la ragione stà un po’ da entrambe le parti, dove è molto interessante sottolineare le diverse contraddizioni che possono esserci all’interno delle persone riguardo a problematiche così delicate. Non tralasciando il ruolo delicatissimo che i media, ed in particolare i nuovi media, avranno all’interno di questa dinamica.
Il tutto all’interno di una drammaturgia veloce, dal ritmo quasi cinematografico, con un colpo di scena finale quasi da thriller.

Lavoro e salute, conflitti familiari, peso dei media. Quale tra questi aspetti è maggiormente emerso durante il lavoro di scrittura?

La strumentalizzazione dei media, assolutamente contemporanea. Nell’opera di Ibsen era presente solo un giornale cartaceo. Oggi nel nostro spettacolo abbiamo le televisioni, i nuovi media di Internet. Tutto è più veloce ed invasivo. Anche dal punto di vista della scenotecnica con dirette realizzate al momento, il peso dei media rappresenta un punto importante di riflessione per lo spettacolo.

Possiamo definirlo “teatro civile”? Ha senso oggi parlare ancora di teatro civile?

Direi di si. La cosa più difficile è scrivere un bel testo, una bella storia: costruire una struttura drammaturgica forte di relazione dove lo spettatore non deve solo ascoltare la storia ma entrare in profondità alle problematiche rappresentate, empatizzare con i personaggi. Teatro civile è spesso teatro di narrazione legato alla cronaca. Noi partendo da qui abbiamo voluto far riflettere il pubblico porgendo loro una storia che potesse appassionarlo e non semplicemente metterlo in ascolto di problematiche sociali o civili. Privilegiare una storia è stato il nostro cruccio.

Tra le altre cose Lei insegna “interpretazione” alla scuola ‘Teatro Azione’ di Roma che ha avuto in passato alunni come Elio Germano, Maya Sansa, Carolina Crescentini ed Andrea Di Stefano.

L’interpretazione parte dall’analisi del testo, che è un momento creativo assolutamente fondamentale da parte dell’attore. Quello che cerco d’insegnare durante le lezioni sono le possibilità che un testo offre all’interprete, le diverse scelte che un attore può fare rispetto a quella drammaturgia, la conoscenza dei meccanismi drammaturgici affinchè l’attore possa essere ulteriormente creativo rispetto alla parola scritta. L’interpretazione è aprire un testo e vedere tutte le possibilità che questo ti offre.

Autore, regista, attore ed insegnante. In quale veste si trova maggiormente a suo agio?

A me piacciono tutte queste dimensioni altrimenti non le farei. Ma come piacere fisico forse recitare è la cosa che mi da più godimento.

TitoloAcque Sporche
AutoreHossein Taheri, Paolo Zuccari
RegiaPaolo Zuccari
InterpretiHossein Taheri, Paolo Zuccari, Eloide Treccani, Raffaele Gangale, Dario Iubatti, Chiara Scalise, Francesca Ceci
ProduzioneTeatro Eliseo
Anno2016
CompagniaCompagnia Taheri e Zuccari
In scenadal 1 al 13 Novembre 2016, Sala Uno Teatro, Roma PRIMA NAZIONALE