Da cinque anni Viviane Amsalem (interpretata da Ronit Elkabetz, anche sceneggiatrice e regista insieme al fratello Shlomi) cerca invano di ottenere il divorzio dal marito Elisha, davanti all’unica autorità che in Israele possa concederglielo: il tribunale rabbinico. L’ostinata determinazione di Viviane nel voler conquistare la propria libertà si scontra con l’intransigenza di Elisha e con il ruolo ambiguo dei giudici. In tribunale sfilano i testimoni convocati dalle parti, mentre il “processo” si trascina con i suoi contorni al tempo stesso drammatici e assurdi.

La storia è semplice: Viviane è stufa del marito. Vuole lasciarlo. Lui non vuole. Stop.

Questo caso si aprirebbe a numerose soluzioni, legali e non, in un paese diverso da Israele, dove semplicemente non sembra esserci soluzione; la struttura sociale, psicologica e legislativa del paese non lo consentono, a meno che il tribunale religioso non trovi una via d’uscita, sostanzialmente convincendo il marito a cedere oppure la donna a rientrare nell’alveo familiare. Ma ciò contrasta con la forma mentis dei giudici, tendenzialmente polarizzati a favore del marito, e in ciò sostenuti dalla vita apparentemente integerrima di VIVIANE_POSTERElisha, pio e osservante giudeo, a detta di tutti marito e padre ideale.  I vari testimoni che compaiono in tribunale, e le affermazioni della stessa Viviane, non evidenziano comportamenti violenti o particolarmente repressivi; anzi, relativamente all’ambiente in cui i due vivono, il ménage familiare è improntato ad una relativa libertà (Viviane è economicamente autonoma, può uscire, vedere gente).  Il problema dell’incompatibilità tra i due è più connesso alle differenti mentalità, che faticano a trovare un incontro, ma anche uno scontro oggettivo su qualcosa; di fatto, sembra che la decisione di fuggire dal matrimonio sia sempre esistita, almeno a livello inconscio, nella mente di Viviane, e il logoramento di vent’anni di vita non voluta e non accettata abbia finalmente portato la donna all’esasperazione e allo scontro in tribunale. Qui la vediamo confrontarsi con il tribunale rabbinico, che la osserva e giudica con sufficienza e pregiudizio, sottoponendola a continui rinvii, in flagrante indifferenza per il suo stato di abbandono e attesa; di contro, il marito viene trattato con comprensione, tollerandone l’atteggiamento distaccato e assente, al limite dell’ostruzionistico. Viviane trova supporto esclusivamente nel generoso e pervicace Carmel, il suo avvocato (Menashe Noy, con barba e grinta alla Raymond Burr), e nelle involontarie testimonianze dei variopinti personaggi che intervengono in qualità di testi.  Ma sarà solo grazie alla sua sofferta, drammatica e tetragona insistenza che il processo giungerà ad una conclusione, senza che nessuno dei partecipanti rimanga personalmente intatto.

Girato tra quattro mura, con una sceneggiatura essenziale dove dominano il bianco e nero, il film si focalizza sui volti, gli atteggiamenti e le espressioni dei protagonisti, gravati e affaticati dall’estenuante protrarsi della vicenda.  Ronit Elkabetz presta la sua sofferta bellezza ad una vasta gamma di espressioni, dal pianto al riso, dal dolore introspettivo all’urlo di ribellione, con misura e credibilità, portandoci nell’universo intimo di Viviane e al tempo stesso di tutte le donne israeliane che si confrontano con una legge che non le mette al pari degli uomini. Le fanno da contorno, oltre al già citato Menashe Noy, una serie di ottimi attori in grado di caratterizzare con efficacia i personaggi (amici, colleghi, familiari) della coppia; tra tutti spicca per arguzia il “rabbi” Shimon di Sasson Gabai; e lo stesso Elisha di Simon Abkarian risulta in fin dei conti un uomo pieno di limiti, ma, a modo suo, realmente innamorato della moglie.  La regia costruisce la vicenda come un Trial Movie americano, con interrogatori, attese, colpi di scena cadenzati efficacemente; e al dramma si sovrappongono financo esplosioni di humour ebraico, in una vicenda umana efficacemente sintetizzata.

Titolo originaleGett – The Trial of Viviane Amsalem
RegiaRonit e Shlomi Elkabetz
SceneggiaturaRonit e Shlomi Elkabetz
FotografiaJeanne Lapoirie
MontaggioJoel Alexis
ScenografiaEhud Gutterman
CastRonit Elkabetz, Menashe Noy, Simon Abkarian, Sasson Gabai, Eli Gorstein, Gabi Amrani, Rami Danon, Roberto Pollack
ProduzioneMarie Masmonteil, Sandrine Brauer, Shlomi Elkabetz
Anno2014
NazioneFrancia, Germania, Israele
GenereDrammatico
Durata115'
DistribuzioneParthenos
Uscita27 novembre 2014