Proibito affacciarsi alla finestra, proibito suonare o cantare, assolutamente vietato perfino giocare a pallone. Ed è obbligatorio, per le donne, indossare velo e guanti. Da sempre diviso internamente fra la regione meridionale, più africana e tropicale, e la regione settentrionale, desertica e abitata prevalentemente da arabi e nomadi Tuareg, il Mali ha subìto una svolta integralista nel 2012, quando milizie islamiche legate ad Al Qaeda hanno approfittato dell’instabilità politica per prendere il potere nelle città del Nord, imponendo un regime fondamentalista anche in contrasto con le autorità musulmane locali. Con “Timbuktu”, il regista mauritano Abderrahmane Sissako ha il merito di porre l’attenzione su una realtà poco nota nel mondo occidentale, oggi mutata in seguito all’intervento armato francese che ha cacciato dal Paese i terroristi, i quali comunque resistono in alcune aree del Nord.

Il film non intende tanto ricostruire le complesse vicende politiche, quanto cogliere un brano di vita quotidiana nel periodo della dominazione integralista, che la popolazione ha avvertito come una violenza, come un corpo estraneo: lontano linguisticamente, oltreché distante dallocandina_1af57f08ecfcdf99a43e89b7b4394f22 sentimento religioso radicato.

In questo contesto fortemente conflittuale, i personaggi maschili del film si lasciano agire passivamente, non sembrano né buoni né cattivi: compiono, da una parte e dall’altra, ciniche efferatezze in nome di princìpi assoluti, dettati dalla religione o dalla tradizione, ma nei quali sembrano non credere fino in fondo nemmeno loro. Sono invece le donne, portatrici di dignità e saggezza, le vere protagoniste della storia, che dimostrano buon senso e coraggio, che osano lottare per la libertà.

Il film trova la sua forza nella fotografia polverosa e abbacinata dalla luce del sole, nei primi piani avvolti nei turbanti, nell’agonia di un animale ferito, nel calore della tenda Tuareg adorna di tappeti variopinti a contrasto con la freddezza asettica del set allestito per esaltare la jihad.

Timbuktu” ha il ritmo lento e solenne delle dune nel deserto, e sfiora momenti di poesia quando mette in scena una partita di calcio impossibile o intona con grazia un canto clandestino.

Titolo originaleTimbuktu, Le Chagrin des oiseaux
RegiaAbderrahmane Sissako
SceneggiaturaAbderrahmane Sissako e Kessen Tall
FotografiaSofiane El Fani
MontaggioNadia Ben Rachid
CostumiAmi Sow
MusicaAmine Bouhafa
CastIbrahim Ahmed aka Pino, Toulou Kiki, Abel Jafri, Fatoumata Diawara, Hichem Yacoubi, Kettly Noël, Mehdi AG Mohamed, Layla Walet Mohamed, Mahmoud Cherif, Salem Dendou
ProduzioneLes Films du Worso, Dune Vision
Anno2014
NazioneFrancia, Mauritania
GenereDrammatico
Durata97'
DistribuzioneAcademy Two
Uscita12 febbraio 2015