45068-1l cinema di Martin Scorsese è pieno di vite Bigger Than Life che ama raccontare a scopo esemplificativo per raccontare un pezzo di storia americana e non. Prende una parte per raccontare il tutto; mette a fuoco il dettaglio per illustrare il generale.
E’ accaduto in Toro scatenato, Re per una notte, Casinò, Kundum, The Aviator e si ripete con la sua controversa ultima fatica The Wolf of New York, basata sulla biografia del broker di Wall Street Jordan Belfort.

Un uomo dalle molteplici dipendenze: sesso, soldi, stupefacenti. Un uomo avido, lussurioso, iracondo capace di trasformare uomini qualunque in lupi della finanza, venditori senza freni di qualsiasi schifezza, incapaci di ricevere un rifiuto; in una parola un branco di lupi affamati di successo. Un successo che si misura in soldi accumulati, stupefacenti consumati, puttane collezionate. Un ambiente eccessivo che Martin Scorsese illustra con uno stile assolutamente sopra le righe. E non parliamo delle “569 variazioni di «fuck» in 179 minuti, che fa una ogni 20 secondi, per la precisione 3,18 al minuto” come riportato in un divertente articolo de www.corriere.it (da capire se in questa statistica sono contati anche le diverse dita medie alzate o meno), ma parliamo delle diverse scene di sesso (etero, omo, lesbo etc etc), dei diversi modi di consumo di sostanze illegali (crack, cocaina, morfina, quaalude), della morale di fondo che battezza un periodo (gli Anni Ottanta) in cui la qualità di una persona era valutata in base al suo conto in banca.

La visione delle 3 ore di The Wolf of Wall Street è come salire su un treno in corsa lanciato senza freni verso il baratro. Il ritmo incalzante delle immagini, la recitazione tanto sopra le righe da risultare straniante (una sorta di teatro dell’assurdo) dell’intero cast, un racconto che mostra ma non spiega il perchè o percome si è arrivati ad una certa situazione, sono i caratteri distintivi di una pellicola che promette molto e poco mantiene.
Scorsese, contrariamente ai suoi film precedenti, mostra Il Male, senza avere l’ambizione o la curiosità di spiegarlo. Quando ci prova (come nella divertente sequenza in cui Di Caprio sguardo in macchina, rompendo il confine tra schermo e platea, si rivolge al pubblico tentando di illustrare i meccanismi borsistici che stanno dietro il suo “fare”, rinunciando lasciandoci con un palmo di naso) abbandona, regalandoci alcune belle sequenze come l’incredibile Di Caprio assuefatto al quaalude – pasticche di metaqualone con azione allo stesso tempo sedativa-ipnotica e euforica – che tenta di evitare una compromettente telefonata con il suo socio di scorribande Donnie Azoff (Jonah Hill, candidato non-so-perchè all’Oscar), ma nulla più.

Rimane la messa inscena da inferno dantesco, baccanale romano, surreale alla Terry Gilliam, ma alla lunga vuoto e fine a se stesso, come gli ultimi lavori dello stesso Gilliam (vedi il recente The Zero Theorem).

Il cinema di Scorsese sembra aver perso la magia che avevamo intravisto in Hugo Cabret, quasi che la vecchiaia abbia desertificato la voglia del regista italo-americano di scendere in profondità, accontentandosi di un cinema puramente illustrativo ma decisamente vuoto.

Titolo italianoThe Wolf of Wall Street
Titolo originaleThe Wolf of Wall Street
RegiaMartin Scorsese
SceneggiaturaTerence Winter
FotografiaRodrigo Prieto
MontaggioThelma Schoonmaker
ScenografiaChris Shriver
CostumiSandy Powell
MusicaHoward Shore
CastLeonardo DiCaprio, Jonah Hill, Matthew McConaughey, Jon Favreau, Kyle Chandler, Jean Dujardin
Jon Bernthal, Rob Reiner, Margot Robbie, Katarina Cas
ProduzioneAppian Way, EMJAG Productions, Red Granite Pictures, Sikelia Productions
Anno2013
NazioneUSA
GenereDrammatico
Durata180'
Distribuzione01 Distribution
Uscita23 gennaio 2014