Durante l’inverno del 1952, le autorità britanniche entrarono nella casa del matematico, criptoanalista ed eroe di guerra Alan Turing per indagare su una segnalazione di furto con scasso. Finirono invece per arrestare lo stesso Turing con l’accusa di “atti osceni”, incriminazione che lo avrebbe portato alla devastante condanna per il reato di omosessualità. Le autorità non sapevano che stavano arrestando il pioniere della moderna informatica. Noto leader di un gruppo eterogeneo di studiosi, linguisti, campioni di scacchi e agenti dei servizi segreti, ha avuto il merito di aver decifrato i codici indecifrabili della macchina tedesca Enigma durante la II Guerra Mondiale.

La storia di Turing e del suo gruppo di lavoro è stata segretata per più di cinquant’anni, e solo la rimozione del segreto di stato ha consentito agli storici di comprendere appieno la portata dell’incredibile lavoro compiuto, e di valutarne correttamente l’enorme impatto sullo svolgimento della seconda guerra mondiale.  Lo stesso segreto ha a lungo offuscato la vita di Alan Turing, schivo, introverso, ostinato e geniale scienziato britannico, sfruttato e poi perseguitato dallo Stato, fino a provocarne la morte per suicidio a soli 43 anni.  La pubblicazione degli archivi segreti negli anni ’90 ha finalmente consentito al romanziere Andrew Hodges di pubblicare una biografia di Turing, cui Graham Moore si è ispirato per il copione di The Imitation Game, imitation-game-posterconsiderata nel 2013 la miglior sceneggiatura ancora non realizzata.  I produttori Schwarzman,  Grossman e Ostrowsky hanno peraltro creduto nella storia, affidandone la realizzazione al regista norvegese Morten Tyldum, candidato al BAFTA 2012 per “Headhunters”; e il lavoro ha preso forma, avvalendosi di un cast tecnico internazionale, tra cui l’autore del montaggio premio Oscar® per Argo William Goldemberg.  La scelta fondamentale per la realizzazione è stata comunque quella del protagonista, prescelto per la sua attitudine a rappresentare genio e sregolatezza con fascino e credibilità: il britannico Benedict Cumberbatch, già noto per la sua interpretazione dello Sherlock Holmes attualizzato della nota serie TV.  A fargli contorno una serie di bravi attori british, capaci di caratterizzare i personaggi del gruppo ultrasegreto con efficacia e precisione; e un accurato lavoro di scelta dei luoghi e ricostruzione d’ambiente, spesso sui passi del Turing storico, in un assieme coerente e credibile.  Ottimo il lavoro sui costumi, credibili ma non banali, della Sheldon Differ, che restituisce l’atmosfera tra la ricercatezza anni ’30 e la miseria dei tempi di guerra con notevole efficacia; il tutto ben fotografato da Óscar Faura, che restituisce le luci opache degli interni blindati e quelle aperte dei campi dove a tratti si vede correre Turing, in cerca di sfogo e realizzazione di sé, con nitidezza molto appropriata.

La sceneggiatura identifica tre momenti cardine per tracciare la vita di Turing: l’infanzia nella rigida scuola preparatoria, il lavoro alla macchina combinatoria per la decifrazione del codice e il triste epilogo segnato dall’inchiesta a suo carico, dalla condanna e dalla morte in solitudine.  I tre momenti vengono alternati liberamente secondo uno schema ormai padroneggiato dal cinema (non sono più i tempi in cui a Hollywood si ri-montava in senso cronologico C’era una volta in America…), con buon senso dei ritmi e dei cambi scena, facendo scorrere senza intoppi le quasi due ore di proiezione; il regista Morten Tyldum governa la storia con spirito da robusto film di altri tempi, senza grandi guizzi né cadute di stile, riuscendo peraltro a orchestrare con efficacia le interazioni tra i vari personaggi, inclusa la poderosa, incomprensibile macchina di Turing. Questa, pregna di commutatori, fili, rotori, di una complessità visiva e operativa tale da diventare essa stessa protagonista, interlocutore, attrice della storia, in definitiva l’unica che capisca veramente il suo creatore, e che egli consideri come suo alter ego; e solo il finale, con una rivelazione commovente se pur apocrifa, ne svelerà il segreto.

Il film ha il merito di garantire una tardiva riparazione a un uomo geniale, perseguitato ingiustamente; e gran parte del merito va ad uno straordinario Benedict Cumberbatch, capace di alternare espressioni di introversione, genio, timore, sprezzo e disorientamento con assoluta padronanza, lontano da eccessi e istrionerie, restituendoci la figura tragica di un uomo “con pochi amici”, in fin dei conti quasi egli stesso un replicante alla Blade Runner.  Anche lui avrebbe forse solo voluto vivere.

Titolo italianoid.
Titolo originaleid.
RegiaMorten Tyldum
SceneggiaturaGraham Moore
FotografiaÓscar Faura
MontaggioWilliam Goldenberg
ScenografiaMaria Djurkovic
CostumiSammy Sheldon Differ
MusicaAlexandre Desplat
CastBenedict Cumberbatch, Keira Knightley,Charles Dance, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear, Tuppence Middleton, Allen Leech, Steven Waddington, Tom Goodman-Hill, Matthew Beard,James Northcote
ProduzioneBlack Bear Pictures, Bristol Automotive
Anno2014
NazioneUSA
GenereDrammatico
Durata114'
DistribuzioneVidea
Uscita01 gennaio 2015