Una macchina sosta in mezzo alla strada, ostruendo il passaggio, e ne escono due coniugi. Si allontanano mentre la macchina da presa, immobile, li riprende discutere; il traffico si intensifica e i clacson risuonano insistenti contro il veicolo fermo. L’uomo allora torna all’auto, la sposta e dopo un paio di minuti ricompare, fa risalire anche la moglie e ripartono. Stacco.

SIERANEVADA_dall278-giugno-al-cinemaÈ sufficiente il prologo in piano sequenza per mettere a fuoco lo spirito di Sieranevada, ultima fatica del rumeno Cristi Puiu: una registrazione alle volte attenta, alle volte casuale e confusa, di eventi quotidiani, ripresi sempre ad una certa distanza, con il disorientamento di chi non vive le esatte dinamiche presenti sullo schermo, ma nelle quali può facilmente rispecchiarsi, proprio per il loro carattere ordinario, comune. In questo caso, una riunione di famiglia per la commemorazione di un defunto, quaranta giorni dopo la dipartita (come da tradizione rumena). Fiumi di parole e tanti personaggi sono infatti le componenti del film di Puiu, quasi interamente ambientato nell’appartamento, nell’arco di poche ore. Le interazioni e le discussioni sono di quelle che si fanno in famiglia: si parla di storia e politica, delle rispettive professioni, di parenti presenti o assenti, di rivalità e antipatie nemmeno troppe velate che portano a veri litigi verbali. Il punto di vista privilegiato è quello di Lary, primogenito del deceduto, forse il più distaccato dalle logiche triviali che emergono tra i familiari. Lary sembra restio ad assumere il ruolo di patriarca dopo la morte del padre (o è inconsapevole del compito); ruolo che sono comunque gli altri ad affibbiargli continuamente, chiamandolo e cercandolo per risolvere i loro problemi o per sentire il suo parere. È appunto il vuoto gerarchico che viene a formarsi nel nucleo famigliare uno dei leitmotiv del film, che anche altri personaggi (il fratello, il cognato di Lary) cercano di colmare.

9x4ws7pa5fb1zjl65ewtgdmoohqSieranevada va oltre il tema strettamente famigliare, per concentrarsi semmai sull’incontro con l’Altro. Costretti nella stessa casa a confrontarsi e ad esporre le proprie idee, i personaggi di Puiu si ritrovano sottoposti ad un’impenetrabile incomunicabilità dagli echi pirandelliani, che appare pure aggravata dai legami di sangue, teoricamente più “stretti”, che intercorrono tra i protagonisti. Le ricorrenti conversazioni sulla storia, le posizioni politiche, il complottismo, la nostalgia del regime non solo veicolano un certo discorso sulla Storia – soggetta ad un relativismo conoscitivo cui difficilmente si può sopperire -, ma indicano anche l’impossibilità di sapere la verità, di conoscerla e quindi di esprimerla, e tanto meno di rapportarsi agli altri. Non a caso, ogni conversazione finisce con una smaniante richiesta di cibo (in un pranzo dell’assurdo costantemente rimandato), riprova di quel mancato incontro con l’Altro; similmente, sono le porte delle stanze a divenire un elemento ancor più simbolico e giocano una parte quasi maggiore che in un film di Lubitsch: la macchina da presa si trova quasi sempre al centro dell’appartamento e osserva porte che continuamente si aprono e chiudono e, dietro ogni porta, ci sono personaggi che parlano e si svolgono azioni che lo spettatore può cogliere, quindi, solo frammentariamente. Sono microcosmi che si affacciano sul mondo, ma solo temporaneamente, e che per buona parte rimangono ostinatamente chiusi, chiara allegoria dei protagonisti. Anche lo spettatore sembra dunque vittima di una sorta di “relativismo”, per il quale può osservare e apprendere solo parzialmente. Curiosa, in questo senso, la scelta di posizionare la macchina da presa ad altezza d’uomo, quasi a voler far coincidere lo sguardo tra la camera e lo spettatore, o, per dirla con le parole del regista, come se si trattasse dello “sguardo del morto”; cioè, come se ci fosse un uomo invisibile sulla scena che altri non è che il “fantasma” del defunto che si accomiata dai suoi cari.

Cristi Puiu con Sieranevada (titolo che porta alla mentesieranevada_04 l’idea della frontiera di tanti western, luogo di incontro/scontro di mondi e culture diverse) confeziona un film efficace, ironico, onesto. Dalle sue quasi tre ore di lunghezza (che non ne appesantiscono la visione) emerge un vitalismo autentico, difficilmente incapace di colpire lo spettatore, costretto a rivedersi come uomo dai molti limiti, primo tra i quali quello di riuscire ad esprimersi, di rivelare la propria parte di verità. Problema di cui il film fornisce un possibile rimedio, ovvero, fare come il protagonista Lary: sedersi, disinteressarsi della vanità delle cose e, semplicemente, riderci su.

Titolo italianoSieranevada
Titolo originaleid.
RegiaCristi Puiu
SceneggiaturaCristi Puiu
FotografiaBarbu Balasoiu
MontaggioLetitia Stefanescu
ScenografiaCristina Barbu
CostumiMaria Pitea, Doina Raducut
MusicaJean Paul Bernard, Filip Muresan
CastMimi Branescu, Judith State, Bogdan Dumitrache, Dana Dogaru, Sorin Medeleni, Ana Ciontea, Rolando Matsangos, Catalina Moga, Marin Grigore, Tatiana Iekel, Marian Ralea, Ioana Craciunescu, Ilona Brezoianu, Simona Ghia, Valer Dellakeza, Andi Vasluianu, Mara Elena Andrei, Petra Kurtela
ProduzioneMandragora, Produkcija 2006 Sarajevo, Studioul de Creaţie Cinematografică, Sisters and Brother Mitevski, Spiritus Movens, Alcatraz Films, Iadasarecasa, Arte France Cinéma
Anno2016
NazioneRomania
GenereCommedia
Durata173'
DistribuzioneParthénos
Uscita08 giugno 2017