Ci sono più mura invalicabili, più prigioni inaccessibili, più gabbie inespugnabili, più stanze inviolabili nella nostra mente di quante se ne possano costruire fisicamente nella realtà.

La stanza ricavata da un ex capannone nel giardino di un’anonima villetta, è occupata da Joyroom loc insieme al figlio di 5 anni appena compiuti Jack. La vita segue una quotidianità fatta di piccole azioni: colazione, ginnastica, giochi, preparazione del pranzo, giochi, ancora ginnastica, televisione, cena. Ed infine a dormire. La vita dei due si svolge all’interno di un minuscolo ambiente di pochi metri quadri. Gli unici contatti con il mondo esterno sono dati da un lucernaio in cui entra la luce del sole di giorno, della luna di notte e dalla quale Joy e Jack osservano il passaggio dei giorni, delle settimane, delle stagioni, degli anni. Poi c’è quella misteriosa visita notturna e misteriosi doni che ogni domenica vengono portati internamente alla stanza. Infine c’è la televisione, ma per Jack quella è solo magia. Sì perchè Jack non ha mai conosciuto il mondo di fuori, perchè sua madre Joy è stata rapita da piccola e fatta prigioniera in quella ‘stanza’ da oltre sette anni. Il mondo per Jack è stanza, letto, poltrona, armadio, specchio, lavabo. Almeno fino a quando non riesce a scappare.

E qui accade quello che non ti aspetti. Per Jack è come ri-nascere ed è un susseguirsi di prime volte: incontrare i nonni, fare le scale, giocare a pallone con un amichetto, correre in un prato. Per Joy è invece il precipitare in un profondo buco in cui perdersi, proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie. Il vero incubo per i due protagonisti inizia proprio quando sembra essersi concluso. Joy che aveva protetto dall’orrore della stanza il piccolo Jack si vede ora protetta proprio da quest’ultimo dall’orrore del mondo esterno. Un capovolgimento di ruoli commuovente, inaspettato, spiazzante che è il vero cuore di Room, la pellicola sorpresa dell’ultima Festa del Cinema di Roma e fresca di Oscar per l’interpretazione di Brie Larson (Joy).

room2Notevole la regia di Lenny Abrahamson, virtuosa senza apparire ingombrante, capace di fluttuare nello spazio angusto della ‘stanza’ e quasi soffocare i personaggi in primi e primissimi piani una volta che l’azione si sposta ‘en plein air’. La lunga sequenza della fuga di Jack dalla stanza, orchestrata dalla madre Joy, vero spartiacque del film in cui la pellicola sembra quasi fare piede perno e virare verso un nuovo inizio, è un capolavoro di suspence, dolcezza, commozione.
Ma è una perla incastonata all’interno di una pellicola difficile da dimenticare. Veramente.

Titolo originaleid.
RegiaLenny Abrahamson
SceneggiaturaEmma Donoghue
FotografiaDanny Cohen
MontaggioNathan Nugent
ScenografiaEthan Tobman
CostumiLea Carlson
CastBrie Larson, Jacob Tremblay, Joan Allen, William H. Macy, Sean Bridgers, Tom McCamus,
Amanda Brugel, Joe Pingue, Megan Park, Cas Anvar
ProduzioneTelefilm Canada Film4, Irish Film Board, Ontario Media Development Corporation, Element Pictures/No Trace Camping, Duperele Films
Anno2015
NazioneIrlanda, Canada
GenereDrammatico
Durata118'
DistribuzioneUniversal Pictures
Uscita03 marzo 2016