Isteria collettiva o verità scomode? Corre su questo duplice binario “Regression“, sesto film scritto e diretto da Alejandro Amenábar (il terzo in inglese) e interpretato da un forse troppo teso Ethan Hawke e da una davvero poco empatica (ad essere gentili) Emma Watson. La vicenda si ispira all’ondata di accuse, superstizioni e paure di argomento satanista che colpì molte zone degli Stati Uniti tra gli anni ’80 e ’90.

La locandina

La locandina

Siamo nel 1990 in una piccola comunità del Midwest e in quegli anni erano molto insistenti le credenze che si svolgessero violenze sessuali e omicidi efferati durante lo svolgimento di messe nere. Il Detective Bruce Kenner suo malgrado si ritrova impelagato in quello che in un primo momento appare come un tipico caso di violenza sessuale familiare. Si tratta della storia di una giovane di nome Angela (la Watson), che accusa il padre John Gray (David Dencik), di un crimine ignobile. Il genitore non nega a lungo, anzi si assume ben presto la colpa, precisando però di non riuscire a ricordare nulla. Ci vuole poco affinché Kenner capisca che sotto c’è molto di più. Il detective, incalzato dalla giovane e apparentemente fragile Angela, coadiuvato da un registratore e dalla presenza dello psicologo Dottor Raines (David Thewlis), che viene chiamato per aiutarlo a rivivere i ricordi del padre, entra in una spirale di suggestione (o forse verità), che lo spingerà a scavare sempre più a fondo nella sua suscettibilità e nelle credenze religiose.

Amenábar, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero nel 2005 con “Mare dentro“, con “Regression” (realizzato in otto settimane e girato attorno a Toronto e nei Pinewood Studios), torna a scavare nella mente umana, alla ricerca della distinzione tra sogno e realtà, come accadeva in “The Others” del 2001, ma con minore incisività. Grande responsabilità del cedimento ricade sugli interpreti, la Watson su tutti, non in grado di tenere alta la tensione e la credibilità del suo personaggio. Eppure l’intento del regista originario di Santiago del Cile era ben evidenziato: «Il termine ‘regressione’ significa, tra le altre cose, ritorno. Per me questo progetto significa rivisitare il mistero, ritornare al genere che ha segnato l’inizio della mia carriera con “Tesis“, un film che esplorava il potere quasi ipnotico che, a volte, la contemplazione dell’orrore può avere su di noi, è proseguito poi con “Apri gli Occhi“, un film allucinatorio e febbrile in cui sogni e realtà coesistono e che poi è culminato con “The Others“, un tentativo di recuperare il sapore dei vecchi film di suspense classici. “Regression” è un thriller psicologico, sulla stranezza della mente umana; è un viaggio profondo nel nostro subconscio e nei nostri demoni interiori. E’ un film di suspense fatto con serità». Un impegno mancato.

Titolo originaleid.
RegiaAlejandro Amenábar
SceneggiaturaAlejandro Amenábar
FotografiaDaniel Aranyò, A.E.C.
MontaggioCarolina Martìnez, Geoff Ashenhurst
ScenografiaCarol Spier
CostumiSonia Grande, Minda Johnson
MusicaRoque Banos
CastEthan Hawke, Emma Watson, David Thewlis, Lothaire Bluteau, Dale Dickey, David Dencik, Peter MacNeill, Devon Bostick, Aaron Ashmore
ProduzioneMod Producciones, First Generation Films, Himenóptero, Telefonica Studios
Anno2015
NazioneSpagna, Usa
GenereThriller
Durata106'
DistribuzioneAdler Entertainment
Uscita03 dicembre 2015