Da bambine, Laine insegna all’amica Debbie come usare la tavoletta ouija, con cui per gioco o per davvero si può cercare di comunicare con i morti. Divenuta ragazza, Debbie, seria e preoccupata, brucia la vecchia ouija nel caminetto di casa, poi esce a parlare con Laine alla quale confessa, senza scendere nei dettagli, d’aver usato la tavoletta ouijia per gioco dopo tanto tempo. Congedata l’amica, Debbie resta a casa da sola, ritrova la tavoletta ouija intatta in camera da letto e si impicca. Alla veglia funebre a casa di Debbie, Laine è molto turbata: nonostante questo, acconsente a  sorvegliare la casa dell’amica defunta in assenza dei genitori di Debbie.  Nella stanza di Debbie, Laine trova la tavoletta ouija, ricorda i vecchi giochi d’infanzia e pensa di usarla, assieme ai suoi amici, per contattare l’amica morta. Sarà l’inizio di un incubo senza ritorno…ouija-poster

Il thriller soprannaturale gode di un successo ininterrotto soprattutto perché si rifà ad una delle più antiche forme di narrazione, e cioè il racconto di spiriti, presumibilmente vecchio quanto l’uomo. L’aldilà, la frontiera da cui nessuno è mai tornato, costituisce il Problema e il Cruccio dell’umanità da quando questa ha cominciato a riflettere su se stessa; non stupisce quindi che le paure ad essa connesse non manchino di stimolare corde profonde, e quindi di risultare efficaci anche in assenza di spunti originali. Lo sanno bene i produttori cinematografici, che non si trattengono dal proporci periodicamente storie più o meno riuscite di case infestate, demoni, possessioni e sedute spiritiche, affidando il successo della pellicola più alla confezione e al richiamo del cast che al soggetto od alla sceneggiatura.  E’ questo il caso di questa pellicola, che consiste sostanzialmente in una summa dei tòpos  del racconto soprannaturale, senza inserimenti originali o colpi di scena non annunciati.

L’esordiente Stiles White, che mostra di avere appreso una sufficiente padronanza del mestiere tramite l’esperienza come autore di effetti speciali e sceneggiatore, riesce comunque a confezionare un prodotto più che dignitoso, scegliendo l’onestà realizzativa come canone guida.  Il film non spiacerà agli appassionati del genere, dal momento che sostanzialmente mantiene quel che promette: una narrazione di fatti prevedibili con ritmo e buona capacità descrittiva.  Ottima la resa degli ambienti e delle luci, anche grazie al buon lavoro di fotografia di David Emmerichs, che alterna buio, luci taglienti e luminosità soffusa in modo di sostenere efficacemente la suspense. Il cast di giovani attori (protagonista Olivia Cooke, già “orrificata” in Le origini del Male) svolge diligentemente il compito assegnato, senza eccedere in smorfie, e tutto sommato non si poteva pretendere di più.  Gli effetti speciali sono ben dimensionati ed efficaci, sostengono la storia senza eccedere e la accompagnano al climax finale dove mostrano, senza eccessi da grand – guignol, il Male incarnato con buona credibilità.

In definitiva, un film “di genere” nel senso più conservativo dell’espressione, ma che appassionati e  spettatori occasionali in cerca di qualche brivido potranno senz’altro includere nel proprio carnet senza tema di sorprese…né positive né negative.

Titolo originaleid.
RegiaStiles White
SceneggiaturaStiles White, Juliet Snowden
FotografiaDavid Emmerichs
MontaggioKen Blackwell
CostumiMary Jane Fort
MusicaAnton Sanko
CastDouglas Smith, Daren Kagasoff, Ana Coto, Bianca A. Santos, Matthew Settle, Vivis Colombetti, Robyn Lively, Olivia Cooke
ProduzionePlatinum Dunes, Hasbro, Blumhouse Productions, Media Rights Capital
Anno2014
NazioneUSA
GenereHorror
Durata89'
DistribuzioneUniversal Pictures International Italy
Uscita08 gennaio 2015