Ispirato dalla storia vera dell’omicidio della famosa cantante libanese Suzanne Tamin nel 2008, dove il colpevole era un uomo d’affari e parlamentare egiziano molto vicino alla famiglia Mubarak, Omicidio al Cairo percorrendo le strade del classico detective story, nasconde la sua vera natura di film politico che racconta l’Egitto moderno descrivendo cosa portò i giovani egiziani a sollevarsi contro la polizia e l’élite corrotta, preannunciando la rivoluzione che porterà alla destituzione di Mubarak stesso, gettando col senno di poi il Paese nel caos. La Primavera Araba in Egitto fu soprattutto una rivoluzione contro la polizia e la corruzione, e iniziò il 25 gennaio 2011, proprio il giorno in cui l’Egitto celebra le forze della polizia (Police Day).

Ed è al contempo difficile visionare il film e gli eventi raccontati senza pensare come un’ombra inquietante che si staglia sullo sfondo all’assassinio di Giulio Regeni. Noredin, il poliziotto corrotto protagonista, sarà la nostra guida, un principe della città, insegnandoci l’arte della corruzione, i codici sociali con i baci sulla guancia, e a rivolgerci alle persone secondo il loro stato sociale. Poi, ci sono le mani sporche, i giochi di potere tra i diversi corpi dello Stato e della Sicurezza Interna.
Il tutto in una città multicolore, polifonica e multiculturale in cui contrastano le highway contro le bidonville, i grattacieli con le case incompiute raccontata con estrema verosimiglianza quasi documentaristica. Nonostante il film sia stato girato a Casablanca come spiega il regista: “Tre giorni prima dell’inizio delle riprese l’Egyptian State Security ci ha messi a tacere. Abbiamo dovuto spostare la produzione a Casablanca. Ero devastato. Poi, ho pensato a Fellini e ad Amarcord. La gente della sua città, Rimini, può giurare di aver riconosciuto nel film strade e case. Lui, però, aveva girato a Cinecittà. Si poteva fare! Ma per ricreare una città devi catturarne l’anima. Non mi interessava raccontare una storia, piuttosto far compiere agli spettatori un viaggio. Non uno di quei tour dove non lasci mai il bus – qui facciamo realmente delle fermate, mangiamo del cibo e ci ammaliamo a causa del cibo. Non è fondamentale cosa accade, ma COME accade.”

Tarik Saleh, riesce a costruire un intreccio assai elaborato e pieno di personaggi senza perderne il filo alcuno, esaltando il contesto in cui questi sono calati tanto da assurgerlo a vero e proprio personaggio ulteriore, grazie ai suoi colori, suoni, odori, luci e sapori che escono dallo schermo. Grazie ad uno stile, e background, che miscela documentario e fiction, affidandosi ad attori dalle facce scolpite a partire dal protagonista Fares Fares (assunto alla gloria nella irresistibile commedia svedese Jalla Jalla), imbastisce una pellicola dura, secca, necessaria e quanto mai attuale per capire come il mondo sta cambiando intorno a noi.

Titolo originaleThe Nile Hilton Incident
RegiaTarik Saleh
SceneggiaturaTarik Saleh
FotografiaPierre Aïm
MontaggioTheis Schmidt
ScenografiaRoger Rosenberg
CostumiLouize Nissen
MusicaKrister Linder
CastTareq Abdalla, Yasser Ali Maher, Nael Ali, Mari Malek, Slimane Daze, Ahmed Seleem, Mohamed Yousry, Hania Amar
ProduzioneAtmo
Anno2017
NazioneSvezia, Danimarca, Germania
GenereGiallo
Durata106'
DistribuzioneMovies Inspired
Uscita22 febbraio 2018