La famiglia dei Malavoglia è una famiglia di pescatori che si affidano giornalmente alla Provvidenza perché il pescato sia fruttuoso e per questo anche il loro peschereccio porta il nome della divina. Il mare che incarna i panni di un destino crudele porterà morte e disgrazia travolgendo in tempesta la loro barca. Così umiliato dalla vita tra impazzimenti e disperazione dei familiari, il giovane ‘Ntoni stanco peraltro di vivere in miseria, dopo il secondo naufragio della Provvidenza, cercherà attraverso la musica l’onda giusta, quella del successo. Una sequenza di proverbi popolari recitati dal nonno suggelleranno la fortuna del giovane che attraverso l’utilizzo di una attrezzatura da deejay li trasformerà in un brano rap che diventerà il disco dell’estate. Come dimostrazione che resta sempre il focolare domestico a donare la giusta caparbietà per afferrare la vita coi denti Ntoni sarà spinto ad abbandonare quella vita nuova e feconda per reinvestire nella miseria riportando a galla i Malavoglia.

malavoglia locDire che è liberamente ispirato è dire troppo poco. Si chiama i Malavoglia, i protagonisti hanno gli stessi nomi scelti dal Verga, sono pescatori come loro, la Provvidenza è la loro barca e per finire vivono nella Casa del Nespolo. Ma è impossibile e superfluo fare il confronto tra il libro e il film. Il primo infatti è uno straordinario affresco della Sicilia popolare dell’ottocento il secondo un fioco richiamo per parlare ancora della questione meridionale ma questa volta contemporanea. Non a torto al regista Scimeca tremavano i polsi. Le vicende della famiglia Malavoglia che nel romanzo si snodano in un arco temporale lungo circa nove anni sono questa volta concentrate in un periodo molto più breve da non permetterci neppure di vedere la crescita di nessuno dei protagonisti. Comunque facendo fede a quanto prima detto, la messa a confronto è inutile anche perché è lo stesso Scimecca a negare una ricostruzione e una attualizzazione del romanzo del Verga, quindi l’ispirazione gli è servita forse solo a fare meno fatica di quanta ne avrebbe fatta se avesse ricercato dei personaggi propri e un trama d’ispirazione personale.
Rubacchiando un’idea di successo di 200 anni fa facilita la riuscita del suo film al quale va riconosciuta la sensibilità per volere essere comunque una storia di vita umile e quindi toccante. Corruzione, povertà, immigrazione, burocrazia fanno da pannello al grande teatro siciliano moderno. Un cast di attori rimediati tratteggia il film con toni ancora più reali e con un raffinato gusto estetico grazie anche ad una ricercata scenografia, punti di forza del film che però pecca di una narrazione piuttosto veloce e poco articolata rendendo il tutto un po’ troppo scontato.

RegiaPasquale Scimeca
SceneggiaturaPasquale Scimeca, Tonino Guerra, Nennella Buonaiuto
FotografiaDuccio Cimatti
MontaggioFrancesca Bracci
ScenografiaPaolo Previti
CostumiGrazia Colombini
MusicaAlfio Antico
CastAntonio Curcia, Giuseppe Firullo, Omar Noto, Doriana La Fauci, Greta Tomasello, Giovanni Calcagno, Vincenzo Albanese, Salvatore Ragusa
ProduzioneArbash Film, Cinesicilia, Cinecittà Luce
Anno2010
NazioneItalia
GenereDrammatico
Durata94'
DistribuzioneIstituto Luce
Uscita29 aprile 2011