Cosa hanno in comune Ian McLellan Hunter, vincitore dell’Oscar per il soggetto di Vacanze Romane (1953) e Robert Rich vincitore dell’Oscar per il soggetto de La più grande corrida (1956)? Semplice, Dalton Trumbo.

Chi è costui? E’ stato uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, autore tra l’altro di Spartacus di Stanley Kubrick, Exodus di Otto Preminger e Papillon di Franklin J. Schaffner, con Steve McQueen e Dustin Hoffman.
Ma fu anche uno dei membri della ‘Hollywood Ten’, un gruppo di professionisti del cinema che si rifiutarono di testimoniare davanti alla Commissione per la attività anti-americane (House Committee on Un-American Activities) nel 1947 sulla sua adesione al partito comunista americano, condannato soltanto per resistenza all’operato del Congresso, condannato ad 11 mesi di prigione.

Oggi il regista Jay Roach, specializzato in film leggerissimi e demenziali (da Ti presento i Miei alla saga di Austinultima parola loc Powers, da A cena con il cretino a Candidato a sorpresa) partendo dalla biografia scritta da Bruce Alexander Cook ed edita in Italia da Rizzoli, porta sul grande schermo l’incredibile vicenda di Dalton Trumbo interpretato con una rassomiglianza fisica impressionante dal candidato all’Oscar Bryan Cranston. Veniamo così a incontrare un uomo mite ma forte nei suoi convincimenti, capace di portare avanti una battaglia di principio (il primo emendamento della Costituzione Americana) con la rettitudine di una chiarezza di pensiero e modi inusuali. Un piccolo eroe americano, accusato di antiamericanismo solo perchè iscritto al Partito Comunista Americano e vittima illustre, insieme a molti altri artisti ed artigiani di Hollywood, della caccia alle streghe generata dal maccartismo a metà degli Anni Quaranta. Un uomo ricco, sceneggiatore strapagato ed al contempo originale visto che era solito scrivere i suoi lavori immerso nella vasca da bagno, idealista ma non ideologizzato, comunista (convinto che una mano verso il prossimo vada sempre stesa in aiuto) ma attento ai propri interessi economici. La sua amicizia con l’attore Edward G. Robinson, il cui tradimento Trumbo sopporta con cristiana rassegnazione, i rapporti professionali con Otto Preminger e Kirk Douglas, la correzione di sceneggiature altrui durante la collaborazione con la casa di produzione di B-Movie capitanata da Frank King sono tutti tasselli che ci raccontano oltre la vicenda personale del protagonista, anche un’industria cinematografica la cui forza propagandistica al servizio del potere costituito era solo agli albori ma di cui la giornalista Hedda Hopper aveva intuito tutta la sua potenzialità.

L’ultima parola non è il primo film ne sul maccartismo (da Il prestanome a Indiziato di reato) ne sull’industria hollywoodiana (da Hollywood Party a Viale del tramonto, da Barton Fink a The Players), ma ha la capacità di muoversi tra questi due poli con una certa leggerezza mantenendo alto l’interesse dello spettatore. Aderente all’uomo Trumbo l’interpretazione di Bryan Cranston (ennesimo caratterista del cinema americano assunto al ruolo di protagonista come fu lo scorso anno per J. K. Simmons con Whiplash) in una pellicola costellata di belle partecipazioni come quelle di Helen Mirren (Hedda Hopper) e John Goodman (Frank King).

Titolo originaleTrumbo
RegiaJay Roach
SceneggiaturaJohn McNamara
FotografiaJim Denault
MontaggioAlan Baumgarten
ScenografiaMark Ricker
MusicaTheodore Shapiro
CastBryan Cranston, Elle Fanning, Diane Lane, Helen Mirren, Alan Tudyk, John Goodman, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Louis C.K.
ProduzioneGroundswell Productions, Inimitable Pictures, ShivHans Pictures
Anno2015
NazioneUSA
GenereDrammatico
Durata124'
DistribuzioneEagle Pictures
Uscita11 febbraio 2016