Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper, segna una pietra miliare nella storia del nuovo cinema horror, quello nato negli Anni Settanta e fortemente caratterizzato dagli orrori che la guerra del Vietnam aveva permeato l’immaginario americano e non solo.
leatherface4.jpgQuel film, di cui ammetto la difficoltà a rivederlo a distanza di anni dopo quella “prima visione” al Fantafestival di Roma ospitato al Cinema Barberini dove il pubblico parteggiava apertamente per la famiglia di mostri protagonisti, costruiva il suo orrore in primis sulle atmosfere da gotico americano di cui era insudiciata la storia ed i suoi protagonisti. Una tensione ed orrore che poi esplodeva nello splatter più spinto – a quei tempi – fatto di corpi sventrati, disarticolati, con le viscere portate alla luce del sole e le lenti della macchina da presa che si macchiavano di schizzi di sangue e materiali corporali.

Ebbene dopo sequel più o meno riusciti e rifacimenti più o meno convincenti, finalmente un film che avrebbe dovuto ricostruire l’infanzia di quello che è considerato oggi una delle figure più iconiche del cinema mondiale: Leatherface.

LF_01134-minL’uso del condizionale dovrebbe allertare subito il lettore della riuscita di tale operazione nonostante tra i produttori esecutivi compaia il papà Tobe Hooper e dietro la macchina da presa la coppia di registi francesi Alexandre Bustillo & Julien Maury – una coppia non estranea al genere con À l’intérieur (2007), Livide (2011) – che influenzati tra gli altri da Dario Argento e Roman Polanski avrebbero dovuto gettare una luce diversamente “autoriale” sulla storia. Così non è: il giovane “Faccia di cuoio”, in fuga da un ospedale psichiatrico insieme a tre violenti compagni di ricovero, rapisce una giovane infermeria. Il viaggio dei quattro è condito da una serie di orrori ed efferatezze a cui tenta di porre fine un sadico poliziotto più in nome di una Vendetta privata piuttosto che per un senso di Giustizia.

LF_00910Il seguito potete facilmente immaginarlo con sequenze truculente ed effettacci splatter piuttosto fini a se stessi tanto per colpire allo stomaco e nei punti più sensibili lo spettatore, mancando quell’atmosfera infernale che Hooper era riuscito a costruire nella sua pellicola originale. La sensazione è quella che l’aver voluto raccontare l’infanzia di Leatherface sia stato un puro pretesto per dare “diginità” ad una storia uguale a tante altre, a personaggi prevedibili e di alcun interesse, ad un film più che trascurabile nonostante piccole trappole narrative distribuite qua e là.

Per dare un senso al tutto probabilmente si sarebbe dovuto osare molto, ma molto di più; avere il coraggio di mettere il progetto nelle mani di un regista geniale, altalenante, fuori dagli schemi e capace di qualsiasi nefandezza, quali un certo… Rob Zombie. Che occasione mancata!

Titolo originaleid.
RegiaAlexandre Bustillo, Julien Maury
SceneggiaturaSeth M. Sherwood
FotografiaAntoine Sanier
MontaggioSébastien de Sainte Croix, Josh Ethier
ScenografiaAlain Bainée
CostumiIna Damianova
MusicaJohn Frizzell
CastFinn Jones, Stephen Dorff, Lili Taylor, Nicole Andrews, Sam Strike, Sam Coleman, Vanessa Grasse
ProduzioneCampbell Grobman Films, Mainline Pictures, Millennium Films
Anno2017
NazioneUSA
GenereHorror
Durata84'
DistribuzioneM2 Pictures
Uscita14 settembre 2017