Chon e Ben sono i due pusher di marijuana più ricchi della California: convivono in una splendida villa sull’oceano e condividono la bella O (Blake Lively), che ama nella stessa misura tutti e due.
Chon ( Taylor Kitsch) è un reduce dalle missioni di pace che ha visto troppi action movie e quando qualcuno non accetta le sue condizioni non esita a tirare fuori coltello o pistola; Ben (Aaron Johnson) è l’alter ego sensibile, troppo influenzato dai blog di cultura alternativa, così da credere che per cambiare il mondo basti piantare qualchele belve loc pannello solare e qualche depuratore in giro per il mondo; la ragazza ha semplicemente letto troppi libri con troppe “sfumature” di colori e pensa che sia trasgressivo affermare fuori campo che ha bisogno di avere due partner differenti per soddisfare appieno il corpo e lo spirito (così recita più o meno la sceneggiatura).
Tutto procederebbe per il meglio se un cattivissimo cartello di trafficanti messicani capitanato da una spietata donna (Salma Hayek) non avesse deciso di mettere le mani sulla torta dei ragazzi, con le buone o con le cattive, addirittura sequestrando la generosa O. Inutile dire che per trovare una soluzione bisognerà che qualcuno si faccia male.

Avevamo lasciato Oliver Stone a rileggere le paure e le nevrosi della finanza senza scrupoli riprendendo i personaggi e gli ambienti di più di vent’anni prima in “Wall Street – Il denaro non dorme mai” con una certa appropriatezza ed ora lo ritroviamo a ravvivare quel cinema rumoroso ed eclettico che nel bene e nel male lo aveva reso celebre intorno agli anni ’90 (“Assassini nati”, “U-turn”). A fugare ogni dubbio, basta guardare i primi tre minuti di questa ultima opera tratta da un romanzo di successo di Don Wislow (che è anche co-sceneggiatore) per capire le intenzioni: una scena di tortura e decapitazioni in un garage messicano e un patinato amplesso su un divano della costa occidentale completamente slegati tra loro. Come a dire: sveglia, sono Oliver Stone e sono tornato alla carica con sesso e violenza. Purtroppo le restanti due ore deludono completamente qualsiasi aspettativa in un mare di noia e prevedibilità, colpa di protagonisti anonimi e debolissimi, di un intreccio annacquato e rallentato all’inverosimile e uno sconfortante senso di “già visto”. A questo si aggiunge la frustrazione per aver impiegato tante risorse a vuoto: tre dico tre montatori da Oscar, come se aumentando il numero dei batteristi migliorasse la qualità del ritmo di una canzone, le musiche di Adam Peters (ex tastierista degli Echo & the Bunnymen) nella vana speranza di ripetere i miracoli di Trent Reznor in “Assassini nati”, interpreti come Benicio Del Toro e Emile Hirsch assolutamente non sfruttati a dovere nei ruoli di contorno (a cui va aggiunta Uma Thurman tagliata del tutto in fase di montaggio e nei titoli).

belve 2Il colpevole principale resta Oliver Stone, convinto che parlare dell’attualità della guerra e della legalizzazione delle droghe leggere sia una novità, che far ricattare via Skype garantisca modernità alla storia e che il trucco di usare a piacere cambi di colore, ralenti, sangue, scene pulp, omaggi al western basti da sé, oggi meno che mai, a scuotere chi guarda.
Unica nota positiva resta l’interpretazione di un John Travolta imbolsito nei panni di un poliziotto corrotto con moglie malata terminale e figliolette a carico, simbolo di quell’ambiguità morale, che oscilla continuamente dal giusto all’osceno, tra il bene e il male, che fu un punto di forza anche del cinema di Stone e che qui è assente del tutto ingiustificata.

Titolo originaleSavages
RegiaOliver Stone
SceneggiaturaShane Salerno, Don Winslow, Oliver Stone
FotografiaDan Mindel
MontaggioJohn Hutshing, Suart Levy, Alex Marquez
ScenografiaThomàs Voth
CostumiCindy Evans
MusicaAdam Peters
CastTaylor Kitsch, Blake Lively, Salma Hayek, Aaron Johnson, John Travolta, Benicio Del Toro
ProduzioneUniversal Pictures, Relativity Media
Anno2012
NazioneUSA
GenereAzione
Durata131'
DistribuzioneUniversal Pictures
Uscita25 ottobre 2012