Chi ha visto “La classe”, il film vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2008 e oggi vede “L’atelier” entrambi scritti e

La locandina

diretti da Laurent Cantet, non può non adagiarsi sul luogo comune secondo il quale un regista gira sempre lo stesso film. Stessa opera  corale, stesse atmosfere, stesso stile, stessa intensità, stessa magistrale direzione degli attori, stesso impianto drammaturgico, stessa amara leggerezza.

Qui siamo a La Ciotat una città del sud della Francia con un passato di lotte operaie, la scena è un laboratorio di scrittura tenuto da una scrittrice  a dei  ragazzi del posto. Il film è la registrazione serrata dei dialoghi dei ragazzi, delle dinamiche psicologiche che si creano tra di loro e l’insegnante e in un crescendo serrato e implacabile attraverso le parole esce fuori la vita in tutte le sue attualissime declinazioni: il presente, il futuro, il lavoro, la politica, il razzismo, il terrorismo, l’ambiguità, il sesso, la morte, il cinema, la scrittura.

Il segreto di un film del genere è la credibilità degli attori e in questo caso la felicità delle scelte deriva da come è stato condotto il casting. Spiega infatti Cantet: «Il cast è composto in gran parte dai giovani esordienti, selezionati grazie a dei casting aperti nei bar, nelle palestre, nei teatri, nelle scuole».

Rispetto a “La classe”,  “L’atelier” vira nel finale verso una dimensione più intimista e simbolica, quasi a voler imporre una riflessione, che stride col resto del racconto e lo rende disarmonico.

Titolo italianoL’atelier
Titolo originaleid.
RegiaLaurent Cantet
SceneggiaturaLaurent Cantet, Robin Campillo
FotografiaPierre Milon
MontaggioMathilde Muyard
ScenografiaSerge Borgel
CostumiAngès Giudicelli
MusicaBedis Tir, Edouard Pons
CastMarina Foïs, Matthieu Lucci, Warda Rammach, Issam Talbi, Florian Beaujean,
ProduzioneArchipel 35, France 2 Cinéma
Anno2017
NazioneFrancia
GenereDrammatico
Durata114'
DistribuzioneTeodora Film
Uscita07 giugno 2018