L’alba del pianeta delle scimmie. Si comincia con lo scienziato buono che vuole curare l’Alzheimer, si finisce con scimmie più intelligenti di un fan di Vasco Rossi che fanno un casino per scappare dalla città.
In mezzo c’è l’amicizia fra lo scienziato e la scimmia domestica, l’imprenditore farmaceutico senza scrupoli, una scimmia incattivita dagli esperimenti, una veterinaria che si innamora dello scienziato, un probabile fan dei Tea Party, un biondino antipatico, un virus mortale per l’uomo che rende intelligentissime le scimmie.
Le scimmie al cinema non ci fanno quasi mai una bella figura. Sono i mammiferi più stronzi a dirla tutta. Voglio dire i cani hanno Cujo, certo, ma pure Lassie e Rin Tin Tin. Guardate Monkey Shines invece, guardate Il libro della giungla, guardate Congo. Incontrare una scimmia al cinema è sempre un guaio.
Un giorno scriverò un libro bellissimo che si intitolerà tipo “Le scimmie al cinema. Una storia culturale”. Scalerà le classifiche di vendita, perchè i libri di Cultural Studies sul cinema, è noto, vendono tantissimo, specie se parlano di animali.
Per l’analisi sul perchè le scimmie al cinema son sempre così incazzate vi rimando al mio futuro libro che in quelle pagine lo spiego per filo e per segno, che ora invece devo fare la recensione de L’alba del pianeta delle scimmie.alba-pianeta-scimmie-locandina

Il film è il prequel de Il pianeta delle scimmie e questo spiega il titolo e tutti i rimandi interni alla trama. Le scimmie di questo film, al contrario delle mie premesse, non sono poi così cattive. Se menano qualcuno, nel corso della pellicola, è perchè quel qualcuno se la è proprio cercata: il vicino di casa che come minimo è nei Tea Party e allora Cesare (che è la scimmia protagonista) gli stacca il dito; il biondino un po’ stronzo del carcere delle scimmie (giuro, c’è tipo un carcere per le scimmie nel film) che viene ammazzato, ma era antipatico e tutti ci speravamo (e comunque è vittima del suo essere antipatico).
Un giorno scriverò un libro bellissimo sulle morti dei personaggi antipatici nei film che si intitolerà tipo “Stronzi che vengono ammazzati nei film e tu un po’ ci speravi già da prima. Una storia culturale”. Anche lo stronzo è un fenomeno culturale e come tale è importante contestualizzarlo e storicizzarlo, diamine. Venderà tantissimo perchè la striscetta promozionale reciterà “Dallo stesso autore di Le scimmie al cinema” Il libro verrà tradotto in tantissime lingue. Chissà come si dice “Stronzi” in cinese mandarino.

L’alba del pianeta delle scimmie, dicevo. Il film è esattamente come te lo aspetti, non fosse altro che già sappiamo come finisce, ma è pure inaspettatamente divertente. Dico davvero. Ha ritmo e ci sono una manciata di scene che dici, cavolo, mi piace. Così dici. Ci sono i piani sequenza sofisticati che faranno la felicità degli studenti DAMS. C’è la battaglia finale sul ponte che è una lezione di cinema Mainstream di qualità. Chi cavolo è ‘sto Rupert Wyatt che dirige? Non lo so mica, però è bravo a fare il suo mestiere.
C’è la parentesi carcerario-scimmiesca che pure è una bella trovata. E poi ci sono gli scimpanzé che fanno parkour che manco i ballerini di Madonna.
Un giorno scriverò “I ballerini di Madonna. Una storia culturale”. È dello stesso autore di “Stronzi che vengono ammazzati” e “Le scimmie al cinema”. Non perdetevelo.

[davide luppi]

Titolo originaleRise of the Planet of the Apes
RegiaRupert Wyatt
SceneggiaturaAmanda Silver, Rick Jaffa, Jamie Moss
FotografiaAndrew Lesnie
MontaggioConrad Buff IV, Mark Goldblatt
ScenografiaClaude Paré
CostumiRenée April
MusicaPatrick Doyle
CastJames Franco, Freida Pinto, Andy Serkis, Brian Cox, David Hewlett, John Lithgow, Karin Konoval, Sonja Bennett, Tom Felton, Tyler Labine
ProduzioneChernin Entertainment, Dune Entertainment, 20th Century Fox, Film Corporation
Anno2011
NazioneUSA
GenereAvventura
Durata105'
Distribuzione20th Century Fox
Uscita23 settembre 2011