Dopo Maleficent e Il Libro della giungla, la Disney ritenta la carta del remake in formato live-action di uno dei suoi Classici d’animazione; per l’occasione è stato rispolverato La Bella e la Bestia (1991, 2 premi Oscar), ma il risultato è ben lontano dall’originale e tutto da dimenticare.

bella e la bestia locPer chi si fosse dimenticato la trama (o fosse riuscito incredibilmente a non inciampare ancora in questa pietra miliare di casa Disney), ricordiamo che la protagonista è Belle, giovane amante della lettura, costretta in un paesino di campagna che le va stretto e dove Gaston, il bell’imbusto del circondario, un uomo tutto muscoli e vanità, le fa la corte. Ma un giorno le cose cambiano: il padre di Belle, Maurice, è infatti stato fatto prigioniero nel castello di un’orribile Bestia e la ragazza si offre di prendere il suo posto. La Bestia però non è un mostro qualunque, bensì un Principe, così trasformato da una fata affinchè impari a guardare oltre la superficie. L’incantesimo però ha colpito anche gli altri abitanti del castello, ora costretti nelle fattezze di tazzine, cucchiai, candelieri, orologi, armadi e simili, ma solo l’amore di una fanciulla per la Bestia potrà liberare tutti. Sarà Belle quella ragazza?

Il film di Bill Condon dura quasi 40 minuti in più rispetto al suo gemello animato ed è proprio qui che iniziano le note dolenti. Come è comprensibile, nel passaggio al live-action si è cercato di dare un po’ più di corpo all’intreccio (non che ce ne fosse bisogno, in realtà), tenendo magari anche conto della differente composizione di pubblico rispetto all’animazione; ma il tentativo non è andato in porto come avrebbe dovuto. Molte le scene nuove in un film per il resto quasi filologico, peccato che invece di procedere in maniera organica sulla sceneggiatura, scegliendo anche magari degli elementi del film del ’91 da sacrificare, si sia preferito di procedere per semplice e superficiale addizione, col risultato di distruggere l’equilibrio (perfetto nella sua essenzialità) dell’originale. “Less is more” gridava Van der Rohe, e nessun suggerimento potrebbe essere più calzante in questo caso. I nuovi interventi riguardano per la maggior parte le vicende biografiche dei protagonisti, ma invece di dare maggior spessore psicologico ai diretti interessati, si risolvono in quadri a sé stanti, inutili e slegati dalla trama principale, col risultato di appesantire troppo lo sviluppo del film, peraltro già zavorrato dall’inserimento di sciapissimi scambi di battute là dove l’animato presentava un gesto, uno sguardo o un numero musicale di gran lunga più efficaci. Si avverte la mancanza a monte di un progetto sistematico di riadattamento e riscrittura delle psicologie e dei personaggi, col risultato drammatico di rendere proprio quest’ultimi, tranne poche eccezioni, assolutamente monodimensionali e noiosi da seguire.

bella e la bestia 1Emma Watson veste i panni della protagonista, e proprio sulla scia dell’attivismo femminista della giovane attrice si è cercato di rinnovare un po’ il personaggio. Belle ora non si limita a leggere appena può e a sentirsi un po’ fuori posto nel suo piccolo villaggio, anzi, ora insegna a leggere alle bambine, scatenando l’ira dei compaesani (il perchè però non si sa), cita Shakespeare a tutte le ore della giornata, rivendica il suo non essere una principessa (con meno convinzione di Moana, ahimè), indossa piercing e scarpe di corda: forse un po’ troppo. A rincarare la dose ci pensa l’interpretazione della Watson, che ci presenta una Belle tanto indipendente da essere arrogante, così lontana dall’ideale di principessa dolce e gentile da risultare rigida e glaciale. Forse si è premuto troppo sul pedale dell’emancipazione della figura della principessa, dimenticando contesto, trama e anima del personaggio di Belle, tra l’altro tra le non poche principesse già abbastanza emancipate in originale. Alla Bestia di Dan Stevens va un pochino meglio, anche se ha perso molto del suo lato tragico a vantaggio di un eccesso di simpatia. Difficile giudicare dalla versione italiana la sua interpretazione, dato il doppiaggio e la presenza per la quasi totalità del film del suo alter ego computerizzato. Sembra comunque a suo agio come principe umano. Stesso discorso per l’”ensemble” del castello, dove spiccano i nomi di Emma Thompson, Ewan McGregor, Ian McKellen e Stanley Tucci, di cui la versione italiana ci concede poco. Sono loro comunque i personaggi più autenticamente divertenti e fortunatamente completamente ignorati dal processo di riscrittura, se non in minima parte. Notevoli invece le interpretazioni di Kevin Kline (Maurice), Luke Evans (Gaston) e Josh Gad (LeTont). Kevin Kline riesce nell’impossibile, cioè a dare anima ad un personaggio destinato all’inutilità nell’economia del film, nonostante l’altrettanto inutile dramma familiare affibbiatogli, senza farci rimpiangere il simpaticissimo Maurice-inventore del 1991. Il Gaston di Luke Evans, oltre ad essere protagonista di una delle scene meglio riuscite della pellicola (la canzone di Gaston all’osteria) assieme all’assalto al castello, sarebbe anche potuto essere un gioiellino se la sceneggiatura lo avesse concesso. Luke Evans è a suo agio sia nei panni del vanesio Gaston di inizio pellicola che di quello demoniaco della seconda metà, noi un po’ meno. Più digeribile l’evoluzione psicologica del personaggio di LeTont, affidato ad un eccellente Josh Gad, capace di portare un po’ di senso comune in un film in cui tutto sembra essere sempre troppo sopra o troppo sotto le righe.

bella e la bestia 2Certamente importantissime in un film come La Bella e la Bestia sono i brani musicali, qui purtroppo penalizzati anche pesantemente (in particolare Bonjour) da una traduzione italiana legata ad esigenze di coerenza col labiale inglese; tra i brani della vecchia guardia troviamo anche alcune aggiunte, come uno brano tutto per la Bestia (ed effettivamente sentivamo la necessità di un momento tutto dedicato a questo personaggio), seppur non abbastanza incisivo. Sorvolando sul doppiaggio italiano, ottimo nelle voci ma non nell’esecuzione, è doveroso citare le meravigliose scenografia di Sarah Greenwood (un continuo di citazioni alla pellicola di Cocteau) e i superbi costumi di Jacqueline Durran, dove forse sono proprio quelli “moderni” di Belle ad avere la peggio contro la cura per i dettagli che caratterizza gli altri.

Insomma, un film sontuoso ma che al massimo strappa una risata, certamente non emoziona, nemmeno in una sequenza iconica e grandiosa come quella del ballo di Belle con il famigerato abito giallo. Quello che si è guadagnato in estetica in sequenze notevoli come la festa iniziale o la stessa Bonjour, lo si è perso in quanto ad emozioni e il tutto sembra ancora più stereotipato e piatto che nel film d’animazione.

Titolo originaleThe Beauty and the Beast
RegiaBill Condon
Sceneggiatura Stephen Chbosky , Evan Spiliotopoulos
FotografiaTobias A. Schliessler
MontaggioVirginia Katz
ScenografiaSarah Greenwood
CostumiJacqueline Durran
MusicaAlan Menken
CastEmma Watson, Dan Stevens , Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Audra McDonald, Gugu Mbatha-Raw, Ian McKellen, Emma Thompson
ProduzioneWalt Disney Pictures, Mandeville Films
Anno2017
NazioneUSA
GenereSentimentale
Durata129'
DistribuzioneWalt Disney Studios Motion Pictures
Uscita16 marzo 2017