venezia-74Era molto atteso al Lido Human Flow di Ai Weiwei, artista dissidente cinese, che tratta uno dei problemi fondamentali dei nostri giorni: le grandi migrazioni. Inevitabile, visto i tempi che corrono e il paese dove è presentato, l’Italia della Lampedusa già ottimamente illustrata dal Fuocoammare di Rosi, e forse ragione ulteriore della selezione di Barbera. Il documentario di Weiwei, frutto di un anno di riprese in oltre venti nazioni, rivela fin dall’inizio una natura poliedrica, spostandosi non troppo agilmente, ma in maniera efficace, da nazione a nazione, ad analizzare i singoli flussi migratori e le cause dietro di essi.

L’urgenza di rappresentare la realtà dei migMV5BMTU4ODI2NjIzNF5BMl5BanBnXkFtZTgwNDQwMzUyMzI@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_ranti si avverte, ma, allo stesso tempo, è un’urgenza che le immagini di Weiwei non tradiscono mai per davvero; anzi, le riprese si contraddistinguono per la calma e il silenzio che le abitano, come se si trattassero di un’affermazione, un’oggettività innegabile: messa in scena indovinata visto il tema delicato. Non a caso il regista sottolinea, prima, quale sia la definizione di “rifugiato” e, poi, mostra oltre ogni ragionevole dubbio che siano proprio questo i tanti, troppi sfollati (una realtà indubbiamente vera e drammatica, diversamente a quanto piace professare ad una certa classe politica italiana).

Ne vien fuori un dipinto dell’umanità desolante: guerre, terrorismo e surriscaldamento globale le ragioni dietro “l’onda umana” del nostro tempo e, dovunque, sempre più frontiere chiuse, in un numero di gran lunga superiore rispetto a quello degli anni del Muro di Berlino. Ciò che rafforza e in parte legittima la rappresentazione di Human Flow è il suo carattere globale, una visione il più coerente possibile che va a farsi indagine su più fronti (come la più moderna delle concezioni di Storia), per riportare con veridicità una questione imprescindibile dall’epoca in cui stiamo vivendo e che ci riguarda tutti come “esseri umani” privi delle nostre apparenti distinzioni.

Ai Weiwei, nel corso dell’operazione, non rinuncia a donare alle sueAi-Weiwei-documentario-Human-Flow immagini una bellezza rara – e non c’è da stupirsi, dato il background artistico dell’autore – che, tuttavia, macera il ritmo del film, donando una gravitas sì necessaria, ma senza facilitarne la fruizione. E se ammettiamo che Human Flow abbia un fine etico – per nulla essenziale ad un film, ma qui evidente -, allora si avverte un certo stridore, e vien da chiedersi il perché Weiwei non renda la sua opera di più facile ricezione, ma le doni un’autorialità quasi del tutto accessoria, oltre a ritagliare uno spazio per se stesso completamento ingiustificato e a tratti ridicolo.

Probabilmente la difficoltà intrinseca a Human Flow si lega alle difficoltà nell’affrescare un problema così ampio e complesso, quale quello della migrazione. Resta comunque un lavoro importante, uno di quei film che “tutti dovrebbero vedere”. Non perché possa realmente cambiare le cose, ma per una maggior consapevolezza del nostro mondo e del nostro tempo; ora più indispensabile che mai.

Titolo originaleHuman Flow
RegiaAi Weiwei
FotografiaChristopher Doyle, Zhang Zanbo, Renaat Lambeets, Wenhai Huang, Johannes Waltermann, Li Dongxu
MusicaKarsten Fundal
ProduzioneAmazon Studios
Anno2017
NazioneGermania
GenereDocumentario
Durata140'
Distribuzione01 Distribution
Uscita02 ottobre 2017