Lo avevamo visto nel 2013 in anteprima mondiale al Festival del Film di Roma e se ne erano perse le tracce.
Si pensava ad una uscita diretta in Home Video ed invece eccolo spuntare improvviso tra le uscite cinematografiche settembrine. Parliamo dell’ultimo lavoro di Eli Roth, il regista pupillo di Quentin Tarantino (e non solo, essendo tra i produttori esecutivi della serial tv House of Cards) che torna dietro la macchina da presa dopo circa 6 anni dal secondo capitolo del delirante Hostel.

Con The Green Inferno, Roth cambia pelo ma non il vizio di sottoporre i personaggi delle sue pellicole a situazioni ai limiti della decenza, riservando loro morti orribili e orripilanti. Il film è un chiaro omaggio green inferno poster(quasi un remake o plagio, decidete voi) di Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato. Entrambi ambientati in Amazzonia, entrambi vedono un gruppo di giovani alle prese con tribù dedite al cannibalismo.

Roth pone al centro del suo delirio un gruppo di giovani ecologisti, decisi a recarsi in Amazzonia per salvare dall’estinzione una tribù locale minacciata dall’avanzare delle ruspe mosse da grandi multinazionali per fini prettamente speculativi. Durante il loro spostamento il gruppo viene falcidiato da un incidente aereo, che precipita i sopravvissuti nel bel mezzo della foresta. Questi non fanno in tempo a dire “Siamo salvi” che vengono catturati da una tribù la cui peculiarità è dipingersi il corpo di color rosso, ed il motivo i giovani superstiti lo scopriranno ben presto a loro carissime spese.

Da questo punto in avanti inizia la mattanza; situazioni estreme che faranno emergere le piccole grandi meschinità dell’uomo occidentale di fronte ad una serie di atti di cannibalismo che decreteranno l’apertura della macelleria grand guignol.

Come in Hostel parte 1 e 2, Roth si diverte a disgustare il suo pubblico mostrando ciò che solitamente viene occultato, mostrando personaggi talmente urticanti da spingere lo spettatore a tifare per la loro estinzione piuttosto che per la sopravvivenza. Niente di nuovo sotto il sole di chi è frequentatore del genere; tutto prevedibile, tutto già visto ma ripresentato in veste scintillante. Trattansi di classica ribollita cinematografica, che piacerà ai palati meno fini o ai più giovani. Contrariamente al suo mentore Quentin capace di giocare con i generi, rivoltandoli e rinnovandoli, Roth li utilizza in maniera rispettosa e sin troppo prevedibile in un film che se non fosse per il nome di chi lo ha ideato e realizzato, passerebbe inosservato in seconda serata di una sera d’agosto.

Titolo originaleid.
RegiaEli Roth
SceneggiaturaGuillermo Almoedo, Nicolás López, Eli Roth
MontaggioErnesto Díaz Espinoza
CostumiElisa Hormazábal
MusicaManuel Riveiro
CastLorenza Izzo, Ariel Levy, Aaron Burns, Sky Ferreira, Nicolás Martínez, Kirby Bliss Blanton, Magda Apanowicz, Matías López
ProduzioneWorldview Entertainment, Dragonfly Entertainment, Sobras.com Producciones
Anno2013
NazioneUSA
GenereHorror
Durata103'
DistribuzioneKoch Media
Uscita24 settembre 2015