Philippe (Kad Merad), dirigente di un ufficio postale, vive e lavora presso la solare cittadina di Salon-de-Provence, nel Sud della Francia, dove gli abitanti sono sereni, si godono il clima mite e “amano” gli altri. Per favorire la moglie Julie, turbata da una depressione in fieri, Philippe tenta di tutto (si finge persino disabile, ma senza successo) pur di ottenere il fondamentale trasferimento sulla Costa Azzurra.
giu al nord locLa finzione viene scoperta e, pena il licenziamento, Philippe viene spedito a Bergues, nel profondo nord francese, la regione Nord-Pas de Calais. Philippe parte con la certezza di finire al patibolo, ma non è il solo a crederlo. Oltre alla famiglia (il figlio è convinto che il genitore perderà le dita dei piedi), durante il viaggio in autostrada, persino un vigile si rifiuta di fargli la multa dopo aver saputo la destinazione. Il profondo Nord è universalmente considerato dai francesi un posto inospitale, freddo, abitato da campagnoli rozzi e maleducati, perennemente ubriachi e che si esprimono con l’incomprensibile dialetto “Ch’ti”. Dopo la prima settimana, però, Philippe si rende conto che nulla di ciò che ha temuto o ipotizzato è reale: da uomo del sud prevenuto si ricrederà del tutto, perché “uno straniero che va nella regione degli Ch’tis piange due volte: quando arriva e quando riparte”.

Arriva in Italia la commedia che ha scombussolato il botteghino francese, incassando 140 milioni di euro, con oltre ventuno milioni di spettatori. Sono passati due anni e Giù al Nord è ora nelle sale italiane, ma sembra difficile che possa bissare il successo d’oltralpe. La pellicola diretta, interpretata e sceneggiata da Dany Boon (nella parte del romantico ubriacone Antoine Bailleul), gioca con i luoghi comuni presenti nella provincia francese, utilizzando sfumature di linguaggio e di dialetto che per chi è digiuno di francese lasciano ben poco spazio alla comprensione. La versione doppiata, inoltre, si basa sulla modifica dell’utilizzo delle “s” che diventano “sc”, mentre la “sc” si trasforma in “schi”. Questi mutamenti danno vita ad una “non lingua”, che purtroppo rischia di lasciare lo spettatore nell’incertezza.

Facendo mente locale, lo stato d’animo di Philippe diretto a Bergues, nel profondo “Noooord”, equivale a quello dei nostri Totò e Peppino che dal sud arrivano a Milano, bardati con colbacco e cappotto di astrakan nel film Totò, Peppino e… la malafemmina (1956). Rivolgendosi ad un vigile urbano di Piazza del Duomo, convinti che sia un ufficiale austriaco, gli chiedono: “Noio volevam savuàr”…
Tra clichè regionali e spassose passeggiate in bicicletta, la commedia scivola via, lasciando un sorriso a tratti poco convinto.

Titolo originaleBienvenue chez les Ch'tis
RegiaDany Boon
SceneggiaturaDany Boon, Alexandre Charlot, Franck Magnier
FotografiaPierre Aïm
MontaggioLuc Barnier, Julie Delord
ScenografiaAlain Veissier
CostumiFlorence Sadaune
MusicaPhilippe Rombi
CastKad Merad, Dany Boon, Zoé Félix, Lorenzo Ausilia-Foret, Anne Marivin, Philippe Duquesne, Guy Lecluyse, Line Renaud, Alexandre Carrière, Patrick Bosso
ProduzioneClaude Berri, Jérôme Seydoux
Anno2008
NazioneFrancia
GenereCommedia
Durata106'
DistribuzioneMedusa Film
Uscita31 ottobre 2008