“C’erano parecchie ragioni per non andare lassù, ma tentare di scalare l’Everest è un atto irrazionale di per sé, un trionfo del desiderio sul buonsenso. Chiunque prenda in seria considerazione questa idea si colloca quasi per definizione al di fuori della possibilità di una valutazione razionale.
La verità pura e semplice è che sono salito sull’Everest pur sapendo di sbagliare, e così facendo ho contribuito alla morte di tante brave persone, cosa che probabilmente mi peserà sulla coscienza per molto, moltissimo tempo.”

Così Jon Krakauer, giornalista scrittore (Nelle terre estreme) conclude l’introduzione ad Aria Sottile, libro in cui racconta la sua personale esperienza di scalata all’Everest nel 1996 durante la spedizione organizzata e guidata da Rob Hall, guida neozelandese a capo dell’agenzia Adventure Consultants specializzata nell’accompagnare, dietro lauto compenso (65.000 dollari per l’Everest), ricchi scalatori in cima alle vette più alte del mondo in relativa sicurezza.

Quel 10 maggio del 1996 almeno tre spedizioni erano pronte ad accompagnare non meno di 30 scalatori sulla vetta più alta del mondo a 8848 metri sul livello del mare. Un affollamento pericoloso causato in parte dalla facilità con cui il governo del Nepal rilasciava le autorizzazioni a scalare (dietro pagamento di cospicue somme di denaro), in parte dal proliferare delle escursioni a pagamento. Una tendenza a cui il protagonista della vicenda Rob Hall aveva dato inizio ad aiutato a proliferare.everest-poster

La pellicola racconta l’arrivo della spedizione in Nepal; il raggiungimento del campo base a 5350 metri; le fasi di acclimatamento e preparazione per la vetta finale. Mette in scena gli errori, la leggerezza, il mancato rispetto nei confronti della montagna (che nonostante tutto è sempre Lei a comandare) senza dare sul momento il loro giusto peso proprio come gli scalatori protagonisti, mettendo lo spettatore nelle medesime condizioni dei protagonisti. “In seguito – continua Krakauer nel suo romanzo/diario – tutti si sarebbero chiesti per quale motivo guide veterane dell’Himalaya avevano continuato a salire, sospingendo in avanti una banda di dilettanti relativamente inesperti, cacciandoli in una trappola mortale così evidente.” Questi i pregi.

Ciò che difetta invece, oltre ad un certo accademismo di racconto, illustrativo e assai poco emotivo, è la sottovalutazione del fattore umano, la poca affezione nei confronti dei personaggi, trattati velocemente nelle loro psicologie e sopratutto motivazioni.
Cosa spinge un uomo a raggiungere altitudini tali in cui un corpo umano inizia lentamente a morire? A domanda precisa di Krakauer sul perchè scalare l’Everest, nessuno dei protagonisti ha saputo dare un motivo convincente, se non forse riprendendo le parole di George Leigh Mallory, uno dei primi a tentare la scalata della vetta e disperso durante il suo tentativo, che a domanda rispose: “Perchè esiste”.

Per il resto il film è una perfetta, fredda, calcolata macchina da spettacolo, esaltata da un uso del 3D finalmente funzionale, che a visione conclusa poco lascia se non la spinta per i più curiosi ad approfondire la vicenda nelle numerosa letteratura di montagna che l’industria editoriale ha furbescamente provveduto a rispolverare in libreria contestualmente all’uscita del film.

Titolo originaleid.
RegiaBaltasar Kormákur
SceneggiaturaMark Medoff, Simon Beaufoy
FotografiaSalvatore Totino
MontaggioMick Audsley, Baltasar Kormákur
ScenografiaGary Freeman
CostumiGuy Speranza
MusicaDario Marianelli
CastJake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson
ProduzioneWorking Title Films, Cross Creek Pictures, Universal Pictures, Walden Media
Anno2015
NazioneUsa, UK
GenereDrammatico
Durata121'
DistribuzioneUniversal Pictures
Uscita18 settembre 2015