Alfred Hitchcock diceva: “L’unico modo di sbarazzarmi delle mie paure è farci un film.”
Ora chi non ha mai sognato di essere sepolto vivo? Sotto terra, al buio, senza alcuna via di uscita. Senti l’aria farsi più rada; lo spazio sembra farsi ogni minuto più soffocante; il buio attanaglia la mente ed i pensieri. E’ quanto accade a Paul Conroy (Ryan Reynolds) rinchiuso in una cassa di legno tre metri sottoterra con in tasca un cellulare, una matita e un accendino Zippo. Grazie a questi tre elementi, deve capire come è finito in quella cassa, per quale motivo e come fare a guidare i soccorritori fino a lui per poterlo liberare. Mentre i 90 minuti di aria a disposizione scorrono, mantenere la calma è sempre più difficile.

buried locIl cinema italiano è sempre stato accusato di realizzare, causa esiguità di finanziamenti, filmetti girati in una camera con bagno. Ora come la mettiamo con un film girato interamente dentro una cassa da morto? La risposta nella sua semplicità la da lo stesso regista di Buried, il film in questione: “Ci sono storie grandi e storie piccole lì fuori. La grandezza di una storia non dipende dalla vastità di un paesaggio o dal numero di personaggi. Le dimensioni di una storia non possono essere misurate in metri quadri o in centimetri, piuttosto dipendono da una cosa soltanto: la storia. Sia che racconti qualcosa di interessante oppure no, sia che catturi l’attenzione dello spettatore e lo mantenga concentrato fino alla fine, sia che ci spinga a voler sapere cosa accadrà successivamente, o – anche meglio – ci faccia sentire il bisogno di saperlo. Sono incuriosito, sono affascinato, il tempo vola senza che neanche me ne renda conto? La storia mi cattura a tal punto che devo darmi un pizzicotto per ricordarmi che quello che accade non sta veramente accadendo a me? Se una storia è capace di produrre un effetto simile, allora quella che abbiamo nelle nostre mani è una grande storia.” E Buried da questo punto di vista è una grande storia. 94 minuti di proiezione con un uomo chiuso in una cassa. Come mantenere alto l’interesse dello spettatore? Attraverso mezzi prettamente cinematografici – fotografia, suono, movimenti di macchina, montaggio – ed un unico strumento di comunicazione con l’esterno: un cellulare. Elemento attraverso il quale entrano in campo altri personaggi ma solo in voce, e che vengono ben descritti solo grazie all’uso di dialoghi mai banali ma sempre funzionali alla creazione di una suspense che cresce fino ad un finale difficile da dimenticare.

Una pellicola che grazie ad una regia maestosa permette al film di non essere mai ripetitivo, reinventandosi continuamente e facendo si che lo spettatore riesca a immedesimarsi nel suo protagonista e nelle difficoltà che questo va a incontrare nel suo viaggio di risalita dall’inferno in cui è stato precipitato. Cortes è un grande ammiratore di Hitchcock e tutto questo emerge in questa sua pellicola. Il maestro inglese ha mostrato come girare in intero film su una barca in mezzo all’oceano (Prigionieri dell’oceano) o per mezzo di un’unica sequenza girata in tempo reale(Nodo alla gola). Il suo sogno era quello di girare un intero film dentro una cabina telefonica. Cortes ha realizzato con Buried il progetto del suo maestro. Chapeau!

Incontro con il regista

Titolo originaleid.
RegiaRodrigo Cortés
SceneggiaturaChris Sparling
FotografiaEduard Grau
MontaggioRodrigo Cortés
ScenografiaMaria de la Càmara, Gabriel Paré
CostumiElisa de Andrés
MusicaVictor Reyes
CastRyan Reynolds, Robert Paterson, Jose Luis Garcia-Perez, Stephen Tobolowsky, Warner Loughlin
ProduzioneVersus Entertainment, The Safran Company, Dark Trick Films, Studio 37/Kinology
Anno2010
NazioneUSA, Spagna
GenereThriller
Durata94'
DistribuzioneMoviemax
Uscita15 ottobre 2010