Il capitano di sommergibili Robinson (Jude Law), con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente con cui non ha quasi alcun rapporto, viene licenziato dalla sua società di recupero relitti. Robinson decide di cercare il riscattarsi con un’impresa straordinaria: recuperare l’immenso carico d’oro contenuto in un sommergibile tedesco che giace sul fondo del Mar Nero dal 1941. A bordo di un sottomarino di fortuna e a capo di un equipaggio poco addestrato, il capitano parte così per un’avventura che si rivelerà ancora più pericolosa del previsto.

Il sommergibile è un ambiente particolarmente idoneo a sostenere visivamente robuste storie di uomini e d’azione; sarà per la ristrettezza degli spazi, che magnifica le figure umane e le loro espressioni, sarà per l’incertezza delle luci, che crea innumerevoli soluzioni di plasticità dei volti, sarà per l’ingombro degli spazi, strabordanti di attrezzature, manometri, cloche, leveraggi, cavi, che riproducono amplificandola la complessità del Mondo (quello di fuori…) a confronto con la spietata semplicità della vita a bordo.  black-sea-poster
Non stupisce, quindi, che questa ambientazione sia stata più volte ripresa nella storia del cinema dando luogo a prodotti più che dignitosi (da Duello nell’Atlantico, del 1957, a K-19 del 2002, passando per il mitico U-Boat 96 del 1981, e senza dimenticare quel piccolo gioiello che è Uomini sul fondo di De Robertis, del 1941).
La claustrofobia è il parametro più citato a proposito di queste pellicole, e claustrofobico si potrebbe definire anche la pellicola in questione, girata da un eclettico e talentuoso Kevin Macdonald (L’ultimo re di Scozia, The Eagle), almeno ad una prima impressione. Ma l’ambientazione chiusa e ristretta non risulta dominante nel film; non è tanto la spaventosa pressione (sia fisica che figurata) del mare circostante a creare la tensione nel film, quanto la smodata ambizione e avidità scatenate dall’obiettivo ultimo (l’oro) su menti e cuori fragili e lacerati, pronti a tutto per riscattarsi, che scatena e nutre la drammatica vicenda. E la mente corre a situazioni simili (Il tesoro della Sierra Madre, per la spasmodica tensione verso la ricchezza; La Cosa, di Carpenter, in cui l’impossibilità di fuga e il sospetto reciproco conducono all’autodistruzione del gruppo), ma soprattutto riconosce il motivo portante in un’ossessione melvilliana per un obiettivo visto, toccato e sfuggente.

Un magnifico, misurato, sofferto Jude Law è l’Achab di questa storia, provvisto anche di un  Ismaele nella figura di un giovane sbandato in attesa di un figlio e di un futuro; il cast, tutto al maschile, è completato da vigorosi caratteristi anglosassoni e russi. Buio, soffocante e respingente l’ambiente esterno, quanto mai richiamante l’oscura profondità  dello spazio esterno di Alien; e l’uscita con gli scafandri sul fondo, con il buio che attanaglia, le fosse pronte ad inghiottire gli incauti e il relitto che emerge insospettato rimarranno impresse nella memoria.   Teso, forte, bello; da uomini veri.  Come i sommergibilisti.

Titolo originaleId.
RegiaKevin Macdonald
SceneggiaturaDennis Kelly
FotografiaChristopher Ross, BSC
MontaggioJustine Wright
ScenografiaNick Palmer
CostumiNatalie Ward
MusicaIlan Eshkeri
CastJude Law, Scoot McNairy, Tobias Menzies, Grigoriy Dobrygin, Ben Mendelsohn, Jodie Whittaker
ProduzioneCowboy Films, Etalon Film, Film 4
Anno2014
NazioneUK
GenereThriller
Durata115'
DistribuzioneNotorious Pictures
Uscita16 aprile 2015