L’avvocato Elliott (Kevin Costner) perde la moglie e si ritrova a essere l’unico tutore della nipote di sette anni (l’esordiente Jillian Estell) oltre ad avere un brutto problema di alcolismo dovuto al dolore della perdita. La figlia di Elliott morì infatti partorendo questa deliziosa bambina dopo essere fuggita di casa con un afroamericano tossicodipendente; ora però la nonna paterna, forte di una bella famiglia numerosa, ne chiede l’affidamento portando in tribunale Elliott senza risparmiare colpi bassi e neppure qualche velata accusa di discriminazione. Tutto cambierà quando anche il padre tornerà sulla scena trovandosi di fronte alle proprie responsabilità.

Il Presidente Obama ha vinto un Nobel per la Pace ed è afroamericano, eppure l’America non sembra avere chiuso i conti né con la sua politica militare (prova ne siano le polemiche sorte intorno ad “American Sniper”) black-or-white-posterné con i suoi sforzi verso l’integrazione, come purtroppo la cronaca fin troppo spesso ci ricorda. Mike Binder (“Reign Over Me“, “Litigi d’amore” sempre con Costner) ha il merito di inserire nel film il tema interrazziale e del superamento degli stereotipi sulle persone di colore con la giusta leggerezza, ben lontana dall’enfasi delle ultime produzioni siglate Oprah Winfrey (“The Butler”, “Selma”) e valendosi di interpretazioni credibili (a partire da Costner che compare anche nelle vesti di produttore).

Tanta levità però alla lunga fa somigliare le due ore di narrazione a una fiction edulcorata, con la sua rinuncia a priori a voler far male o ad andare nel profondo, destinata paradossalmente a una middle class presumibilmente bianca riunita intorno alla televisione. Lo scontro processuale nel cinema americano è utilizzato piuttosto spesso, eppure non è facile ricordare una simile messe di avvocati buoni, pronti a fare un passo indietro se l’avversario desse l’impressione di ricevere un colpo proibito, così come un alcolista e un drogato di crack redenti sullo stesso palcoscenico superano ogni più ottimistica aspettativa di recupero sociale.

Il lieto fine e i buoni sentimenti sono una sana istituzione e talvolta anche una discreta consolazione alla brutture della vita; come se fossero un barattolo di Nutella non bisogna però abusarne, perché la differenza tra la Los Angeles qui descritta e quella dei telegiornali e davvero troppa e si rischia di passare per inguaribili sognatori o peggio dissociati dalla realtà.

Titolo originaleid.
RegiaMike Binder
SceneggiaturaMike Binder
FotografiaRuss T. Alsobrook
MontaggioRoger Nygard
ScenografiaPipo Wintter
CostumiClaire Breaux
MusicaTerence Blanchard
CastKevin Costner, Octavia Spencer, Jillian Estell, Jennifer Ehle, Bill Burr
ProduzioneBlackWhite, Sunlight Productions, Treehouse Films, Venture Forth
Anno2014
NazioneUsa
GenereDrammatico
Durata121'
DistribuzioneGood Films
Uscita04 marzo 2015