Ci sono figure di contorno nella vita di tutti i giorni che pure avrebbero un controllo impressionante sulle nostre esistenze: il portiere di uno stabile per esempio conosce tutti i nostri i movimenti, le abitudini, qualche segreto e a buon conto possiede anche una copia delle chiavi di tutti gli appartamenti. Per fortuna non tutti i portieri sono come César (un ottimo Luis Tosar), personaggio triste e solitario, ma soprattutto assolutamente incapace di essere felice e invidioso dell’altrui gioia. Tale frustrazione non resta fine a se stessa, ma lo spinge a creare piccoli e insopportabili inconvenienti a chiunque provi ad assaporare un po’ di positività nel suo condominio, dall’anziana amante dei cani, alla signora delle pulizie che vorrebbe far rigare dritto il figlio, fino alla propria madre, intubata in ospedale, che viene resa partecipe di tutte le sue nefandezze. Visti i tempi che corrono però, il compito non è poi così arduo, se non fosse per la giovane e bella Clara (Marta Etura), pronta a salutarlo sorridente ogni mattina, nonostante gli stress quotidiani e BedTime_Locandinanonostante il fatto che Luis si intrufoli ogni notte nella di lei abitazione, col solo fine di cancellare il sorriso dal volto della ragazza, servendosi di lucida follia, cloroformio e tanta cattiveria.

“Non vi è uomo che cerchi il male in quanto tale: lo confonde semplicemente con la felicità, con il bene cui egli anela”, suggeriva Mary Wollstonecraft, ma date le premesse è difficile immaginare serenità intorno al protagonista di questo film. Jaume Balaguerò, maestro della tensione e dell’inquietudine di Spagna e non solo, resta confinato negli spazi angusti che gli hanno garantito il successo con i due “Rec”, ma abbandona le aspirazioni metafisiche di “Nameless”, per concentrarsi su quell’abisso imperscrutabile e oscuro che è da sempre l’animo umano. Stilisticamente ciò significa una semplificazione del linguaggio narrativo, che fugge effetti e salti sulla poltrona, ma si affida alla recitazione e soprattutto alla bella sceneggiatura di Alberto Marini (altro italianissimo e validissimo cervello fuggito all’estero che inizialmente doveva esserne anche il regista). Assumere il punto di vista del “cattivo” su una serie di archetipi squallidi e prevedibili è una scelta efficace e meno prevedibile di quanto si creda: se da una parte suscitare simpatia per il “reietto” non è un’operazione particolarmente coraggiosa nel cinema recente, la percezione della felicità della ragazza come un qualcosa di non assolutamente positivo, ma anzi di ostinato, egotistico e tutto sommato un po’ ottuso è illuminante e garantisce quell’ampiezza (a)morale che deve avere un film del genere.

In Spagna quest’ultimo delirio condominiale di Balaguerò è stato accolto con calore e c’è chi vi ha visto anche una velata metafora della crisi attuale, con il subalterno che si vendica del benessere delle classi superiori indifferenti. Qui è sufficiente osservare che dai tempi in cui James Stewart osservava il proprio cortile dalla finestra più famosa della storia del cinema, rivelando un mondo di infelicità e piccoli drammi, non sembra essere cambiato molto. Resta il fatto che con gli occhi giusti, anche senza uscire letteralmente di casa, la visione può essere complessa e illuminante.

Titolo originaleMientras duermes
RegiaJaume Balaguerò
SceneggiaturaAlberto Marini
FotografiaPablo Rosso
MontaggioGuillermo De la Cal
ScenografiaJavier Alvariño
CostumiMarian Coromina
MusicaLucas Vidal
CastLuis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan, Iris Almeida
ProduzioneCanal + España, Castelao Producciones, Filmax Entertainment, Key Films
Anno2012
NazioneSpagna
GenereHorror
Durata102'
DistribuzioneKey Films
Uscita27 luglio 2012