La giovane Susie Salmon viene brutalmente uccisa dal suo vicino, ma il suo spirito, confinato in una sorta di limbo, continua a vegliare sui suoi familiari, che, in modi diversi, cercano di affrontare il lutto e trovare il responsabile del terribile omicidio.
Il problema del recensire – nel valutare! – un film come Amabili resti è che non si ha a che fare con un film compatto ma con almeno due vicende differenti che solo un pretesto di sceneggiatura ha legato insieme. Amabili resti è due film.

Il primo film narra di un killer sadico ed odioso, del suo tentativo di passarla liscia dopo il delitto della giovane figlia dei vicini e dell’elaborazione del lutto da parte dei parenti della vittima: una storia riuscita, che unisce sapientemente gli ingredienti del thriller psicologico a quelli del melodramma famigliare.
Gli attori della pellicola sono perfetti nel ruolo; proprio il cast, aiutato da una abile sceneggiatura, sa alternare nel corso del film momenti strazianti (la ricerca ossessiva dell’assassino da parte del padre della protagonista, interpretato da Mark Wahlberg, sfiora il delirio paranoide), quelli inquietanti amabili-resti-loc(Stanley Tucci, nel ruolo dell’aguzzino, straordinario) e persino quelli comici (Susan Sarandon, eccentrica nonna, alcolista e viveur, che ricorda a tutti che bisogna andare avanti, nonostante tutto).
E allora perfetto, fino a qua, un buon film che merita di essere visto.

Il problema è che Amabili resti è anche un altro film: un film che parla di una ragazzina che vive in un pacchianissimo paradiso color pastello, una scenografia sopra le righe condita di kitsch, barocco e new age.
Il risultato dell’incontro fra le due vicende lascia talmente perplessi da far dubitare della qualità di una pellicola altrimenti elevata. Peter Jackson da una parte ci sorprende per la capacità di giocare sul “non mostrato”, delicatezza così in antitesi col suo cinema recente, col cinema americano in generale e probabilmente con i canoni dominanti della moderna cultura dell’immagine (pare che il pubblico delle proiezioni-test abbia lamentato la mancanza di una scena del delitto sufficientemente cruenta), dall’altra invece ci ricasca proponendoci un parnassiano mondo immaginario fondato su un’estetica dell’eccesso e dell’accumulazione. La sequenza in cui il padre della giovane, in preda a un attacco isterico, fracassa le sue preziose navi in bottiglia, mentre le stesse, in versione ingigantita, si frantumano nel paradiso della protagonista, esplica bene quello che intendo: le gigantesche bottiglie che si infrangono sulla spiaggia rischiano di rendere grottesca una scena altrimenti estremamente intensa e drammatica.

Amabili resti è dunque un film incerto, di un regista che, incredibile a dirsi vista l’esperienza, sembra mancare di una personalità definita, di una identità artistica precisa, ma che, al contempo dimostra un talento eccezionale nella costruzione delle singole parti – la sequenza dell’incubo nel bagno, tanto per dire una delle meglio riuscite, è assolutamente perfetta, da antologia del cinema horror – forse il film merita di essere visto anche solo per queste. [davide luppi]

Poscritto
Mi hanno fatto notare che, lontano da ragione etiche ed estetiche, la mancata scena della violenza potrebbe essere semplicemente un trucco del regista e della prodzione per dribblare le altrimenti severe restrizioni di pubblico vigenti negli USA. Forse è così, ma gli concedo il dubbio e lo lascio questa annotazione come appunto finale.

Titolo originaleThe Lovely Bones
RegiaPeter Jackson
SceneggiaturaFran Walsh, Peter Jackson, Philippa Boyens
FotografiaAndrew Lesnie
MontaggioJabez Olssen
ScenografiaNaomi Shohan
CostumiNancy Steiner
MusicaBrian Eno
CastCarolyn Dando, Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Rachel Weisz, Michael Imperioli, Nikki SooHoo, Reece Ritchie, Rose McIver, Saoirse Ronan, Susan Sarandon
ProduzioneWingNut Films, DreamWorks SKG, Film4, Key Creatives
Anno2009
NazioneUSA, UK, Nuova Zelanda
GenereThriller
Durata139'
DistribuzioneUniversal Pictures International Italia
Uscita12 febbraio 2010