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SELEZIONE PREMIO
CULT
Sedici opere in anteprima europea o internazionale che
parlano la lingua del documentario, ma spesso raccontano
storie più sorprendenti e romanzesche di quelle
dei film: tra di esse, una giuria specializzata assegnerà
i 20mila euro del premio CULT al miglior film.
Forbidden Lies
di Anna Broinowski, Australia 2007, 108’
E’ la vera storia di Norma Khoury, autrice del bestseller
“Forbidden Love”, racconto di un delitto d’onore,
in un paese arabo, di cui fu vittima la sua migliore amica
morta per mano del padre e del fratello. La pubblicazione
del libro le ha fruttato fama e denaro ed ha anche decretato
la sua condanna a morte da parte degli estremisti islamici.
Ma un’inchiesta giornalistica rivela che l’autrice
del libro potrebbe non essere quello che dice. Esule giordana
o truffatrice senza scrupoli? Moglie fedifraga o madre
amorevole? Chi è davvero Norma? Un docuthriller
avvincente e disturbante i cui colpi di scena sorprendono
in continuazione lo spettatore.
The Gates
di Antonio Ferrera e Albert Maysles, Usa 2007, 93’
Dopo aver impacchettato il Reichstag di Berlino e il Pont
Neuf di Parigi, dopo aver sbarrato il fondo di una vallata
con
una tenda di poliammide, solo per citarne alcune, ecco
nel 2005 the Gates, una delle più sorprendenti
installazioni degli artisti Christo e Jeanne-Claude a
New York. Si tratta di pannelli di stoffa arancione che
fluttuano a Central Park montati su archi di metallo:
ovvero, quando l’arte, insendiandosi come un prodigio
in un ambiente conosciuto, può coinvolgere e toccare
una intera comunità. Grazie a materiali di archivio
che spaziano dal 1979 al 2005, seguiamo la gestazione
avventurosa di questa creazione, per la quale i suoi autori
hanno lottato
quasi trent’anni.
In Prison My Whole Life
di Marc Evans, Uk - Usa 2007, 96’
Primo film prodotto dal noto attore Colin Firth, In Prison
my Whole Life, sospinto da una grafica nervosa e brillante,
narra la vita di Mumia Abu Jamal, un giornalista ex membro
delle Pantere Nere condannato a morte nel 1982 per il
presunto omicidio di un agente di polizia. A raccontarla
è William Francorne, un giovane inglese nato esattamente
lo stesso giorno in cui fu commesso il crimine. William
cerca di portare alla luce le possibili manipolazioni
delle prove utilizzate durante il processo, costruito
per far risultare l’imputato colpevole ad ogni costo.
E’ il primo film adottato da Amnesty International
e sarà protagonista di un evento eccezionale: verrà
proiettato in contemporanea con il Festival di Londra
perché la battaglia contro la pena di morte possa
servirsi della maggiore visibilità che il film
possa offrirgli.
The
King of Kong: A Fistful of Quarters
di Seth Gordon, Usa 2007, 79’
Un pugno di quarti di dollaro: vale a dire la chiave per
il paradiso per un’intera generazione di adolescenti
che ha infilato, negli anni Ottanta, un numero incalcolabile
di monetine nei mitici videogiochi “arcade”.
Il regista Seth Gordon, già collaboratore di Barbara
Kopple, racconta l’età d’oro dei videogames
attraverso l’eccentrica ossessione di un tipico
“local hero” della provincia americana, deciso
a diventare primatista mondiale del celebre Donkey Kong.
Un ritratto esilarante di una vita vissuta per dimostrare
a se stesso e agli altri, di essere il migliore in qualcosa:
il sogno americano rielaborato attraverso un joystick,
in una cornice vintage edonistica e
policromatica.
Manda bala – Send
a Bullet
di Jason Kohn, Brasile - Usa 2007, 85’
San Paolo in Brasile è la città con il maggior
numero di elicotteri privati ed auto blindate, dove la
corruzione è un investimento economico e politico
e il crimine un’attività così diffusa
da essere praticata come una routine.
Alcuni sopravvivono sequestrando i figli di facoltosi
imprenditori a cui praticano orrende mutilazioni che un
chirurgo plastico locale si è specializzato a curare.
Spigliato e inventivo come un film, disincantato come
uno spietato spaccato sociologico, il documentario dell’esordiente
Jason Kohn, che con questo film ha vinto il Gran Premio
della Giuria al Sundance, mostra con sarcasmo e lucidità
l’inquietante lato oscuro di un paese dove i più
ricchi rubano ai poveri che rubano e deturpano i ricchi,
e così all’infinito.
Natural Born Star
di Even Benestad, Norvegia 2007, 75’
Nel 1967 l’attore norvegese Fred Robsahm sbarca
in Italia per cercare fortuna nel mondo del cinema di
genere. Tra un western e un poliziottesco trova anche
l’amore: sposa il sex symbol Agostina Belli e la
vita sembra sorridergli. Fino a quando una crociera nel
Mediterraneo non cambia per sempre la sua esistenza. Il
regista Even Benestad è riuscito, con un linguaggio
che rifa il verso al gusto pop degli anni ’70, a
costruire una storia simile a quelle di cui Fred era protagonista,
un melodramma scaturito dall’incrocio tra un’epoca
e un destino. Robsahm è un personaggio tutt’altro
che ordinario, travolto dalle proprie passioni, ma sempre
puro come l’acqua di un fiordo.
Parole sante
di Ascanio Celestini, Italia 2007, 72’
Cinecittà, a Roma, è il quartiere più
popolato d’Europa, addossato al Grande Raccordo
Anulare accoglie uno dei primi centri commerciali della
città. Lì, vicino agli studi cinematografici,
sorge una grande palazzina anonima, quasi un condominio,
occupata ogni giorno da un esercito di lavoratori precari
che lavorano presso il call center di una grande compagnia
telefonica. Sono i nuovi poveri, lavoratori senza un futuro
di cui Ascanio Celestini ricostruisce le forme di organizzazione,
lotta, micidiale sfruttamento e isolamento da tutto: i
sindacati, i partiti, la società, lo Stato. Attraverso
la loro testimonianza disincantata e priva di rabbia,
uno dei cantastorie più innovativi delle ultime
stagioni, compone un documentario in forma di ballata.
Le
pere di Adamo
di Guido Chiesa, Italia, 2007, 86’
Le nuvole appaiono omogenee ma solo a distanza, cambiano
in continuazione e anche quando creano danni sono necessarie
alla vita. Allo stesso modo, i movimenti sociali rimettono
l'energia in circolo, sono una risposta alle energie bloccate
della società. Guido Chiesa propone una sorta di
saggio per immagini, che ha come protagonisti un metereologo,
Luca Mercalli (il collaboratore di Fabio Fazio per il
programma “Che tempo che fa”), un adolescente
scozzese genio della matematica e della musica e uno scienziato
a cartoni animati: ne vien fuori un’allegoria rivelatrice
ed emozionante, che unisce le perturbazioni meteorologiche
e il senso di chi vive qui ed ora su questo pianeta. Una
incantevole dimostrazione di come, oggi, il documentario
sia il luogo di maggiore libertà e vividezza anche
nel cinema italiano.
La position du lion couché
di Mary Jimenez, Belgio, 2007, 90’
“Esiste un’arte di morire e un’arte
di dare la vita”. In un centro di accoglienza per
malati terminali, Anne cerca di organizzare la propria
morte in funzione dei suoi amici: sono loro, in fondo,
che patiranno la sua assenza. Un concetto che la cinematografia
documentaria affronta di rado, raccontato per mezzo di
una maestosa lezione di vita che passa attraverso la presa
di coscienza della morte, ed un linguaggio duttile, ricchissimo
di spunti visivi e di una morbidezza che sembra una carezza
su volti, e vite, allo stremo. Prodotto dalla Dérives,
la factory dei fratelli Dardenne, La position du lion
couché è un toccante trattato esistenziale
miracolosamente privo di retorica.
Sigur Ròs –
Heima
di Dean DeBlois, Islanda, 2007, 97’
E’ come se una delle band più raffinate e
apprezzate del mondo venisse seguita durante una serie
di concerti dal vivo su un pianeta remoto. In realtà,
sono i Sigur Ròs e il luogo è il loro Paese,
l’Islanda - che tutto sembra tranne il pianeta Terra
– ripresi in un tour in luoghi particolarmente spettacolari.
Un viaggio musicale in un universo parallelo scandito
dalla dialettica tra la natura sublime e le sonorità
ieratiche e ancestrali dei Sigur Ròs. Il risultato
è un film ipnotico, un rito pagano dove la musica
è lo strumento più prodigioso per mettere
in comunicazione l’uomo con la natura.
La sombra del iceberg
di Hugo Domènech e Raul Montesinos, Spagna 2007,
74’
Nel 1936 Robert Capa diviene famoso in tutto il mondo
per aver scattato la foto di un soldato dell’esercito
repubblicano colpito da un proiettile sparato dai franchisti.
Secondo la versione ufficiale, questa immagine fissò
per la prima volta l’istante preciso della morte
in battaglia. Settant’anni dopo, Doménech
e Montesinos avviano un’accurata indagine dove,
come in un film giallo, scandagliano ogni dettaglio dell’immagine
per scoprire se questa icona del XX secolo sia autentica
oppure solo il risultato di una geniale messa in scena
ad opera del suo autore.
Taxi
to the Dark Side
di Alex Gibney Usa, 2007, 106’
Taxi to the Dark Side, premiato come miglior documentario
al Tribeca Film Festival, parla dell’omicidio di
Dilawar, un tassista afgano, avvenuto nella base militare
americana di Bagram. E’ lo spunto per indagare,
con sorprendenti scoperte ed una tensione da thriller,
le tecniche di repressione e tortura messe in atto dall’amministrazione
Bush dopo l’11 settembre. Alex Gibney, nominato
all’Oscar per il miglior documentario nel 2006 con
Enron: The Smartest Guys in the Room, è il regista,
lo sceneggiatore, il produttore e la voce narrante del
film.
The Unforeseen
di Laura Dunn, Usa 2007, 93’
E’ la storia di un ambizioso fattore texano che
diventa un facoltoso imprenditore con il boom edilizio
degli anni Settanta: quando la natura rischia di essere
sommersa dal cemento, la comunità si sente in dovere
di fermarlo. L’eterno conflitto fra natura e progresso,
tra felicità individuale e bene sociale, raccontati
con precisione e rammarico da Laura Dunn - autrice di
un altro pluripremiato doc ambientalista, Green (2000)
- con una raffinatezza formale e una lucidità non
comuni. Produttori esecutivi del progetto, Robert Redford
e Terrence Malick.
The Universe of Keith Haring
di Christina Clausen, Italia - Francia 2007, 82’
“L'arte è per tutti!” così Keith
Haring riassumeva il senso delle sagome stilizzate con
cui ricopriva le strade di tutto il mondo. Vero e proprio
fenomeno sociale in grado nell’arco di un decennio
(1980-1990) di rivoluzionare l’arte contemporanea,
Haring rivive in questa poliedrica ricostruzione documentaria
che ne ripercorre la biografia sin dall’infanzia.
Eccellente la provvista di materiale di repertorio che
consente allo spettatore un percorso davvero approfondito
nell’ambiente e nella storia di uno degli artisti
più popolari e significativi
dell’immaginario artistico contemporaneo, anche
grazie alla collaborazione di personalità come
Madonna e David LaChapelle.
War Dance
di Sean Fine e Andrea Nix, Usa 2007, 105’
Venti anni di guerra in Uganda e oltre 30.000 bambini
hanno perso casa, famiglia ed infanzia, spesso costretti
ad arruolarsi nell’esercito ribelle. In un campo
profughi, tre piccoli superstiti al genocidio cantano
e danzano seguendo il ritmo dei loro avi. Dominic, Rose
e Nancy si preparano ad un avventuroso viaggio per dimenticare
la tragedia e raggiungere la capitale del paese dove partecipare
all’evento dell’anno: il Kampala Music Festival.
Uno dei primi esempi della nuova corrente documentaristica
filmanthropy, sostenuto da AMREF, premiato per la miglior
regia al Sundance 2007.
Zero – Inchiesta sull’11
settembre
di Franco Fracassi e Francesco Trento, Italia, 2007, 120’
Come e perché sono crollate le torri gemelle e
l’edificio 7 del World Trade Center? Com’è
possibile che la difesa aerea più potente del mondo
abbia reagito senza la minima capacità di efficacia
e contrasto? Avvalendosi di testimonianze di scienziati
e testimoni oculari, delle contraddizioni dei rapporti
ufficiali, di Giulietto Chiesa, il cui lavoro di cronista
è alla base dell’intera inchiesta, e delle
voci narranti di Lella Costa, Dario Fo e Moni Ovadia,
il film è una delle più complete, e provocatorie,
ricognizioni su un evento che ha cambiato non solo il
mondo, ma anche il nostro modo di rappresentarlo.
ALTRE
VISIONI
Autori
come Jonathan Demme, Charles Burnett e Rolf De Heer, il
cinema indipendente dalla Cina all’Islanda, esperimenti
di nuova televisione e un horror thriller (Pop Skull)
di un nuovo autore che è destinato a far parlare
di sé.
Auschwitz 2006
di Saverio Costanzo, Italia 2007, 50’
Il viaggio nella memoria intrapreso dagli studenti di
un liceo romano in visita ad Auschwitz. Li accompagnano
i pochi italiani sopravvissuti al campo di sterminio che
raccontano la persecuzione, la prostrazione del lager
ed il ritorno alla libertà. L’autore di Private
e In memoria di me, insieme alle testimonianze, raccoglie
straordinario materiale di repertorio a colori dell’istituto
Luce, che restituisce in modo ancor più spietato
la quotidianità dell’Olocausto.
Children
di Ragnar Bragason, Islanda 2006, 93’
Gudmund, dodici anni, è continuamente vittima di
episodi di bullismo, ha come unico amico un disabile di
40 anni e la madre tenta disperatamente di mantenere l’affidamento
del ragazzo e di altri tre figli. Gardar, il papà
di Gudmund, che vive di illeciti e violenza, decide di
iniziare una nuova vita e di cercare suo figlio che non
ha mai conosciuto. L’incontro sarà allo stesso
tempo drammatico, assurdo, commovente. Children è
il primo dei due film di Ragnar Bragason, il regista islandese
a cui Extra dedica un focus. Il secondo, Parents, del
2007, è una sorta di seguito, perché ne
ripropone alcuni personaggi.
Clint Eastwood, le franc
tireur - Clint Eastwood, a Life in Film
di Michael Henry Wilson, Francia 2007, 82’
Clint Eastwood, volto mitologico del cinema mondiale,
si racconta alla videocamera di Michael Wilson. Un’intervista
alla scoperta della sua natura umana e della sua creatività
mai doma: un combattente di razza che ha imposto il suo
stile cinematografico in progetti ambiziosissimi. Dagli
esordi alla pioggia di premi Oscar da regista, Clint è
un franco tiratore della settima arte che, mai prima d’ora,
aveva narrato la sua odissea personale così appassionatamente.
Un documento unico alla ricerca dell’essenza di
un grande cineasta.
La cravate
di Alejandro Jodorowsky, Francia 1957, 20’
E’ la versione restaurata dell’opera prima
del regista Alejandro Jodorowsky, presentata in collaborazione
con la Raro Video. Il cortometraggio, realizzato in Francia
tra il 1953 ed il 1957, è la trasposizione mimata
di un testo di Thomas Mann. Restaurato in HD da una pellicola
originale ritrovata fortunosamente in una soffitta in
Germania, La cravate segna l’esordio cinematografico
del regista che già dai primi passi mette al servizio
del suo sguardo visionario l’esperienza del teatro
e le suggestioni della letteratura.
Donne
assassine
di Herbert Simone Paragnani, Italia, 2007, 50’
Un cruento fatto di sangue argentino, un set che mette
in scena gli interni in Sudamerica e gli esterni a Torino,
un crime movie all’italiana che è innanzitutto
un esperimento produttivo e stilistico inconsueto nell’orizzonte
troppo immobile della tv italiana: puntata pilota di un
nuovo serial della Fox International, scritto e diretto
da uno degli sceneggiatori dei Cesaroni, Donne Assassine,
con un cast tutto al femminile (Donatella Finocchiaro,
Sabrina Impacciatore e Livia Bonifazi), è un thriller
che racconta l’esito omicida del rapporto d’amore
profondo tra due donne troppo diverse tra loro. Nel cast
anche Giorgio Colangeli, premiato l’anno scorso
alla Festa del Cinema per la sua interpretazione nell’Aria
salata di Alessandro Angelini.
Dr. Plonk
di Rolf De Heer, Australia 2007, 85’
Il Dr. Plonk, scienziato del secolo scorso, è convinto
che la terra sia destinata alla distruzione. Così
costruisce una ingegnosa macchina del tempo e parte alla
scoperta di un futuro che, in realtà, è
la nostra contemporaneità. Un film muto in bianco
e nero, con didascalie e comicità d’azione
tipiche dell’inizio del cinema, commento al pianoforte
e movimenti accelerati degli attori. Sembra semplicemente
un omaggio al cinema delle origini fin quando –
forse per la prima volta sul grande schermo – non
tenta di osservare il mondo contemporaneo con gli occhi
stranianti di un regista di un secolo fa. Sorprendente.
The Last Lear
di Rituparno Ghosh, India 2007, 125’
Stanco del mondo dello spettacolo e della mondanità,
il grande Siddharth, attore leggendario per più
generazioni decide di ritirarsi, come un eremita, per
dedicarsi unicamente a Shakespeare. Il suo unico contatto
con l’esterno è la finestra di uno studio
dalla quale indisturbato osserva il mondo fino a quando
qualcuno non lo convincerà a mettere piede su un
set. Cinema nel cinema, studio penetrante di caratteri
sospesi tra l’ironia e il melodramma, The Last Lear
è interpretato da star indiane di grande carisma,
notissime in Asia, Amitabh Bachchan e Preity Zinta.
My Fair Son
di Cui Zi’en, Cina 2007, 92’
Con mezzi essenziali e una produzione dal budget assai
limitato, il film racconta di un giovane omosessuale,
nella Cina di oggi, e dei rapporti con un padre, borghese
di sensibile agiatezza, diviso tra il dolore e l’affetto,
la rabbia e la protezione. Alla vita randagia e irregolare
del figlio e dei suoi partner, l’uomo oppone un
dolore sordo e incapace di reagire: soprattutto quando
il suo più fidato assistente diventa compagno del
figlio. Uno studio familiare, nella Cina di oggi, dotato
di intimità e tenerezza che non sembrerebbero possibili
in una confezione semidocumentaria e in una produzione
così elementare.
Namibia:
The Struggle for Liberation
di Charles Burnett, Sud Africa 2007, 161’
La storia di Sam Nujoma, primo presidente della Namibia,
vista da uno dei più importanti registi “black”
americani, Charles Burnett, già autore di Killer
of Sheep (1977). Un affresco grandioso che raccoglie sessant’anni
di storia africana attraverso gli occhi di un personaggio
fuori dal comune che ha combattuto per l’indipendenza
del suo paese oppresso dal governo Sudafricano. Si tratta
del primo film prodotto dal governo della Namibia, uno
sforzo economico notevole ed una scommessa della cinematografia
africana. Nel cast anche Danny Glover.
New Home Movies From the
Lower 9th Ward
di Jonathan Demme, Usa 2007, 107’
Agosto 2005: New Orleans viene investita dalla furia dell’uragano
Katrina, che spazza via tutto, ma si accanisce soprattutto
sulle fragili case prefabbricate del Lower 9th Ward, uno
dei quartieri più poveri della città. Un
anno dopo, un testimone d’eccezione torna a New
Orleans per verificare lo stato della ricostruzione, e
porta con sé la propria videocamera: Jonathan Demme,
firma indiscussa del cinema mondiale, racconta di essersi
sentito in dovere di raccontare una situazione che l’America
ha tentato di nascondere. “Ho voluto testimoniare
– dice Demme – cosa stavano passando quelle
persone nel loro eroico tentativo di ricominciare una
vita normale dopo
aver perso tutto”.
Niente è come sembra
di Franco Battiato, Italia 2007, 75’
Pensare è dialogare con stupore e senza animosità,
dicevano i filosofi greci: Battiato, che ha imparato a
usare le immagini e i suoni del video come se fossero
piccole e continue faville di melodie, racconta di un
ateo ed un credente, riuniti in una casa per confrontarsi
sulle domande più grandi che nessuno può
eludere e alle quali nessuno può dare una risposta
definitiva. Come su un palcoscenico teatrale, i protagonisti
intraprendono un percorso, apparentemente irreale, che
va contro tutto ciò che è imperante oggi
– spettacolarizzazione, vacuità, possesso
– alla ricerca di una spiritualità che è
ancor più urgente ora di quanto lo fosse nel passato.
Sceneggiato a quattro mani con il filosofo Manlio Sgalambro,
il terzo film di Franco Battiato è presentato in
anteprima mondiale a Roma.
Parents
di Ragnar Bragason, Islanda 2007, 88’
Oscar ha adottato un bambino, vorrebbe un figlio naturale
e scopre che sua moglie non può averne. Einar vive
in albergo sperando che sua moglie si renda conto dell’errore
che ha commesso cacciandolo di casa. Katrin torna in Islanda
dopo otto anni e vorrebbe andare a vivere con suo figlio
che è stato cresciuto dalla nonna: trova lavoro
come assistente in uno studio dentistico ed è proprio
lì che dovrà fare i conti con il suo passato.
Parents è la seconda parte, indipendente, del film
che Bragason ha dedicato al rapporto tra genitori e figli,
ma condivide con Children diversi personaggi, formando
con quest’ultimo un dittico singolare e illuminante
su una società che vive in un paese lontano e isolato.
Pop
Skull
di Adam Wingard, Usa 2007, 86’
Follia o disperazione? Ricordo o incubo? Tutto è
confuso nella mente di un giovane drogato per il quale
verità e finzione sono parti inscindibili della
medesima realtà. Qualcuno è stato ucciso
oppure è solo il parto malato di una mente alla
deriva? Costato soli 3000 dollari, Pop Skull aggredisce
gli occhi e la mente - all’inizio una didascalia
sconsiglia la visione a soggetti epilettici – con
una energia allucinogena nutrita di horror, di Lynch e
di una ininterrotta stimolazione di immagini e suoni che
riproduce nello spettatore lo stato estremo della coscienza
del protagonista. Adam Wingard è una piccola celebrità
nel sottobosco indipendente americano e questo film dimostra
con chiarezza quel grumo di ossessività e talento
che è il primo segno dei veri autori.
AL
TERMINE DELLE PROIEZIONI APERTE AGLI ACCREDITATI ED AL
PUBBLICO CI SARÀ IN SALA L’INCONTRO CON L’AUTORE |