Documentari, film innovativi e sperimentali, autori da scoprire

La sezione EXTRA è diretta da Mario Sesti


Vista dall’alto, EXTRA somiglia ad una distesa iridescente di cocci multicolori: è la punta avanzata della Festa del Cinema in quel lavoro, fondamentale, di ricerca ed esplorazione di quello che ancora non è stato scoperto o non fa parte del dominio consolidato di ciò che chiamiamo cinema.
Dal film indipendente dallo stile aggressivo e folgorante (in EXTRA/altre visioni) all’incontro con i più grandi registi e attori (EXTRA/incontri, realizzato con la preziosa collaborazione di Antonio Monda) fino alta celebrazione e rievocazione dei grandi del cinema internazionale di oggi e del passato (EXTRA/omaggi); dalla retrospettiva dell’interprete che riceve l’Acting Award - IMAIE (Sophia Loren), alla prosecuzione di quella dedicata all’Actors Studio iniziata lo scorso anno (entrambi articolano EXTRA/Il lavoro dell’attore); dalle forme di televisione avanzata (come il nuovo pilota Fox del crime movie all’italiana) all’anteprima del nuovo evento dei Diari di Piazza Vittorio che fonde ancora una volta cinema e musica dal vivo.
Si tratta di un’area della Festa composita e promiscua dove è possibile incontrare dal vivo Francis Coppola o Terrence Malick, ma anche entrare in una sala dove si proiettano materiali rinvenuti e classificati nell’oceano infinito di Internet (Cinema e Web), partecipare ad un incontro dove i massimi esperti fanno vedere le più belle sequenze di Totò o farsi sommergere dalle immagini e suoni d’avanguardia di un programma di Videoarte. Ci saranno i film delta grande stagione dell’Actors Studio che arriva fino ai capolavori degli anni ‘70 (Il laureato, Un uomo da marciapiede, Tornando a casa), ma anche il meglio, in anteprima europea o internazionale, dell’unico genere cinematografico tradizionale che oggi assiste ad un’interessante crescita e diffusione: il documentario.
Insomma, EXTRA offre i “contenuti speciali” del cinema, che mai come oggi è frammentato in una esplosione di riflessi che balenano nel teatro sempre più complesso e molteplice dei media, vecchi e nuovi.

Alla Festa si celebrano le grandi attrici: Sophia Loren, Jane Fonda, Shirley Knight, Cloris Leachman

Si può conoscere e studiare un grande attore, o uno stile di recitazione, come se fossero delle opere d’arte, dei libri o dei film o dei romanzieri o dei registi? Costruire spazi di attenzione e di analisi approfondita e appassionata degli attori, è uno dei vettori più significativi della politica culturale della Festa e la seconda edizione intende proseguire in questa direzione.
Se c’è una linea, nell’ambito della seconda edizione della Festa, che accomuna le due retrospettive dedicate ai grandi interpreti e all’arte della recitazione – realizzate con la indispensabile collaborazione della Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale e Cinecittà International – essa è probabilmente rappresentata dalla diffusa sensibilità femminile che le accomuna. Da una parte l’Acting Award - IMAIE, che vede come protagonista la più nota e fortunata attrice italiana del dopoguerra, Sophia Loren. Dall’altra, la prosecuzione della retrospettiva sulla più celebre scuola di recitazione del mondo (Actors Studio) che – iniziata lo scorso anno a partire dagli anni ’40 – giungerà, in questa edizione, alla fine degli anni ‘70 e vedrà come protagonisti, durante la Festa, non volti maschili (come Hoffman e De Niro), ma quelli femminili. Attrici come Jane Fonda, Shirley Knight, Cloris Leachman hanno ridefinito e, per certi versi, affrontato per la prima volta l’identità femminile nel cinema, con una consapevolezza ed una radicalità nell’esplorazione e nel vissuto tali da cambiare per sempre lo stile dell’espressione delle donne sul grande schermo.
Dunque, da una parte i film di un’attrice come la Loren, che ha saputo dar vita a ruoli tradizionali (ad esempio, quello della madre) con una drammaticità ed una identificazione capaci di toccare non solo l’Italia, ma tutto il mondo, dall’altra attrici che raccontano quanto complesso e difficile sia il rapporto delle donne con quei ruoli, e quanto fosse importante ripensarli e metterli in gioco. In entrambi i casi, recitare non significa semplicemente aderire il più brillantemente possibile ad una finzione, ma saper lavorare per raggiungere la verità delle cose e restituirla grazie al cinema.


SELEZIONE PREMIO CULT

Sedici opere in anteprima europea o internazionale che parlano la lingua del documentario, ma spesso raccontano storie più sorprendenti e romanzesche di quelle dei film: tra di esse, una giuria specializzata assegnerà i 20mila euro del premio CULT al miglior film.

Forbidden Lies
di Anna Broinowski, Australia 2007, 108’
E’ la vera storia di Norma Khoury, autrice del bestseller “Forbidden Love”, racconto di un delitto d’onore, in un paese arabo, di cui fu vittima la sua migliore amica morta per mano del padre e del fratello. La pubblicazione del libro le ha fruttato fama e denaro ed ha anche decretato la sua condanna a morte da parte degli estremisti islamici. Ma un’inchiesta giornalistica rivela che l’autrice del libro potrebbe non essere quello che dice. Esule giordana o truffatrice senza scrupoli? Moglie fedifraga o madre amorevole? Chi è davvero Norma? Un docuthriller avvincente e disturbante i cui colpi di scena sorprendono in continuazione lo spettatore.

The Gates
di Antonio Ferrera e Albert Maysles, Usa 2007, 93’
Dopo aver impacchettato il Reichstag di Berlino e il Pont Neuf di Parigi, dopo aver sbarrato il fondo di una vallata
con una tenda di poliammide, solo per citarne alcune, ecco nel 2005 the Gates, una delle più sorprendenti installazioni degli artisti Christo e Jeanne-Claude a New York. Si tratta di pannelli di stoffa arancione che fluttuano a Central Park montati su archi di metallo: ovvero, quando l’arte, insendiandosi come un prodigio in un ambiente conosciuto, può coinvolgere e toccare una intera comunità. Grazie a materiali di archivio che spaziano dal 1979 al 2005, seguiamo la gestazione avventurosa di questa creazione, per la quale i suoi autori hanno lottato
quasi trent’anni.

In Prison My Whole Life
di Marc Evans, Uk - Usa 2007, 96’
Primo film prodotto dal noto attore Colin Firth, In Prison my Whole Life, sospinto da una grafica nervosa e brillante, narra la vita di Mumia Abu Jamal, un giornalista ex membro delle Pantere Nere condannato a morte nel 1982 per il presunto omicidio di un agente di polizia. A raccontarla è William Francorne, un giovane inglese nato esattamente lo stesso giorno in cui fu commesso il crimine. William cerca di portare alla luce le possibili manipolazioni delle prove utilizzate durante il processo, costruito per far risultare l’imputato colpevole ad ogni costo. E’ il primo film adottato da Amnesty International e sarà protagonista di un evento eccezionale: verrà proiettato in contemporanea con il Festival di Londra perché la battaglia contro la pena di morte possa servirsi della maggiore visibilità che il film possa offrirgli.

The King of Kong: A Fistful of Quarters
di Seth Gordon, Usa 2007, 79’
Un pugno di quarti di dollaro: vale a dire la chiave per il paradiso per un’intera generazione di adolescenti che ha infilato, negli anni Ottanta, un numero incalcolabile di monetine nei mitici videogiochi “arcade”. Il regista Seth Gordon, già collaboratore di Barbara Kopple, racconta l’età d’oro dei videogames attraverso l’eccentrica ossessione di un tipico “local hero” della provincia americana, deciso a diventare primatista mondiale del celebre Donkey Kong. Un ritratto esilarante di una vita vissuta per dimostrare a se stesso e agli altri, di essere il migliore in qualcosa: il sogno americano rielaborato attraverso un joystick, in una cornice vintage edonistica e
policromatica.

Manda bala – Send a Bullet
di Jason Kohn, Brasile - Usa 2007, 85’
San Paolo in Brasile è la città con il maggior numero di elicotteri privati ed auto blindate, dove la corruzione è un investimento economico e politico e il crimine un’attività così diffusa da essere praticata come una routine.
Alcuni sopravvivono sequestrando i figli di facoltosi imprenditori a cui praticano orrende mutilazioni che un chirurgo plastico locale si è specializzato a curare. Spigliato e inventivo come un film, disincantato come uno spietato spaccato sociologico, il documentario dell’esordiente Jason Kohn, che con questo film ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance, mostra con sarcasmo e lucidità l’inquietante lato oscuro di un paese dove i più ricchi rubano ai poveri che rubano e deturpano i ricchi, e così all’infinito.

Natural Born Star
di Even Benestad, Norvegia 2007, 75’
Nel 1967 l’attore norvegese Fred Robsahm sbarca in Italia per cercare fortuna nel mondo del cinema di genere. Tra un western e un poliziottesco trova anche l’amore: sposa il sex symbol Agostina Belli e la vita sembra sorridergli. Fino a quando una crociera nel Mediterraneo non cambia per sempre la sua esistenza. Il regista Even Benestad è riuscito, con un linguaggio che rifa il verso al gusto pop degli anni ’70, a costruire una storia simile a quelle di cui Fred era protagonista, un melodramma scaturito dall’incrocio tra un’epoca e un destino. Robsahm è un personaggio tutt’altro che ordinario, travolto dalle proprie passioni, ma sempre puro come l’acqua di un fiordo.

Parole sante
di Ascanio Celestini, Italia 2007, 72’
Cinecittà, a Roma, è il quartiere più popolato d’Europa, addossato al Grande Raccordo Anulare accoglie uno dei primi centri commerciali della città. Lì, vicino agli studi cinematografici, sorge una grande palazzina anonima, quasi un condominio, occupata ogni giorno da un esercito di lavoratori precari che lavorano presso il call center di una grande compagnia telefonica. Sono i nuovi poveri, lavoratori senza un futuro di cui Ascanio Celestini ricostruisce le forme di organizzazione, lotta, micidiale sfruttamento e isolamento da tutto: i sindacati, i partiti, la società, lo Stato. Attraverso la loro testimonianza disincantata e priva di rabbia, uno dei cantastorie più innovativi delle ultime stagioni, compone un documentario in forma di ballata.

Le pere di Adamo
di Guido Chiesa, Italia, 2007, 86’
Le nuvole appaiono omogenee ma solo a distanza, cambiano in continuazione e anche quando creano danni sono necessarie alla vita. Allo stesso modo, i movimenti sociali rimettono l'energia in circolo, sono una risposta alle energie bloccate della società. Guido Chiesa propone una sorta di saggio per immagini, che ha come protagonisti un metereologo, Luca Mercalli (il collaboratore di Fabio Fazio per il programma “Che tempo che fa”), un adolescente scozzese genio della matematica e della musica e uno scienziato a cartoni animati: ne vien fuori un’allegoria rivelatrice ed emozionante, che unisce le perturbazioni meteorologiche e il senso di chi vive qui ed ora su questo pianeta. Una incantevole dimostrazione di come, oggi, il documentario sia il luogo di maggiore libertà e vividezza anche nel cinema italiano.

La position du lion couché
di Mary Jimenez, Belgio, 2007, 90’
“Esiste un’arte di morire e un’arte di dare la vita”. In un centro di accoglienza per malati terminali, Anne cerca di organizzare la propria morte in funzione dei suoi amici: sono loro, in fondo, che patiranno la sua assenza. Un concetto che la cinematografia documentaria affronta di rado, raccontato per mezzo di una maestosa lezione di vita che passa attraverso la presa di coscienza della morte, ed un linguaggio duttile, ricchissimo di spunti visivi e di una morbidezza che sembra una carezza su volti, e vite, allo stremo. Prodotto dalla Dérives, la factory dei fratelli Dardenne, La position du lion couché è un toccante trattato esistenziale miracolosamente privo di retorica.

Sigur Ròs – Heima
di Dean DeBlois, Islanda, 2007, 97’
E’ come se una delle band più raffinate e apprezzate del mondo venisse seguita durante una serie di concerti dal vivo su un pianeta remoto. In realtà, sono i Sigur Ròs e il luogo è il loro Paese, l’Islanda - che tutto sembra tranne il pianeta Terra – ripresi in un tour in luoghi particolarmente spettacolari. Un viaggio musicale in un universo parallelo scandito dalla dialettica tra la natura sublime e le sonorità ieratiche e ancestrali dei Sigur Ròs. Il risultato è un film ipnotico, un rito pagano dove la musica è lo strumento più prodigioso per mettere in comunicazione l’uomo con la natura.

La sombra del iceberg
di Hugo Domènech e Raul Montesinos, Spagna 2007, 74’
Nel 1936 Robert Capa diviene famoso in tutto il mondo per aver scattato la foto di un soldato dell’esercito repubblicano colpito da un proiettile sparato dai franchisti. Secondo la versione ufficiale, questa immagine fissò per la prima volta l’istante preciso della morte in battaglia. Settant’anni dopo, Doménech e Montesinos avviano un’accurata indagine dove, come in un film giallo, scandagliano ogni dettaglio dell’immagine per scoprire se questa icona del XX secolo sia autentica oppure solo il risultato di una geniale messa in scena ad opera del suo autore.

Taxi to the Dark Side
di Alex Gibney Usa, 2007, 106’
Taxi to the Dark Side, premiato come miglior documentario al Tribeca Film Festival, parla dell’omicidio di Dilawar, un tassista afgano, avvenuto nella base militare americana di Bagram. E’ lo spunto per indagare, con sorprendenti scoperte ed una tensione da thriller, le tecniche di repressione e tortura messe in atto dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre. Alex Gibney, nominato all’Oscar per il miglior documentario nel 2006 con Enron: The Smartest Guys in the Room, è il regista, lo sceneggiatore, il produttore e la voce narrante del film.

The Unforeseen
di Laura Dunn, Usa 2007, 93’
E’ la storia di un ambizioso fattore texano che diventa un facoltoso imprenditore con il boom edilizio degli anni Settanta: quando la natura rischia di essere sommersa dal cemento, la comunità si sente in dovere di fermarlo. L’eterno conflitto fra natura e progresso, tra felicità individuale e bene sociale, raccontati con precisione e rammarico da Laura Dunn - autrice di un altro pluripremiato doc ambientalista, Green (2000) - con una raffinatezza formale e una lucidità non comuni. Produttori esecutivi del progetto, Robert Redford e Terrence Malick.

The Universe of Keith Haring
di Christina Clausen, Italia - Francia 2007, 82’
“L'arte è per tutti!” così Keith Haring riassumeva il senso delle sagome stilizzate con cui ricopriva le strade di tutto il mondo. Vero e proprio fenomeno sociale in grado nell’arco di un decennio (1980-1990) di rivoluzionare l’arte contemporanea, Haring rivive in questa poliedrica ricostruzione documentaria che ne ripercorre la biografia sin dall’infanzia. Eccellente la provvista di materiale di repertorio che consente allo spettatore un percorso davvero approfondito nell’ambiente e nella storia di uno degli artisti più popolari e significativi
dell’immaginario artistico contemporaneo, anche grazie alla collaborazione di personalità come Madonna e David LaChapelle.

War Dance
di Sean Fine e Andrea Nix, Usa 2007, 105’
Venti anni di guerra in Uganda e oltre 30.000 bambini hanno perso casa, famiglia ed infanzia, spesso costretti ad arruolarsi nell’esercito ribelle. In un campo profughi, tre piccoli superstiti al genocidio cantano e danzano seguendo il ritmo dei loro avi. Dominic, Rose e Nancy si preparano ad un avventuroso viaggio per dimenticare la tragedia e raggiungere la capitale del paese dove partecipare all’evento dell’anno: il Kampala Music Festival. Uno dei primi esempi della nuova corrente documentaristica filmanthropy, sostenuto da AMREF, premiato per la miglior regia al Sundance 2007.

Zero – Inchiesta sull’11 settembre
di Franco Fracassi e Francesco Trento, Italia, 2007, 120’
Come e perché sono crollate le torri gemelle e l’edificio 7 del World Trade Center? Com’è possibile che la difesa aerea più potente del mondo abbia reagito senza la minima capacità di efficacia e contrasto? Avvalendosi di testimonianze di scienziati e testimoni oculari, delle contraddizioni dei rapporti ufficiali, di Giulietto Chiesa, il cui lavoro di cronista è alla base dell’intera inchiesta, e delle voci narranti di Lella Costa, Dario Fo e Moni Ovadia, il film è una delle più complete, e provocatorie, ricognizioni su un evento che ha cambiato non solo il mondo, ma anche il nostro modo di rappresentarlo.

ALTRE VISIONI

Autori come Jonathan Demme, Charles Burnett e Rolf De Heer, il cinema indipendente dalla Cina all’Islanda, esperimenti di nuova televisione e un horror thriller (Pop Skull) di un nuovo autore che è destinato a far parlare di sé.

Auschwitz 2006
di Saverio Costanzo, Italia 2007, 50’
Il viaggio nella memoria intrapreso dagli studenti di un liceo romano in visita ad Auschwitz. Li accompagnano i pochi italiani sopravvissuti al campo di sterminio che raccontano la persecuzione, la prostrazione del lager ed il ritorno alla libertà. L’autore di Private e In memoria di me, insieme alle testimonianze, raccoglie straordinario materiale di repertorio a colori dell’istituto Luce, che restituisce in modo ancor più spietato la quotidianità dell’Olocausto.

Children
di Ragnar Bragason, Islanda 2006, 93’
Gudmund, dodici anni, è continuamente vittima di episodi di bullismo, ha come unico amico un disabile di 40 anni e la madre tenta disperatamente di mantenere l’affidamento del ragazzo e di altri tre figli. Gardar, il papà di Gudmund, che vive di illeciti e violenza, decide di iniziare una nuova vita e di cercare suo figlio che non ha mai conosciuto. L’incontro sarà allo stesso tempo drammatico, assurdo, commovente. Children è il primo dei due film di Ragnar Bragason, il regista islandese a cui Extra dedica un focus. Il secondo, Parents, del 2007, è una sorta di seguito, perché ne ripropone alcuni personaggi.

Clint Eastwood, le franc tireur - Clint Eastwood, a Life in Film
di Michael Henry Wilson, Francia 2007, 82’
Clint Eastwood, volto mitologico del cinema mondiale, si racconta alla videocamera di Michael Wilson. Un’intervista alla scoperta della sua natura umana e della sua creatività mai doma: un combattente di razza che ha imposto il suo stile cinematografico in progetti ambiziosissimi. Dagli esordi alla pioggia di premi Oscar da regista, Clint è un franco tiratore della settima arte che, mai prima d’ora, aveva narrato la sua odissea personale così appassionatamente. Un documento unico alla ricerca dell’essenza di un grande cineasta.

La cravate
di Alejandro Jodorowsky, Francia 1957, 20’
E’ la versione restaurata dell’opera prima del regista Alejandro Jodorowsky, presentata in collaborazione con la Raro Video. Il cortometraggio, realizzato in Francia tra il 1953 ed il 1957, è la trasposizione mimata di un testo di Thomas Mann. Restaurato in HD da una pellicola originale ritrovata fortunosamente in una soffitta in Germania, La cravate segna l’esordio cinematografico del regista che già dai primi passi mette al servizio del suo sguardo visionario l’esperienza del teatro e le suggestioni della letteratura.

Donne assassine
di Herbert Simone Paragnani, Italia, 2007, 50’
Un cruento fatto di sangue argentino, un set che mette in scena gli interni in Sudamerica e gli esterni a Torino, un crime movie all’italiana che è innanzitutto un esperimento produttivo e stilistico inconsueto nell’orizzonte troppo immobile della tv italiana: puntata pilota di un nuovo serial della Fox International, scritto e diretto da uno degli sceneggiatori dei Cesaroni, Donne Assassine, con un cast tutto al femminile (Donatella Finocchiaro, Sabrina Impacciatore e Livia Bonifazi), è un thriller che racconta l’esito omicida del rapporto d’amore profondo tra due donne troppo diverse tra loro. Nel cast anche Giorgio Colangeli, premiato l’anno scorso alla Festa del Cinema per la sua interpretazione nell’Aria salata di Alessandro Angelini.

Dr. Plonk
di Rolf De Heer, Australia 2007, 85’
Il Dr. Plonk, scienziato del secolo scorso, è convinto che la terra sia destinata alla distruzione. Così costruisce una ingegnosa macchina del tempo e parte alla scoperta di un futuro che, in realtà, è la nostra contemporaneità. Un film muto in bianco e nero, con didascalie e comicità d’azione tipiche dell’inizio del cinema, commento al pianoforte e movimenti accelerati degli attori. Sembra semplicemente un omaggio al cinema delle origini fin quando – forse per la prima volta sul grande schermo – non tenta di osservare il mondo contemporaneo con gli occhi stranianti di un regista di un secolo fa. Sorprendente.

The Last Lear
di Rituparno Ghosh, India 2007, 125’
Stanco del mondo dello spettacolo e della mondanità, il grande Siddharth, attore leggendario per più generazioni decide di ritirarsi, come un eremita, per dedicarsi unicamente a Shakespeare. Il suo unico contatto con l’esterno è la finestra di uno studio dalla quale indisturbato osserva il mondo fino a quando qualcuno non lo convincerà a mettere piede su un set. Cinema nel cinema, studio penetrante di caratteri sospesi tra l’ironia e il melodramma, The Last Lear è interpretato da star indiane di grande carisma, notissime in Asia, Amitabh Bachchan e Preity Zinta.

My Fair Son
di Cui Zi’en, Cina 2007, 92’
Con mezzi essenziali e una produzione dal budget assai limitato, il film racconta di un giovane omosessuale, nella Cina di oggi, e dei rapporti con un padre, borghese di sensibile agiatezza, diviso tra il dolore e l’affetto, la rabbia e la protezione. Alla vita randagia e irregolare del figlio e dei suoi partner, l’uomo oppone un dolore sordo e incapace di reagire: soprattutto quando il suo più fidato assistente diventa compagno del figlio. Uno studio familiare, nella Cina di oggi, dotato di intimità e tenerezza che non sembrerebbero possibili in una confezione semidocumentaria e in una produzione così elementare.

Namibia: The Struggle for Liberation
di Charles Burnett, Sud Africa 2007, 161’
La storia di Sam Nujoma, primo presidente della Namibia, vista da uno dei più importanti registi “black” americani, Charles Burnett, già autore di Killer of Sheep (1977). Un affresco grandioso che raccoglie sessant’anni di storia africana attraverso gli occhi di un personaggio fuori dal comune che ha combattuto per l’indipendenza del suo paese oppresso dal governo Sudafricano. Si tratta del primo film prodotto dal governo della Namibia, uno sforzo economico notevole ed una scommessa della cinematografia africana. Nel cast anche Danny Glover.

New Home Movies From the Lower 9th Ward
di Jonathan Demme, Usa 2007, 107’
Agosto 2005: New Orleans viene investita dalla furia dell’uragano Katrina, che spazza via tutto, ma si accanisce soprattutto sulle fragili case prefabbricate del Lower 9th Ward, uno dei quartieri più poveri della città. Un anno dopo, un testimone d’eccezione torna a New Orleans per verificare lo stato della ricostruzione, e porta con sé la propria videocamera: Jonathan Demme, firma indiscussa del cinema mondiale, racconta di essersi sentito in dovere di raccontare una situazione che l’America ha tentato di nascondere. “Ho voluto testimoniare – dice Demme – cosa stavano passando quelle persone nel loro eroico tentativo di ricominciare una vita normale dopo
aver perso tutto”.

Niente è come sembra
di Franco Battiato, Italia 2007, 75’
Pensare è dialogare con stupore e senza animosità, dicevano i filosofi greci: Battiato, che ha imparato a usare le immagini e i suoni del video come se fossero piccole e continue faville di melodie, racconta di un ateo ed un credente, riuniti in una casa per confrontarsi sulle domande più grandi che nessuno può eludere e alle quali nessuno può dare una risposta definitiva. Come su un palcoscenico teatrale, i protagonisti intraprendono un percorso, apparentemente irreale, che va contro tutto ciò che è imperante oggi – spettacolarizzazione, vacuità, possesso – alla ricerca di una spiritualità che è ancor più urgente ora di quanto lo fosse nel passato. Sceneggiato a quattro mani con il filosofo Manlio Sgalambro, il terzo film di Franco Battiato è presentato in anteprima mondiale a Roma.

Parents
di Ragnar Bragason, Islanda 2007, 88’
Oscar ha adottato un bambino, vorrebbe un figlio naturale e scopre che sua moglie non può averne. Einar vive in albergo sperando che sua moglie si renda conto dell’errore che ha commesso cacciandolo di casa. Katrin torna in Islanda dopo otto anni e vorrebbe andare a vivere con suo figlio che è stato cresciuto dalla nonna: trova lavoro come assistente in uno studio dentistico ed è proprio lì che dovrà fare i conti con il suo passato. Parents è la seconda parte, indipendente, del film che Bragason ha dedicato al rapporto tra genitori e figli, ma condivide con Children diversi personaggi, formando con quest’ultimo un dittico singolare e illuminante su una società che vive in un paese lontano e isolato.

Pop Skull
di Adam Wingard, Usa 2007, 86’
Follia o disperazione? Ricordo o incubo? Tutto è confuso nella mente di un giovane drogato per il quale verità e finzione sono parti inscindibili della medesima realtà. Qualcuno è stato ucciso oppure è solo il parto malato di una mente alla deriva? Costato soli 3000 dollari, Pop Skull aggredisce gli occhi e la mente - all’inizio una didascalia sconsiglia la visione a soggetti epilettici – con una energia allucinogena nutrita di horror, di Lynch e di una ininterrotta stimolazione di immagini e suoni che riproduce nello spettatore lo stato estremo della coscienza del protagonista. Adam Wingard è una piccola celebrità nel sottobosco indipendente americano e questo film dimostra con chiarezza quel grumo di ossessività e talento che è il primo segno dei veri autori.

AL TERMINE DELLE PROIEZIONI APERTE AGLI ACCREDITATI ED AL PUBBLICO CI SARÀ IN SALA L’INCONTRO CON L’AUTORE