“Un
attimo prima di andarsene il Dorado fece qualcosa di straordinario:
cominciò a emanare lampi di tutti i colori. Bagliori
blu, verdi, rossi, oro e violetti si inseguivano sulla sua pelle
squamosa. Era come ammazzare di botte un arcobaleno.”
Vita di Pi inizia proponendosi
come “un libro che farà incontrare Dio a chiunque”,
l’ammirevole intento dell’autore è, a detta
di alcuni lettori, soffocato nelle stesse pagine del libro,
dall’avventura e dal senso d’irrealtà che
traspira da questa stessa. Come è forse intuibile dalla
citazione che precede questa recensione non stiamo parlando
di un libro qualunque, la lettura è sconsigliabile a
chi è debole di stomaco: assieme a Pi fra i protagonisti
ci sono alcuni animali, e fra questi alcuni sono feroci, e si
comportano come tali (il tutto è descritto con dovizia
di particolari e ciò è molto utile al fine di
rendere viva la storia), senza contare che in una storia che
tocca il tema della lotta per la sopravvivenza è logico
trovare comportamenti estremi, discutibili nel contesto della
vita moderna, inclusa l’antropofagia. È da segnalare
la brillante mossa d’inserire nel romanzo un doppio narratore:
l’autore ci descrive Piscine Molitor, osservandolo attentamente
(fra un capitolo e l’altro troviamo, specie all’inizio,
il Mister Pi “di oggi” descritto sia dall’autore
che da sé medesimo).
Vita di Pi non è solo la
storia di un’avventura: il romanzo parte dall’inizio,
da un Pi con la sua “vita di routine”.
Il personaggio, già nel suo nome, Piscine Molitor, si
presenta nella sua originalità, con le sue riflessione
strambe, scritte con un linguaggio semplice, rivolte soprattutto
ai problemi ch’egli ha con il suo nome, con gli animali
dello zoo del padre e soprattutto al tema portante della prima
parte del romanzo: l’amore per Dio. Egli si ritrova, a
sedici anni, ad aver abbracciato ben tre fedi contemporaneamente
(indù, cristiana, musulmana) e ad avere una fiducia incondizionata
in Dio.
La famiglia di Pi decide di trasferirsi in Canada, ed è
in quel viaggio che tutto si sconvolge: il naufragio della nave
Tsimtsung, la perdita dei genitori ed il trovarsi su
di una scialuppa in compagnia di una iena, di una femmina di
orango, di una zebra ed infine di una ferocissima tigre del
Bengala rispondente al nome di Richard Parker, salvata da lui
stesso.
Sconvolto il contesto, dopo le prime scene terribili in cui,
in una lotta spietata del mondo animale, il nostro sedicenne
indiano finisce per trovarsi solo con Richard Parker, cominciano
ad alternarsi pagine che regalano al lettore una tenerezza sconcertante
dove Pi ammaestra la tigre con la pazienza, la dolcezza, e la
costanza di un piccolo principe Saint-Exuperiano, ad altre dove
viviamo la “realtà” disumanizzante della
situazione estrema, e ci troviamo faccia a faccia con la routine
di un ragazzo disperato. Vita di Pi
è un romanzo che mescola fantasia, assurdo, azione e
riflessione ma non si può individuare un autentico sfondo
filosofico all’interno di quest’opera, c’è
un sincero ed appassionato studio dell’umanità,
diversi spunti di riflessione d’importanza vitale ma che
è difficile definire come prettamente filosofici, o prettamente
teologici; è sicuramente uno di quei testi che ha la
magia di scatenare dentro ogni lettore infinite domande, un
libro da leggere e rileggere. Sta al lettore percorrere il delicato
cammino sul filo d’inchiostro che lo condurrà ad
un doppio finale inimmaginabile nonostante le anticipazioni
che lo stesso Pi dà all’inizio, un finale a scelta,
o forse un finale che illude sul sottile confine fra verità
e menzogna o, ancora, un finale che spiega cosa risulta più
comodo conoscere per esseri umani, che sono così lontani
dal vero, dal divino e dall’assoluto. Sta alla mente del
lettore infine scovare la risposta, ad un lettore che vive ogni
giorno nel mondo “civile”, senza allontanarsene
per duecentoventisette giorni e senza ritrovarsi in “situazioni
palesemente disperate” (dove ogni minuto si alternano
fervide speranze di vita e ombrose certezze di morte). La risposta
si trova nei meandri del Pacifico, che, come chi leggerà
questo romanzo avrà il piacere di scoprire, è
dentro ognuno di noi.
[aurora
capoferro ronchetta]
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| Yann
Martel è figlio di diplomatici canadesi. È
nato in Spagna nel 1963 e ha abitato un po' dovunque: Alaska,
Columbia Britannica, Costarica, Francia, Ontario, Messico
e India. Attualmente vive a Berlino. In corso di pubblicazione
in ventotto paesi, Vita di Pi,
vincitore del Man Booker Prize 2002, è un caso letterario
internazionale. Dall'Inghilterra all'India, dal Canada agli
Stati Uniti ha scalato le classifiche di vendita, conquistando
milioni di lettori. La Fox 2000 ha acquistato i diritti
cinematografici del romanzo per trarne un film. |
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