“C’è
una donna. E’ con me come io con lei, mi odia, mi ama.
Quando lei mi odia, io l’amo, quando lei mi ama, io la
odio. Non c’è altra soluzione.”
Odi
et amo. Ti odio e ti amo, questo è il tormento che da
Catullo in poi segna la sorte degli amori. Di quelli cerebrali,
carnali, folli, squilibrati, ansiogeni, in una parola assolutamente
passionali.
Una donna racconta proprio questo,
l’amore carnale, passionale che rende ciechi e sordi.
In ogni capitolo l’autore ci dice che c’è
una donna. Lo ama. Lo odia. O forse entrambe le cose. Novantasette
capitoli e in ognuno è raccontata una donna e il suo
modo di amare. Dalla eterea ballerina di danza classica alla
donna mamma, dalla opulenta manager d’affari alla sadica
che lui ha il terrore di perdere.“Davvero? Mi porteresti
anche dei fiori, ombra? Beh no i fiori no, non sei fatto così.
Piuttosto ti romperesti una mano…, e annuisce soddisfatta.
Ci penso un po’, poi le rispondo che ha ragione, hai ragione
cara, ma poi con la mano ingessata si che te li porterei i fiori”.
E’ un inno alla femminilità. Lui le ama tutte,
anche i loro difetti fisici, anzi più è evidente
l’imperfezione più è alto il desiderio.
Molte sono le donne formose, addirittura grasse ma a Esterhazy
sembrano piacere di più e lo racconta. Diciamolo a tutte
le ragazze che muoiono di fame per essere come veline, alle
volte rischiando anche la salute, diciamolo a tutti gli inventori
di miracolosi nuovi regimi alimentari, diete a zona e simili,
l’eros non vuole solo la magrezza “C’è
una donna. Mi ama, la amo, mi odia, la odio. Da quando ho memoria
fa delle cure, cure di decotti, di frutta, controllo del corpo,
metodo Jane Fonda... ma a che scopo. Che cosa ci faccio con
questi chili sconosciuti che non ci sono?”
E’ un libro erotico certo, l’autore non si scandalizza
e scende nei dettagli, ma la sua mano è felice, il suo
gusto letterario è sopraffino. E’ vero si racconta
di donne banali, di storie comuni ma tutto è circondato
da un alone di poesia e la tenerezza che ci suscita questo uomo,
a volte anche ridicolo, rendono la narrazione unica. Anche le
parti cosiddette volgari sono piene di ironia, rendendo tutto
più leggero e piacevole. Quella stessa ironia che lo
accompagna sempre, anche quando racconta storie complicate e
drammatiche, come nel suo capolavoro Harmonia Caelestis.
Spesso nei salotti buoni si discute di cosa sia arte e cosa
invece pornografia, in questo caso non ci sono dubbi. C’è
l’arte di narrare la passione, anche quella più
rozza, anche quella che ti fa amare i baci di una donna con
l’alito che sa di cipolla. E’ la vita vera, l’amore
vero, senza orpelli.
Esterhazy pubblica questo breve romanzo nel 1995. In Italia
viene tradotto e pubblicato nel 2006 da una piccola casa editrice
Forum Edizioni. Feltrinelli lo ripropone dandogli più
visibilità e solo ora se ne parla come si deve. E’
un peccato che l’intuito e il buon lavoro fatto da case
editrici cosiddette minori venga così sciupato per colpa
di poca pubblicità ma soprattutto per la cattiva distribuzione.
[francesca
bompadre]
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Conte
Péter Esterházy de Galántha (Budapest,
14 aprile 1950) è un noto scrittore ungherese.
È anche l'ultimo discendente di una delle più
importanti famiglie del suo paese.
Nel 1974 si laureò in matematica all'università
di ELTE; nello stesso anno pubblicò su un giornale
la sua prima opera. Nei quattro anni successivi fu ricercatore
all'interno dell'università.
Il suo romanzo più rappresentativo è Harmonia
Caelestis (Feltrinelli 2000).
Le sue opere sono state pubblicate in più di 20
lingue. Ha vinto premi in Francia, Austria, Germania,
Slovenia e Norvegia; nel suo paese, tra i numerosi riconoscimenti
conferitigli, si segnala nel 1996 il prestigioso Kossuth
Prize.
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