Partita spagnola
Titolo originale
Partita Spagnola
Autore
Alessandro Baricco, Lucia Moisio
Anno
1987
Editore
Dino Audino (2003)

Farinelli: “Voi desiderate ancora che io canti?”
Re: “Avete già cantato, questa sera”
Luisa Elisabetta: “Sono vostri tutti questi clavicembali?”
Farinelli: “Si…”
Luisa Elisabetta: “E li suonate tutti?”
Farinelli (sorride): “Io non so suonare, principessa”

Partita Spagnola è un lavoro che i nostri due autori hanno iniziato nel 1987, quando erano ancora all’inizio delle loro carriere, per mandarlo al festival di Solinas.
Un lavoro che i due autori ritengono immaturo e che, forse, da un punto di vista organizzativo e stilistico, era proprio così, ed è per questo che essi lo hanno pubblicato solo tre anni fa: dopo che Lucia Moisio ha risistemato il format. La storia però è quella del 1987, ed è bellissima, come allora, quando prese la menzione di merito al festival di Solinas.
È una sceneggiatura particolare, scritta a quattro mani, e scritta talmente bene da rendere quasi impossibile il riconoscimento del cambio di mano: eccetto pochissime frasi che possono essere riconosciute da chi legge spesso scritti di Baricco, o da chi conosce a fondo i lavori della Moisio (frasi che si distinguono perché tipiche o atipiche nel loro stile), l’intera sceneggiatura sembra scritta da una sola mano. Non c’è da aspettarsi verità storiche esatte, ma nemmeno assurdità come nel film Voce regina (che invece di concentrarsi sulla voce di Farinelli ci blocca per interminabili minuti sulla sua castrazione, argomento di rilevanza discutibile e, se considerato a livello visivo, di dubbio gusto). Per gli amanti di Baricco questo testo sembrerà un po’ il precursore di Novecento, lo stesso autore nota le somiglianze fra le due sceneggiature: “c’è uno che sa fare una cosa da Dio e, per assurdo, la fa in una situazione nascosta, protetta e confinata. E lo fa per un numero di anni irragionevole, come un gesto da cui non riesce a uscire. Guarda caso, in entrambe le storie il protagonista è un musicista: il più grande cantante, il più grande pianista. Le situazioni sono completamente diverse (una corte settecentesca per Farinelli, un transatlantico degli anni ’20 per Novecento): ma il succo è quello”.
Indubbiamente il succo è quello: quello della vita di un artista sospeso nel limbo dell’assurdo e determinato a restarci, senza un motivo, senza un perché. O forse con un motivo a noi ignoto, che il nostro artista non sente il bisogno di spiegarci. È Bello, è surreale ed è perfetto per quello che ci si aspetta dai nostri due autori. Talmente surreale da essere difficile da immaginare, da vedere, ma questo stimola ulteriormente il lavoro fantastico del lettore e aggiunge un fascino maggiore: quanti Farinelli, quanti Scarlatti e quanti teatri sul Tago saranno nati dalle menti dei lettori di questa sceneggiatura: tantissimi, tante piccole realizzazioni soggettive di un film che non è mai stato prodotto, tanti sogni. La narrazione passa dal dolce all’amaro in maniera imprevedibile, l’illogico ci appare perfettamente logico finché non stacchiamo gli occhi dal libro, le battute sono brevi e dense di significato, è un testo dove ogni oggetto parla e dove il viso di ogni personaggio canta, a modo suo, la storia di Farinelli.
[aurora capoferro ronchetta]

Alessandro Baricco è nato a Torino il 25 gennaio 1958. Si dedica a studi di critica musicale, pubblicando un saggio sull'opera rossiniana Il genio in fuga (1988) e uno sui rapporti tra musica e modernità L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (1992). Nel 1991 esordisce con il romanzo Castelli di rabbia, che vince il Premio Campiello e il Prix Médecis étranger 1995. Nel 1993 pubblica Oceano mare che vince il Premio Viareggio, a cui segue nel 1994 Novecento. Un monologo un racconto da cui sono stati tratti un lavoro teatrale e un film (La leggenda del pianista sull'oceano, di Giuseppe Tornatore).
Nel 1994 fonda insieme ad un gruppo di amici una scuola di tecniche della narrazione "La Scuola Holden", nella quale tuttora insegna.
Lucia Moisio, torinese. Sceneggiatrice e regista. Ha scritto il cortometraggio Vita Spericolata (premio al Festival Cinema Giovani 1983) e quattro lungometraggi: Sindrome Boodman, L’uomo perfetto (con Marco Ponti), Instant Love (con Marco Ponti e Luca Bianchini) e Cardiofitness (con Marco Ponti e Barbara Frandino). Ha diretto due cortometraggi scritti da Alessandro Baricco (Vita Spericolata e Leva le dita dal mio budino) e diversi documentari fra cui Totem – L’ultima Tournée. Insegna sceneggiatura alla Scuola Holden di Torino.