Non ne ho la più squallida idea
Titolo originale
Non ne ho la più squallida idea
Autore
Stefano Bartezzaghi
Anno
2006
Editore
Mondadori

“Se il sintomo persiste, insultare il medico.”

Curatore di rubriche come “Lessico e nuvole” per il giornale La Repubblica (dapprima sul sito internet quindi sull’inserto il Venerdì di Repubblica) questo autore nutre un’autentica passione per i jeux-de-mots e ci riserva in quest’opera 200 pagine di “frasi matte da legare” basate su lapsus più o meno freudiani, errori ortografici, frasi che assumono ben più di un senso, simpatiche casualità della mente umana, freddezze dei linguaggi formali (e talvolta di quelli del commercio). È un bell’insieme di errori e paradossi degni di quella piccola rubrica della settimana enigmistica: risate a denti stretti! Il tutto condito da una serie di spiegazioni che riuniscono un sense of humor fresco e garbato ad una sorta di parte tecnica di facile comprensione che viene accolta con estrema facilità da qualsiasi lettore. Si possono definire solo come splendidi capitoli, come quello riguardo al metodo intuitivo (T9) dei cellulari, alle frasi matte dei politici della Casa Bianca, agli errori di stampa e alle frasi del reverendo William Archibald Spooner. Questa piccola antologia, realizzata anche con l’aiuto dei lettori delle rubriche di Bartezzaghi, che hanno inviato moltissimi esempi, provenienti da loro, da loro conoscenti o da cartelli stradali, è un autentico gioco letterario, condotto con l’opportuna delicatezza che occorre a separare il cinismo di chi scorge l’errore linguistico dall’ilarità di chi trae, innocentemente, il gioco dal lapsus. Su ogni frase citata ci sono titoli di estrema efficacia descrittiva che presentano gl’irresistibili “svarioni” con un piacevolissimo effetto comico che è solo acuito dalle prefazioni e dalle spiegazioni conclusive dei capitoli (senza contare alcuni deliziosi commenti interposti fra insiemi di frasi o spiegazioni delle medesime), dentro il quale è lampante scorgere vivacità, intelligenza ed anche una certa sensibilità: caratteristiche indiscutibili del nostro autore che traspaiono, d’altronde, in ogni cosa da lui scritta. Con l’aggettivo “grazioso” possiamo rendere, quasi pienamente, le molteplici qualità di questo testo decisamente particolare, ma, attenzione, si sconsiglia vivamente ai lettori di leggerlo tutto d’un fiato, potrebbero ritrovarsi a non essere più in grado di parlare correttamente!
[aurora capoferro ronchetta]

 

Stefano Bartezzaghi è nato a Milano nel 1962. Si è laureato con una tesi sulle strutture semiotiche dei giochi enigmistici. Tiene dal 1987 una rubrica di giochi di parole (La posta in gioco) con i lettori del supplemento della Stampa, Tuttolibri. Sull’argomento ha scritto due libri: Accavallavacca (Bompiani, 1992) e Anno Sabbatico (Bompiani, 1995). Nel 1995 ha collaborato con la rubrica Le città in visibilio al programma radiofonico Appunti di volo (Radio Tre), in un ciclo condotto da Enrico Morteo e dedicato ai luoghi urbani.